Il principe Harry ha perso la causa per violazione della privacy, del valore di 50 milioni di sterline, contro l'Associated Newspapers, l'editore del quotidiano britannico Daily Mail. Con una sentenza emessa nella giornata di martedì, l'Alta Corte ha respinto tutte le accuse stabilendo che i ricorrenti "non sono riusciti a dimostrare" le presunte attività di raccolta illecita di informazioni. Il duca di Sussex aveva avviato l'azione legale insieme ad altri sei ricorrenti, tra cui Elton John ed Elizabeth Hurley, accusando il gruppo editoriale di intercettazioni telefoniche e di aver ottenuto illegalmente dati medici riservati. Il giudice del caso ha affermato che i ricorrenti si sono basati soprattutto su "deduzioni" e che "il sospetto, anche quando comprensibile, non è sufficiente". Associated Newspapers ha definito la decisione una "schiacciante vittoria" per la libertà di stampa, accusando Harry e di aver promosso una causa eclatante.
La vicenda giudiziaria -
Nel sommario che accompagna il dispositivo lungo 436 pagine, il giudice Nicklin ha affermato che Harry, Elton John e le altre cinque personalità coinvolte nella denuncia contro il Daily Mail non sono stati in grado di provare "al di là di ogni ragionevole dubbio" che le intrusioni addebitate al tabloid nella loro privacy fossero state realizzate attraverso intercettazioni o altre forme di raccolta illegale d’informazione. Il giudice ha precisato che, sebbene non sia stata provata l'origine legittima delle informazioni in questione, non risulta essere stata provata neppure l'ipotesi contraria: ossia che esse fossero state "ottenute illegalmente". I fatti contestati furono pubblicati dal tabloid fra il 1993 e il 2018 in una quantità di articoli più o meno sensazionalistici. Gli avvocati del duca di Sussex e degli altri denuncianti avevano chiesto il riconoscimento di una responsabilità diretta dell'editore Associated Newspapers, mentre il patron del giornale, Paul Dacre, aveva negato le accuse liquidandole come "diffamatorie" o riferite a vicende legalmente prescritte. A differenza di casi passati, nei quali Harry aveva vinto le cause chiedendo e ottenendo indennizzi e scuse da vari tabloid nell'ambito della crociata legale avviata negli ultimi anni contro lo scandalismo e gli abusi attribuiti alla stampa popolare, questa volta l'ambizione era più alta: ottenere una condanna diretta dell'editore e il riconoscimento di una presunta malafede deliberata in sede giudiziaria. Obiettivo per il quale - data l'ampia tutela garantita sulla carta dalla legge britannica alla libertà di cronaca dei media - l'onere della prova era ovviamente a carico dei denuncianti.