Baby K, all’anagrafe Claudia Judith Nahum, nata a Singapore (il papà è un geofisico e si sposta spesso), cresciuta a Londra, esplosa sulla scena hip hop in Italia. Racconta a Tgcom24 di sentirsi italianissima, di vivere un momento particolarmente sereno, in cui, a 43 anni portati benissimo, ha imparato ad accettarsi. Donna dei record (un diluvio di dischi tra diamante, platino e oro oltre a essere la prima artista italiana ad aver superato il miliardo di visualizzazioni su YouTube con un singolo) in un ambiente maschilista come quello del rap e dell’hip hop, è impegnata con il lancio del nuovo singolo Tukka Makarena e il Oh Baby! Summer Tour. Uno spettacolo che ripercorre tutta la sua carriera: dai brani del periodo rap ai pezzi meno conosciuti, fino ai successi più popolari.
Partiamo dalla novità: il nuovo singolo. Protagonista una Napoli lontana dagli stereotipi a cui siamo abituati.
"Tukka Makarena parla di un amore che si sa già, fin dall'inizio, essere una cattivissima idea. Però le cattive idee, alla fine, affascinano sempre. È un amore un po' proibito, quasi illegale. Nel brano c'è anche una citazione a Maradona, nata da una serie di coincidenze: negli ultimi due anni continuavo a imbattermi nella sua immagine ovunque. Non ero una fan in senso stretto, per me certo era una leggenda, ma continuavo davvero a vederlo dappertutto. L’ho interpretato come un segno del destino. A un certo punto l'ho detto a Daniele (Chiarolanza, autore con cui collabora, ndr), che è napoletano e con cui ho scritto il pezzo. Lui mi ha parlato del murale di Napoli e da lì è nata l'idea di girare una parte del videoclip proprio lì".
Racconti un amore che finisce male. C'è qualcosa di autobiografico?
"Più che altro mi riconosco nell'idea che, anche quando sai che una scelta è sbagliata, vale comunque la pena viverla. Ci sono arrivata da poco, ma credo che la vita vada vissuta fino in fondo. Se non ti lasci coinvolgere in modo distruttivo, puoi goderti anche l'errore e imparare qualcosa da quell'esperienza. Per quanto riguarda la mia situazione sentimentale, ora sono single: single e molto felice".
Nel video di Tukka Makarena omaggi le donne napoletane.
“Non volevo essere l'unica protagonista del video: volevo che fossero le persone del posto a cantare il brano. Ho voluto inserire donne forti di Napoli, provenienti dal cinema, dalla musica, dai social, che hanno la capacità di raccontare un’identità autentica. C’è anche Carmelo Cosma (La Tarantina), emblema e icona della cultura popolare napoletana”.
In passato hai scritto anche un libro dedicato alle donne alfa ("Come diventare femmina Alfa"). Il mondo della musica è ancora maschilista oppure sta cambiando?
"La musica è spesso lo specchio della società, ma allo stesso tempo può educare il pubblico, perché tra artisti e persone c'è uno scambio continuo. Ci sono ancora situazioni in cui le donne devono dimostrare qualcosa in più rispetto agli uomini. Esiste una certa malizia, che a volte arriva anche dalle donne stesse, e questo dimostra quanto siano radicati alcuni pregiudizi. Se vogliamo, è anche una conseguenza del patriarcato, che non condiziona soltanto gli uomini, ma influenza anche la mentalità femminile. Detto questo, oggi gli italiani guardano molto di più all'estero, soprattutto grazie ai social. Da fuori arrivano nuovi punti di vista e nuovi dibattiti che prima non esistevano. Poi oggi per fortuna vedo tante artiste che stanno conquistando risultati importanti e stanno definendo un'identità molto precisa, anche dal punto di vista stilistico. Più la musica sarà eterogenea, più ci sarà spazio perché ciascuno possa esprimersi con la propria personalità".
C'è un'artista donna che, secondo te, è riuscita davvero a infrangere il famoso "soffitto di cristallo"?
