A più di una settimana dal terremoto in Venezuela, la situazione è tragica. Non solo per il numero delle vittime in continuo aumento, ma anche per le condizioni in cui versa la popolazione colpita. Migliaia di persone sono senza una casa sicura e in tanti necessitano di beni di prima necessità. "La situazione che ho trovato è assolutamente ben peggiore di quella che avevo immaginato", dichiara a Tgcom24 Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile dei programmi internazionali di Cesvi - organizzazione umanitaria che fin dalle primissime ore successive al terremoto si è attivata avviando una valutazione rapida dei bisogni per comprendere l'impatto umanitario della catastrofe e identificare le necessità più urgenti delle comunità colpite -, arrivato a Caracas per coordinare l'emergenza.
Quando è arrivato e com'è la situazione?
Sono arrivato tre giorni fa. Purtroppo, ci sono ancora molte persone sotto le macerie. Attualmente, si parla di oltre 2.500 morti, ma purtroppo i numeri sono molto maggiori. Anche il dato degli sfollati cresce ogni giorno. Persone che hanno perso la casa e tutti i loro beni adesso si stanno spingendo in particolare verso Caracas e zone che ritengono più sicure.
Come operate? In che modo fornite aiuto?
Cesvi, che è presente nel Paese da oltre vent'anni, si è subito attivata per la risposta all'emergenza: entro 48 ore dal sisma, il nostro team locale ha fatto le prime valutazioni di bisogni, in particolare nelle zone più colpite di Caracas, quindi Distretto Capitale, e negli stati di La Guaira e Miranda. In queste ore, forniamo aiuto attraverso la distribuzione di kit di prima necessità, che contengono alimenti, tavolette per purificare l'acqua, set per cucinare. Le persone che adesso si trovano per strada, infatti, hanno bisogno, oltre al cibo, di materiale pratico, come, appunto, pentole o piccoli fornellini a gas per cucinare. Hanno necessità di tutto. Forniamo anche coperte e dei teli di plastica per la pioggia.
E lei? Come opera sul campo?
Io mi occupo di coordinare la risposta di Cesvi. In particolare, insieme al team locale, sto definendo la strategia di intervento, le zone principali dove operare e anche quali sono i settori su cui concentrarci. I bisogni sono molteplici, per cui dobbiamo focalizzarci sugli ambiti su cui Cesvi ha più esperienza, come il supporto alimentare e la distribuzione di kit salvavita, oltre alla protezione delle persone più vulnerabili, in particolare donne e bambini. Io come responsabile dei programmi internazionali, insieme al capo missione, sono anche in contatto con le principali agenzie internazionali e con i nostri partner nazionali ed esteri che stanno intervenendo sul campo per coordinarci per la risposta. Un lavoro fondamentale in questi casi per evitare duplicazioni e per assicurarci di coprire il più possibile tutte le aree che sono state devastate da questo terremoto.
Di cosa ha più bisogno ora la popolazione colpita?
Come dicevo, la popolazione colpita ha bisogno di tutto. Le famiglie hanno perso casa, averi, macchina e, purtroppo, come stiamo verificando in questi giorni, anche chi non è stato direttamente coinvolto nel terremoto e quindi non ha perso la propria abitazione magari ha perso il lavoro perché le fabbriche o gli uffici dove erano collocati gli impieghi sono stati distrutti. Quindi, anche queste sono persone che hanno bisogno di supporto, perché di fatto hanno perso la loro fonte di reddito.
Tra i più esposti alle conseguenze dell'emergenza ci sono i bambini, a cui Cesvi rivolge particolare attenzione. Può spiegarci come?
In questi casi, i bambini sono le persone più vulnerabili. Da una parte, sono stati traumatizzati dal terremoto, dall'altra hanno perso tutti o qualcuno dei loro cari o non riescono a trovarli perché dispersi o poiché al momento del sisma erano in un altro luogo. Quindi, Cesvi, quando è possibile, cerca di ricongiungerli ai familiari. Inoltre, per i minori, svolgiamo attività di supporto psicosociale e, dato che bisogna cercare in tutti i modi di distogliere la loro attenzione dalla gravità della situazione, ludico-ricreative. Cesvi si occupa anche di fare in modo che le attività educative e scolastiche continuino e, laddove le scuole siano distrutte, insieme alle istituzioni locali cerca zone ed edifici alternativi dove assicurare la continuità degli studi.