Allerta massima

In arrivo una nuova ondata di caldo estremo, l'Oms premia il sistema Italia

Dopo qualche giorno di tregua torna la canicola su tutto il continente; il direttore Kluge: "Emergenza di salute pubblica"

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Dopo qualche giorno di tregua, il caldo estremo torna a incombere sull'Europa. A lanciare l'allarme è direttamente il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge, che se da un lato annuncia temperature fino a 43°C su mezzo continente, dall'altra premia il sistema Italia sulla sorveglianza della mortalità.

Emergenza di salute pubblica -

 Il tempo corre, dunque, e l'aria si fa già bollente in vista sull'Atlantico. Per questo Kluge ha convocato ieri, lunedì 6 luglio, un vertice di emergenza sul caldo estremo, riunendo 130 rappresentanti di 41 Stati membri dell'Oms Europa, nonché della Commissione europea e di diverse organizzazioni della società civile: "Un chiaro segnale di quanto seriamente i Paesi stiano trattando il caldo estremo come un'emergenza di salute pubblica". L'ordine del giorno era chiaro: cosa ci ha insegnato l'ultima ondata di calore? Ma, soprattutto, siamo pronti per ciò che verrà? "Le risposte hanno rivelato dei progressi concreti, ma anche delle lacune che non possiamo permetterci di ignorare", segnala il direttore dell'Oms Europa. Del resto, i piani d'azione su caldo e salute non sono inutili esercizi di stile, ma "salvano vite umane".

Il sistema Italia funziona -

 Ed è proprio qui che arriva la promozione per l'Italia, il cui sistema di sorveglianza della mortalità, attualmente attivo in 45 città, fornisce ai decisori dati quasi in tempo reale durante tutta la crisi. Ogni Paese, tuttavia, ha il suo modello. La Spagna, per esempio, ha collaborato direttamente con i media per migliorare la comunicazione al pubblico dei rischi per la salute legati alle ondate di calore, mentre l'Austria ha implementato normative per la protezione dal calore nei luoghi di lavoro.

L'Europa si attrezza -

 In Belgio il livello di allerta più elevato è stato attivato solo per la seconda volta dal 2020. La Francia ha dimostrato come il coordinamento tra i diversi settori abbia contribuito a ridurre la pressione sul sistema sanitario. La Macedonia del Nord ha collaborato con le squadre della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa per raggiungere le persone senza fissa dimora. "Questi esempi sono importanti perché replicabili. E quando i piani sono predisposti e testati prima di una crisi, salvano vite umane", sottolinea ancora Kluge. Oltretutto i Paesi dotati di piani efficaci "sanno in anticipo quali popolazioni sono più a rischio". Questa chiarezza, acquisita prima dell'arrivo di qualsiasi ondata di calore, fa la differenza tra una risposta gestita e una reattiva: "Ed è ciò che permette ai sistemi sanitari di continuare a funzionare senza essere sopraffatti dalle emergenze legate al caldo", scandisce il direttore.

"Manca la percezione del rischio" -

 Tutto bene, dunque? Non proprio. Per Kluge "la lacuna più evidente è che nemmeno la metà degli Stati membri della Regione europea ha un piano d'azione per il caldo". Ma c'è anche un problema di percezione del pericolo: "Molte persone non si rendono conto di essere a rischio, nemmeno quando viene attivato un codice rosso". Altri Paesi hanno sottolineato la necessità di un maggior numero di strutture di raffreddamento e di una maggiore consapevolezza della loro ubicazione, anche per i senzatetto. Da qui, secondo l'allarme lanciato dal direttore del'Oms, la necessità che anche le infrastrutture sanitarie diventino sempre più ai cambiamenti climatici.

Una lezione per tutti -

 E adesso? "Sintetizzeremo le lezioni apprese e le renderemo disponibili a tutti i 53 Stati membri. E restiamo a disposizione di ogni Paese che desideri rafforzare il proprio Piano d'azione per il calore e la salute, migliorarne l'attuazione o costruire le strutture di coordinamento intersettoriale che rendono i piani efficaci nella pratica", assicura Kluge. E mentre il caldo avanza, il lavoro dell'Oms Europa si concentra su due fronti: da una parte correggere ciò che non ha funzionato prima che arrivi la prossima ondata di calore; dall'altra costruire sistemi sanitari che non solo reagiscano al caldo estremo, ma che siano pronti ad affrontarlo.