"Posso autocitarmi? Lo so che può sembrare una risposta spocchiosa, ma mi sono scontrata con tanti muri. Credo di essere andata anche oltre quello che molti si aspettavano da me. Aver costruito una carriera così longeva è già una dimostrazione importante. Quando mi chiedono che cos'è il successo, rispondo sempre che per me è la longevità. Non un singolo brano, non i numeri, ma la capacità di durare nel tempo".
Sei ragazza dei record. C'è un altro traguardo che ti piacerebbe aggiungere al tuo palmarès?
"Oggi mi trovo in un momento della vita in cui mi sento molto serena. Riesco a sentirmi risolta anche nei momenti di conflitto e di maggiore criticità. Ho imparato che la vita non è mai bianca o nera, ma fatta di infinite sfumature di grigio. L'importante è imparare a vivere anche le difficoltà con il giusto approccio. Credo di essere diventata abbastanza matura da riuscire a cavalcare l'onda della vita. Certo, mi piacerebbe sperimentare anche qualche cosa di diverso dalla musica. Ho frequentato il liceo in Gran Bretagna, dove ho studiato arte drammatica. Ero molto appassionata di recitazione e agli esami ho preso il massimo dei voti. Chissà. Amerei un giorno interpretare una cattiva. Il lato oscuro ha sempre il suo fascino. Mi attrae tutto ciò che mi porta lontano da quello che sono davvero".
Quanto i social ti influenzano nel tuo lavoro di artista?
"I social non hanno cambiato solo i musicisti, hanno cambiato proprio la musica e la discografia. Stiamo vivendo un momento molto particolare e, secondo me, non necessariamente felice. Gli artisti non sono così contenti di questa rincorsa continua ai numeri. Si rischia un appiattimento musicale e si perde il coraggio di sperimentare, perché oggi la critica è immediata e le persone ti giudicano al primo passo falso.La musica, però, è fatta di alti e bassi. Una carriera va osservata nel suo insieme, da lontano, non nel singolo momento. Se ci si concentra solo sui numeri del presente si rischia di perdere la prospettiva e di fare le scelte sbagliate. La storia della musica ci insegna che ogni tendenza genera il suo contrario. Vedremo dove ci porterà la prossima onda".
Non ti piace la (meritata) etichetta che ti appioppano spesso di "regina dei tormentoni".
"Più che altro non mi piace l'etichetta di quella che esce soltanto d'estate. Per il resto, tutto ciò che rimanda al successo è un complimento. Quello che non amo è essere chiusa dentro una scatola, come una bambola".
C'è un artista che ti incuriosisce particolarmente in questo momento?
"Ti cito un nome nuovissimo: Fresh Mula. Sono curiosa di vedere dove arriverà. Mi affascinano le nuove generazioni di artisti italiani, soprattutto quelli che portano influenze culturali e musicali provenienti da mondi diversi".
Sei nata a Singapore, hai vissuto a Londra. Quanto ti senti italiana?
"Moltissimo. Mi sento italiana nel cuore, ma probabilmente meno nei modi di fare e nella mentalità. Per tanti anni questa identità mista mi ha creato un conflitto. Poi ho capito che una persona non è un luogo. Sono un'italiana culturalmente mista e va bene così".
Dove finisce Claudia e dove comincia Baby K?
"La cosa bella è che non vivo più questo come un conflitto. Oggi mi sento molto più rilassata perché ho capito che Claudia e Baby K dialogano continuamente e si intrecciano sempre".
Per molte artiste (e non solo) è un tema delicato: come vivi il passare del tempo?
"So che dimostro meno anni di quelli che ho e ogni tanto ci penso. Però preferisco non farmi condizionare. Credo che il limite non debba essere l'età, perché l'arte, la creatività e la musica non ne hanno. La vera fine arriva quando finiscono le idee. Quando senti di aver detto tutto, allora è il momento di fare un passo indietro, con grazia".