stando ai dati sui single fino a 30 anni

L’algoritmo rompe il ghiaccio e punta sulla sincerità: così la Gen Z "rimorchia" con l'IA

Una funzione opzionale a cui ricorre un giovane su 3 permette di avviare conversazioni "più autentiche". Tendenza europea che emerge da alcuni studi su relazioni e comunicazione e che parte dai tempi del Covid

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L'amore ai tempi... dell'Intelligenza artificiale. Fa ricorso alla tecnologia soprattutto la Gen Z per rompere il ghiaccio e fare la prima mossa per trovare l'anima gemella sulle app di dating. Lo dimostra la funzione avanzata dell'applicazione di incontri Hinge per avviare conversazioni, analizzata nel podcast "Big Boss" della Bbc. "I single tra i 20 e i 30 anni desiderano l'amore, ma faticano a trovare la sicurezza di sé necessaria per mettersi in gioco, poiché socializzano meno di persona", spiega la ceo di Hinge, Jackue Jantos, sottolineando che "lo strumento opzionale dell'IA nelle app di incontri crea suggerimenti per iniziare una chat con il potenziale partner, ma non scrive le parole al posto del single: aiuta a esprimere chi sei". Sul tema dà i numeri anche una ricerca di Wyylde, piattaforma europea dedicata all'esplorazione della sessualità libera e consensuale, che conferma questo tipo di tendenza "continentale" nei flirt digitali: nel dating online un giovane su tre si affida all'IA per il primo approccio senza però perdere spontaneità e sincerità.

Tra Gen Z e le app di dating c'è l'IA -

 La Generazione Z, che rappresenta oltre la metà degli utenti attivi mensili, stando ai dati degli iscritti di Hinge, trascorre circa mille ore in meno all'anno interagendo di persona con altri coetanei rispetto ai ragazzi di vent'anni fa. "Ciò equivale a due ore in più immersi nell'esperienza di dating al telefono e questo impedisce ai giovani di oggi di vivere lo stare in compagnia, scegliendo attività piuttosto solitarie", aggiunge Jantos alla Bbc.

Come cambia "il rimorchio" con l'IA -

 Frasi preconfezionate, approcci insistenti e strategie "da rimorchio" sembrano perdere efficacia oggi nel gioco della seduzione, mentre con il ricorso all'intelligenza artificiale emergono nuovi criteri per rompere il ghiaccio nelle conversazioni online basati su autenticità, trasparenza e comunicazione diretta. Con l'obiettivo di trovare le parole giuste, migliorare il tono di un messaggio o superare l'imbarazzo della prima conversazione.

L’indagine di Wyylde dimostra che oltre il 70% degli iscritti alle app di dating considera ormai superate le tradizionali frasi di apertura, mentre circa 2 intervistati su 3 dichiarano di preferire approcci diretti e spontanei rispetto a strategie di seduzione più costruite, scegliendo modalità di contatto basate su chiarezza delle intenzioni, linguaggio semplice e spontaneo, ironia e rispetto di tempi e confini dell'altro su suggerimento dell'IA. E in questa dinamica più immediata, la sincerità viene percepita come un valore aggiunto e non come perdita di fascino.

Come trovare equilibrio tra spontaneità e tecnologia -

 "Alcuni giovani utenti hanno ammesso di aver usato le piattaforme di IA come ChatGpt, Gemini o Claude o ancora le funzionalità di scrittura assistita integrate nelle app di messaggistica e nelle tastiere intelligenti per trasformare un semplice 'Ciao, come va?' in un messaggio più personale e contestualizzato, magari partendo da qualcosa che avevano notato nel profilo dell'altra persona. Altri solo per evitare di risultare troppo diretti o ripetitivi. Quello che però resta costante è che, anche quando l'IA entra in gioco, le interazioni funzionano solo quando dall'altra parte si percepiscono sincerità e spontaneità", è la conclusione a cui è arrivata la ricerca di Wyylde.

Tutta colpa del Covid? -

 La tendenza di affidarsi alle app di dating per trovare l'amore era esplosa negli anni del Covid. "Durante la pandemia il tempo in cui i più giovani sperimentano come ci si comporta di persona con un'altra persona, come si flirta, come si concepisce l'intimità, è stato interrotto e si pensava che le app di incontri fossero l'unico modo per conoscere gente", afferma alla Bbc Carolina Bandinelli, professoressa associata all'Università di Warwick, che si occupa di ricerca su appuntamenti, relazioni e comunicazione, concordando sul fatto che il Covid abbia cambiato il modo di approcciarsi agli appuntamenti per la Generazione Z.

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