Un centinaio di detenuti del carcere di Enna si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione, distruggendo le telecamere di videosorveglianza. La rivolta sarebbe scoppiata dopo le tensioni avvenute nei giorni scorsi, quando un fulmine aveva causato problemi alle centraline telefoniche, facendole di fatto saltare. Per questo i detenuti non avevano avuto la possibilità di effettuare chiamate alle proprie famiglie. Nonostante il disservizio fosse stato risolto, il gruppo ha comunque deciso di far partire la sommossa. In mattinata, poi, gli agenti di polizia penitenziaria avevano sequestrato diversi cellulari, introdotti nell'istituto di pena illegalmente e fatti avere ai detenuti, e dosi di sostanze stupefacenti. Il carcere è circondato dalle forze dell'ordine, in attesa di rinforzi. Sul luogo stanno per arrivare da Catania agenti del Gio (Gruppo Intervento Operativo).
Carcere circondato dalle forze dell'ordine -
Situazione ancora tesa alla casa circondariale di Enna con carabinieri, polizia e guardia di finanza che hanno circondato la struttura. La polizia penitenziaria ha chiesto aiuto ai colleghi di altre carceri che dovrebbero arrivare a breve.
"Polizia sotto organico" -
Non è un caso che la rivolta sia scoppiata proprio di sabato e in piena estate con il piano ferie che decima ulteriormente la presenza degli agenti. Il carcere ha infatti l'organico del personale ridotto al lumicino. Oggi a fronte di 200 detenuti reclusi ci sarebbero 6 o 7 agenti in servizio. Il sindacato di polizia penitenziaria denuncia: "A Enna scontiamo anni di inerzia".
"Quanto sta accadendo nella casa circondariale Luigi Bodenza di Enna è di una gravità assoluta ed è la conseguenza diretta di anni di inerzia, ritardi e incapacità decisionale da parte di chi avrebbe dovuto intervenire per tempo. Si tratta di una rivolta che, purtroppo, era stata ampiamente annunciata". Lo dice il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, e Giuseppe Cicero, segretario provinciale del Sappe di Enna, quanto sta avvenendo rappresenta "l'inevitabile conseguenza di una serie di criticità che da giorni interessano il carcere e che erano state puntualmente segnalate senza che alcuno assumesse le necessarie iniziative".
© Withub
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Il fulmine che ha fatto saltare le linee telefoniche -
"Il violento temporale dei giorni scorsi, con un fulmine che ha colpito l'istituto, ha provocato pesanti disservizi ai detenuti, interrompendo le comunicazioni con i familiari e compromettendo il servizio di riscaldamento dell'acqua - spiegano i sindacalisti. - Ma il problema più grave riguarda un intero padiglione detentivo, ormai in condizioni strutturali inaccettabili, per il quale da tempo chiediamo la chiusura e ristrutturazione. I finanziamenti risultano già stanziati, ma è incomprensibile perché i lavori non siano ancora partiti. Questa è la dimostrazione plastica di una macchina amministrativa incapace di trasformare gli annunci in fatti."
Per il Sappe, "si può parlare di una rivolta annunciata. Ancora una volta il prezzo dell'immobilismo viene pagato esclusivamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria, costretti a operare ogni giorno in prima linea, con straordinaria professionalità e senso dello Stato, all'interno di strutture sempre più degradate e prive delle condizioni di sicurezza". Capece e Cicero puntano il dito contro "quei burocrati che continuano a osservare passivamente il deteriorarsi della situazione senza assumere tempestivamente i provvedimenti indispensabili. Le continue richieste di intervento sulle sezioni e sui padiglioni fatiscenti rimangono lettera morta, mentre il personale continua a lavorare in condizioni sempre più difficili e rischiose"
I precedenti -
Un mese fa circa, poco prima di un tentativo doppio di evasione dal carcere, le telecamere dei cortili esterni adibiti a passeggi erano state distrutte probabilmente per permettere ai due, poi denunciati per evasione, di recuperare una partita di droga depositata al di là del muro che separa l'area dal muro di cinta.