Sylvester Stallone taglia il traguardo degli 80 anni. Icona transgenerazionale ed eroe d'azione, ha attraversato mezzo secolo di storia del cinema portando sul grande schermo due personaggi cult quali il pugile Rocky Balboa e il reduce di guerra John Rambo. Conosciuto anche con il soprannome "Sly", ha omaggiato i blockbuster degli anni Ottanta e Novanta con la saga de "I mercenari" (2010), che ha scritto e interpretato. I film in cui è comparso hanno raggiunto incassi oltre i 4 miliardi di dollari. Dal 1984 il suo nome è sulla famigerata Walk of Fame di Hollywood.
Dall'infanzia difficile al riscatto individuale -
La storia di Stallone comincia in salita. Nato a New York il 6 luglio 1946 in un istituto di carità come Sylvester Enzio Stallone, di origini pugliesi da parte di padre, deve fare i conti con una parziale paralisi facciale causata da complicazioni durante il parto. Quello che per molti sarebbe stato una grande limitazione per una carriera da attore, lui lo trasforma nel suo marchio di fabbrica: un’espressione inconfondibile e una voce profonda e strascicata. Dopo il trasferimento in Maryland con la famiglia, Stallone viene abbandonato dalla madre con problemi di alcolismo e lasciato all'estrema rigidità del padre. È in quel contesto che cerca la salvezza nel cinema, guardando innumerevoli film, tra cui uno con il culturista Steve Reeves, che sarà il suo modello d'ispirazione.
Il miracolo di Rocky e il sogno americano -
La svolta arriva nel 1976. Ispirato da un incontro di boxe tra Muhammad Ali e lo sfidante Chuck Wepner, Stallone scrive la sceneggiatura di "Rocky" in appena tre giorni. Hollywood intuisce il potenziale del testo e offre cifre astronomiche per acquistarlo, ma a una condizione: il protagonista deve essere un attore affermato. Stallone, con le tasche vuote ma una determinazione d’acciaio, rifiuta ogni offerta fino a quando non ottiene la parte. Il risultato è leggenda: tre nomination ai premi Oscar, tra cui Miglior Film, e la nascita di un mito globale.
L'epopea di Rambo e il dominio degli anni Ottanta -
Se Rocky rappresenta il cuore e la speranza, nel 1982 arriva il film che lo consacra definitivamente come il re del cinema d'azione: "Rambo". Interpretando John Rambo, Stallone dà voce ai traumi dei reduci del Vietnam, trasformando un eroe di guerra in un fenomeno culturale. Gli anni Ottanta rappresentano l'apice del suo successo: dai sequel di Rocky, tra cui "Rocky III" che si aggiudica il titolo di maggior incasso al cinema dopo "E.T. L'extraterrestre" nel 1982, al poliziesco "Tango & Cash" (1989) insieme a Kurt Russell fino a "Sorvegliato speciale" in cui interpreta l'italoamericano Frank Leone.
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La rivalità con Arnold Schwarzenegger -
La storica rivalità tra Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger è iniziata nel 1977 ai Golden Globe. La faida era alimentata da una forte iper-competitività: negli anni Ottanta i due attori si sono sfidati a distanza per avere il fisico migliore, le armi più grandi e il maggior numero di uccisioni sullo schermo, un antagonismo che ha contribuito al successo del cinema d'azione muscolare dell'epoca. Con il tempo, l'ostilità si è trasformata in una profonda amicizia. Negli anni Novanta hanno co-investito nella catena Planet Hollywood e Stallone ha successivamente sostenuto la carriera politica di Schwarzenegger come governatore della California. I due hanno recitato insieme in diversi film e Stallone ha più volte definito Schwarzenegger il suo migliore amico, esprimendo grande ammirazione per la sua straordinaria forza di volontà e per la capacità di trionfare in tre campi come il bodybuilding, il cinema e la politica.
La passione per la pittura -
Stallone esprime la sua sensibilità artistica anche lontano dai riflettori del set come collezionista d'arte. L'attore inizia a dipingere in gioventù, mentre frequenta l'American College in Svizzera. Nell'ottobre del 2013 Stallone inaugura anche una serie di mostre intitolate "Il celebre dipinto" al Museo russo di San Pietroburgo.
I Mercenari e la vulnerabilità di Creed -
Anche quando l'età dell'oro del cinema d'azione sembrava tramontata, Stallone ha saputo reinventarsi. Superati i sessant'anni ha ideato la saga de "I Mercenari", un'operazione nostalgia capace di riunire i pesi massimi del genere: Jason Statham, Mickey Rourke, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis. Nel 2015, invece, ha scelto di mostrare il lato più fragile del suo personaggio storico in "Creed - Nato per combattere": una performance magistrale in cui un Rocky anziano e malato fa da mentore a una nuova generazione, che gli è valsa una nuova candidatura all'Oscar e la vittoria del Golden Globe.
L'eredità di un'icona -
Oggi, a 80 anni e ancora sulla cresta dell'onda con successi televisivi come la serie "Tulsa King", Sylvester Stallone continua a dimostrare che l'età è solo un dettaglio cronologico. La sua vita e la sua carriera rimangono il manifesto perfetto della sua battuta più celebre: "Non importa come colpisci, l'importante è come sai resistere ai colpi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti".