Sindrome da rientro

Il paradosso della vacanza: sono appena tornata ma mi sento già stanca

Sembra che il riposo non basti mai: perché succede e come rimediare subito, per ripartire alla grande

© Istockphoto

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La vacanza è finita, siamo tornate a casa: è uno dei momenti più tristi dell’anno, mentre dovremmo essere radiosi, scattanti, pronti a conquistare il mondo. E invece ci sentiamo stanchi, a volte tanto quanto eravamo al momento della partenza. Perché?  È il grande paradosso della fine dell'estate: dopo tante aspettative riposte nelle due settimane di ferie, puntualmente ci si scontra con la realtà di un corpo e di una mente che sembrano aver dimenticato come si fa a ricaricarsi. Non si tratta di semplice nostalgia del mare e della spiaggia (o dei monti o semplicemente del dolce far niente vacanziero) ma di un vero e proprio cortocircuito psicologico e fisiologico. La buona notizia? Non siamo noi ad aver "sbagliato" la vacanza, ma un meccanismo legato al nostro modo di affrontare il ritorno, che richiede una buona revisione. Ecco qualche suggerimento da applicare subito.

SE LA VACANZA DIVENTA UNA PRESSIONE - A scattare una fotografia nitida di questo fenomeno è una recente ricerca condotta dal servizio di psicologia online Unobravo. I dati parlano chiaro: il 76,8% degli italiani dichiara di sentirsi emotivamente meglio in vacanza rispetto al resto dell'anno, e quasi 4 su 10 (37,1%) la definiscono il periodo in cui stanno meglio con se stessi. Eppure, qui si consuma il paradosso: tra chi è tornato dalle vacanze nell'ultimo anno, il 34,1% si è sentito meno ricaricato di quanto sperasse, o addirittura peggio di prima. Il motivo? L'obiettivo numero uno per il 41,6% degli intervistati non è il relax fisico, ma staccare mentalmente dal lavoro. Un'impresa titanica, visto che il 22,6% trova che scindere i due mondi sia diventato più difficile e il 17,5% confessa di lavorare anche in ferie. A questo si aggiunge lo stress economico, che preoccupa il 66,3% delle persone, e un persistente senso di colpa legato allo spendere per sé (22%) o al non essere abbastanza presenti con i propri cari (20,3%). Come evidenziato dall’indagine, parole come "fuga" (scelta dal 21,6% per descrivere le ferie) o i tormentoni social come "lasciatemi qui" nascondono una verità profonda: pretendiamo che una finestra temporale molto ridotta risolva un anno intero di stress. E quando la vacanza diventa un investimento emotivo così intenso, l'aspettativa stessa si trasforma in una fonte di pressione.

LA NEUROBIOLOGIA DEL "MOLLARE LA PRESA" - La scienza spiega che questo senso di spossatezza al rientro ha radici biologiche precise. Tra i numerosi studi che hanno analizzato il fenomeno, spiccano ad esempio quelli del Dr. Marc Schoen (UCLA) nei quali si descrive come il passaggio repentino da un alto livello di attivazione (frenesia lavorativa) a quello basso tipico delle vacanze disorienti i sistemi omeostatici del corpo. Durante l'anno il nostro corpo vive con livelli molto elevati di cortisolo e adrenalina, gli ormoni dello stress che ci tengono vigili e performanti. Quando finalmente ci mettiamo in “modalità relax” il sistema nervoso "molla la presa" all'improvviso. Questo crollo repentino degli ormoni dello stress provoca una temporanea sensazione di spossatezza e vulnerabilità: il corpo si dispone a rigenerarsi, un processo che richiede a sua volta energia, anziché generarne almeno per un certo tempo. Ecco perché, alla fine delle ferie, non ci sentiamo riposati come ci saremmo aspettati. Inoltre, le abitudini estive, come cene a tarda ora, maggior consumo di alcol, ritmi sfasati, alterano i ritmi circadiani: al ritorno in città il cervello sperimenta un nuovo vero e proprio "jet lag sociale" e biologico. Non serve cambiare le coordinate geografiche per ricaricare la mente se portiamo con noi la stessa frenesia accumulata nei mesi precedenti.

QUATTRO STRATEGIE PER LA RIPARTENZA – Una volta assodato che le vacanze non possono essere l'unico rimedio sociale per la nostra salute mentale, il rientro diventa il momento perfetto per cambiare strada. Piuttosto che rimpiangere il mare (anche se qualche sospiro ci sta!), proviamo a pensare positivo e passare all’azione, trasformare la routine cittadina in un'esperienza più gratificante e meno faticosa.

1. L'inganno del calendario: ripartire con dolcezza - Il cervello detesta le transizioni brusche: passare dal lettino in spiaggia a una maratona di riunioni già dalle otto del mattino distrugge il buonumore. La soluzione è un atterraggio morbido: per la prima settimana dal rientro, mantieni l'agenda il più possibile libera da decisioni cruciali o scadenze inderogabili nelle prime ore della giornata. Organizza il lavoro pianificando micro-pause di 5 minuti ogni ora per sgranchirti o anche solo per guardare fuori dalla finestra. Questo invia un segnale chiaro al sistema nervoso: "Siamo tornati, ma siamo al sicuro, non c'è nessuna emergenza".

2. Il contrabbando edonistico: importare la vacanza in città - Chi l'ha detto che i piaceri della vita debbano scadere non appena si torna a casa? Il segreto per conservare l'energia è prolungare il piacere quanto più a lungo possibile. Isola i micro-momenti che ti facevano stare bene durante le ferie e inseriscili nella tua settimana cittadina, anche a costo di qualche forzatura. Se amavi fare colazione senza fretta guardando il panorama, svegliati venti minuti prima almeno una volta a settimana per concederti un cornetto nel bar più carino del quartiere. Se in vacanza leggevi un libro all'ombra, porta quel volume con te e leggi quindici pagine su una panchina del parco durante la pausa pranzo. Rompere la linearità del tragitto casa-ufficio mantiene viva la sensazione di libertà.

3. Sfruttare la finestra di plasticità del cervello - Al rientro dalle ferie, il cervello è temporaneamente libero dai vecchi automatismi: è più plastico, aperto e ricettivo. Questo è il momento perfetto per inserire qualche novità positiva invece di scivolare tristemente nelle vecchie cattive abitudini. Basta poco: cambia la disposizione degli oggetti sulla tua scrivania per razionalizzarla, modifica l'ordine delle tue attività mattutine o intraprendi un nuovo progetto stimolante che rimandavi da tempo. La novità e l'azione proattiva generano dopamina, l'antidoto naturale più potente contro la spossatezza da rientro.

4. La dieta della luce - La stanchezza si combatte anche riallineando l'orologio biologico attraverso piccoli gesti quotidiani legati alla natura. Esponiti quanto più possibile alla luce naturale, meglio se entro un'ora dal risveglio, magari facendo una breve passeggiata prima di entrare in ufficio: questo gesto è utile per bloccare la produzione di melatonina, l’ormone del sonno, e per attivare la serotonina, il neurotrasmettitore del buonumore e della veglia. Accompagna questa transizione a tavola con alimenti ricchi di idratazione e antiossidanti, trasformando la pausa pranzo in un momento di ricarica  energetica e colorata. Il benessere non deve aspettare la prossima estate: inizia oggi, un micro-momento alla volta.