lo spiega la scienza

"Reminiscence bump", ecco perché le canzoni si ricordano più delle lezioni della scuola

Se anche tu hai tatuato nella mente il ritornello di un tormentone del 2002 ma non ricordi più la metà di quello che hai studiato alla scuola dell'obbligo, non preoccuparti. Non sei solo. È tutta colpa di come funziona il cervello umano

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Succede a tutti. Ti alzi, prepari la colazione, ti lavi (speriamo) e mentre fai tutto questo ti ronza nella testa il ritornello di quella canzone che odi. Magari era la sigla di uno di quei cartoni zuccherosi che tua sorella maggiore guardava la mattina prima di andare a scuola o magari è uno di quei pezzi eurodance imbarazzanti che andavano negli anni Novanta. Poco importa che tu non abbia mai inserito questi tormentoni in nessuna playlist. Non ti salverà nemmeno il fatto che non sopporti l'autore di certi pezzi. Succederà ancora e ancora che durante una normale mattina, senza preavviso, ti troverai a sussurrare a bassa voce proprio quel brano dal testo imbarazzante, suscitando l'ilarità del tuo vicino di posto in ufficio.

Se solo ti ricordassi allo stesso modo anche quei cenni storici utili per fare lo splendido in un appuntamento con la tua cotta di sempre, quella che adora Barbero. Scommetto che maledici la tua memoria in quei momenti. Se solo tu riuscissi a tenere a mente le capitali di tutti quei Paesi che a scuola liquidavi solo come "grandi produttori di frumento e barbabietola da zucchero". Ma niente, tutte le nozioni imparate tra i banchi si sono ormai dissolte e nella tua RAM è rimasta solo: "I'm a Barbie girl in a Barbie word". E non è colpa solo dei danesi Aqua. La colpa è soprattutto  del tuo cervello.

Il rimbalzo della nostalgia -

 Il fenomeno ha anche un suo specifico nome: "reminiscence bump", letteralmente "rimbalzo di reminiscenza". La nostra testa propone continuamente rigurgiti di nostalgia, finendo per farci ricordare arbitrariamente aspetti secondari del nostro passato a scapito di  contenuti di maggiore qualità e interesse. Le canzoni poi hanno un qualcosa di speciale in quanto tra i 12 e i 25 anni il cervello memorizza di default i brani in modo diverso da ogni altra informazione.

Attenzione, concentrazione, ritmo e melodia -

  Ci sono poi quattro aspetti che, anche in maniera abbastanza intuitiva, spingono a una facile memorizzazione delle parole messe in musica. In primis bisogna considerare l'azione combinata di ritmo e melodia, elementi fondamentali per riuscire a regalare un'impalcatura prevedibile per le nostre sinapsi. Le caratteristiche musicali anticipano infatti quanto sarà lunga la parola successiva in una sequenza e aiutano il cervello a restringere le possibilità. Lo stesso non succede quando ogni parola arriva senza un pattern che ne anticipi la forma, e va imparata da sola. Insomma non registriamo una lezione così a menadito perché la nostra testa non sa gestire "l'effetto sorpresa".

Ippocampo e amigdala contro di te -

 C'è poi da considerare la dimensione emotiva che tira in gioco due strutture cerebrali distinte. Mentre l'ippocampo collega i suoni ai momenti vissuti e li consolida nella memoria a lungo termine,  l'amigdala si attiva rilasciando quella dose di dopamina che rafforza il legame tra musica e ricordo. In pratica uno ti tiene fermo mentre l'altro ti riempie di cazzotti dritti al cuore. Non puoi scappare dal fascino imperscrutabile di un giro di do.

Quantità meglio di qualità -

  Va poi considerato il discorso che la quantità spesso batte la qualità. Ci sono canzoni da cui non puoi scappare, con buona pace di chi a Natale partecipa alla tradizionale challenge "prova a non ascotare All I want for Christmas is you durante il periodo natalizio. Esiste l'ascolto passivo e funziona come il fumo passivo: la assorbi involontariamente e pazienza se fa male a te e chi ti sta intorno. Potrai aver ripetuto duecento volte per quella interrogazione quando Napoleone è stato esiliato a Sant'Elena. Sarà comunque meno delle volte in cui hai ascoltato "Porta in alto la mano, sono il tuo capitano".

Canta che ti resta -

 Sappi però che ormai spopola l'uso di melodie come tecnica mnemonica per fissare alfabeti, tabelline, formule chimiche o vocaboli stranieri, sfruttando il funzionamento naturale del cervello. Su Youtube un utente che si chiama "Il cantautore misterioso" aveva lanciato tempo fa il format perfetto per tutti quelli che fanno fatica a imparare le poesie. Il nostro eroe prendeva infatti i versi di un autore famoso e poi li cantava nello stile di una delle band indie che andavano più di moda in quel periodo. Ne uscivano dei mash-up meravigliosi e utili. Ancora oggi chi scrive recita a memoria "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale" di Eugenio Montale cantandola come se fosse un pezzo di Niccolò Contessa e dei suoi I Cani.

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