la rinascita

Qui Israele, mille giorni dal 7 ottobre 2023

I kibbutz simbolo della strage completeranno i lavori tra il 2026 e il 2027

© Afp | Kibbutz Nir Oz

© Afp| Kibbutz Nir Oz

A mille giorni dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in Israele i kibbutz lungo il confine con la Striscia di Gaza sono ancora impegnati in un lungo percorso di ricostruzione e di ritorno alla normalità. Secondo il rapporto diffuso dalla Tekuma Directorate, l'ente incaricato della riabilitazione dell'area, oltre il 92% dei residenti evacuati è già tornato nelle proprie case, mentre oltre 5mila nuovi abitanti si sono trasferiti nella regione, portando la popolazione totale a circa 65mila persone contro le 62 mila prima degli attacchi

Un piano da quasi 5 miliardi di dollari -

 Il governo israeliano ha destinato alla rinascita dell'area un piano di cinque anni da 17 miliardi di shekel (4,98 miliardi di dollari), valido fino al 2028. Alla fine del 2025 erano già stati investiti 11,6 miliardi di shekel (533 milioni di dollari), pari a circa il 67% delle risorse complessive, mentre per il 2026 è previsto uno stanziamento di altri 2,8 miliardi di shekel (932 miliardi di dollari). Le risorse finanziano anche sicurezza, sanità, scuole, sostegno psicologico, agricoltura, incentivi alle imprese e nuovi servizi per favorire il ritorno stabile della popolazione. In mille giorni sono stati realizzati più di mille progetti tra ricostruzione di abitazioni, infrastrutture, scuole, servizi sanitari, sostegno psicologico, agricoltura e sviluppo economico. L'obiettivo dichiarato è raddoppiare la popolazione della regione entro sette anni.

La questione dei kibbutz -

 Ben 43 delle 47 comunità evacuate sono già tornate alla normalità. Il rientro degli abitanti di Holit (16 morti) e Kfar Aza (62 morti) inizierà entro la fine dell'estate, mentre Be'eri (130 morti - uno dei centri più colpiti durante l'attacco di Hamas) tornerà progressivamente a essere abitato tra la fine del 2026 e Nir Oz (117 morti) soltanto nel 2027, anche a causa dei lunghi negoziati con lo Stato sulle risorse destinate alla ricostruzione.

Il nuovo Be'eri -

 Tra i luoghi simbolo della tragedia c'è il kibbutz Be'eri, dove il 7 ottobre furono uccisi oltre cento residenti e decine di persone vennero rapite. La comunità locale ha deciso di radere al suolo quasi tutte le abitazioni devastate durante il massacro, risparmiandone soltanto una come simbolo permanente.

Ricostruzione diversa per ogni comunità -

 Gli altri kibbutz più colpiti stanno seguendo percorsi differenti. A Kissufim oltre il 90% dei residenti è già rientrato dopo la ristrutturazione di circa 180 edifici. A Kfar Aza sono quasi conclusi i lavori su centinaia di abitazioni e sono in costruzione nuove case e servizi pubblici. Più complessa la situazione di Nir Oz, dove Hamas entrò in quasi tutte le abitazioni del villaggio e un residente su quattro fu ucciso o rapito: qui il rientro richiederà ancora diversi anni e procede nel rispetto delle richieste della comunità.

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