Il Private Banking italiano archivia il primo trimestre 2026 con masse pari a 1.412 miliardi di euro, sostanzialmente stabili rispetto alla fine del 2025, nonostante un effetto mercato negativo per 25 miliardi legato alla volatilità, al rialzo dei prezzi energetici e alla maggiore prudenza delle banche centrali. Il dato che emerge dall’analisi del Centro Studi AIPB è però la tenuta della raccolta netta, salita a 17 miliardi di euro, il valore più elevato degli ultimi dodici mesi. Su base annua, rispetto a marzo 2025, le masse gestite dal settore crescono del 9,6%, confermando la solidità dell’industria in una fase di mercato meno lineare.In questo scenario, la clientela private non sembra aver scelto la strada del disinvestimento, ma stanno riorganizzando i portafogli con maggiore selettività, privilegiando rendimento, protezione e flessibilità. Di questo nuovo equilibrio Financialounge.com ha parlato con Antonella Massari, segretario generale dell’Associazione Italiana Private Banking (AIPB).
Dottoressa Massari, il primo trimestre del 2026 ha confermato la solidità del Private Banking italiano. In un contesto di forte volatilità, come spiega la capacità degli operatori di attrarre nuovi patrimoni e quale messaggio emerge dalla scelta delle famiglie di restare investite?
“Il primo trimestre del 2026 ha segnato una battuta d’arresto nella tendenza di crescita delle attività gestite dal Private Banking, stabilizzatesi rispetto alla fine dell’anno scorso a 1.412 miliardi di euro. Se guardiamo, però, la composizione di questo dato vediamo che a fronte di un effetto mercato negativo di 25 miliardi di euro, maturato in un contesto di tensioni geopolitiche in Medio Oriente e di rialzo dei prezzi energetici, la raccolta netta si è attestata a 17 miliardi di euro, il valore più alto degli ultimi dodici mesi. Questo dimostra che le famiglie private stanno sviluppando un comportamento razionale, resistendo alla tentazione di uscire dagli investimenti nei momenti di turbolenza dei mercati.Un comportamento dettato anche dal crescente peso della consulenza nella gestione dei portafogli, che ha portato a prediligere una riorganizzazione delle attività sfruttando gli ambiti di flessibilità piuttosto che la riduzione delle esposizioni. La dinamica annuale ci mostra una crescita delle masse gestite, rispetto a marzo 2025, del 9,6%, a conferma di come l’industria sia entrata in questa nuova fase da una posizione di solidità, pronta ad accompagnare i clienti in un ciclo economico meno lineare ma in grado di generare opportunità per chi sa mantenere una visione di medio-lungo periodo”.
Spesso l’investitore associa il rischio solo alle oscillazioni dei prezzi. Quali sono invece i rischi “invisibili” che le famiglie italiane dovrebbero considerare oggi per proteggere il valore reale del proprio patrimonio?
“Oggi il rischio più importante è quello di non avere le risorse necessarie per realizzare i propri obiettivi nel corso di un’esistenza che si è molto allungata. Oggi il Private Banking si trova a servire, forse per la prima volta, cinque generazioni che presentano bisogni molto diversi e che devono gestire il proprio patrimonio pensando a finalità molto diversificate. In mancanza di una pianificazione del patrimonio in funzione del ciclo di vita, le diverse classi di età potrebbero trovarsi ad affrontare una variegata categoria di rischi.A titolo di esempio, dal rischio di non avere avviato in tempo una pianificazione previdenziale, di non aver allungato a sufficienza l’orizzonte temporale per mantenere il tenore di vita nella fase più avanzata della vita, di non aver pensato in tempo agli strumenti per un passaggio ordinato del proprio patrimonio, di non essersi coperti dai rischi derivanti dalla non autosufficienza. Si tratta quindi di passare da una logica di puro rendimento finanziario a una logica di Goal Based Investing, all’interno della quale il patrimonio deve essere gestito in maniera sempre più flessibile e dinamica”.
Dall’osservatorio AIPB emerge una clientela sempre più selettiva. Come si sta trasformando concretamente il portafoglio tipo dei vostri clienti in questo primo scorcio d’anno?
“I dati del Centro Studi AIPB raccontano una clientela che seleziona con estrema cura gli strumenti. Il comparto amministrato, pur risentendo della performance negativa dei mercati, ha attirato la quota maggiore di nuova raccolta, pari a 10,5 miliardi di euro. Questo interesse è guidato da rendimenti dei titoli governativi che sostengono la domanda verso il comparto obbligazionario, che si è confermato come un punto di riferimento per la costruzione dei portafogli. Osserviamo anche la crescita degli ETF, che rafforzano il proprio peso grazie alla loro flessibilità operativa.Nel comparto gestito, mentre i fondi comuni hanno risentito della volatilità, le gestioni patrimoniali continuano a mostrare una dinamica positiva. In sintesi, assistiamo a una riallocazione tattica: meno esposizione azionaria diretta, che ha registrato una flessione di 6,8 miliardi per la maggiore prudenza degli investitori, e più spazio a strumenti capaci di offrire protezione e rendimenti periodici, senza però smobilizzare l’investimento complessivo”.
In che modo una consulenza professionale può rendere i patrimoni più efficienti, favorendo ad esempio un maggiore peso della componente equity e della protezione?
“Una consulenza professionale rende un patrimonio più efficiente quando aiuta il cliente a trovare il giusto equilibrio tra crescita, protezione e obiettivi di vita. Oggi, con una capacità di risparmio delle famiglie italiane inferiore rispetto al passato, la crescita della ricchezza dipende sempre meno dall’accumulazione di nuovo risparmio e sempre più dalla qualità delle scelte di investimento. Per questo è fondamentale adottare una prospettiva di lungo periodo, destinando una quota adeguata del patrimonio a strumenti che consentano di partecipare alla crescita dell’economia reale, senza rinunciare a una corretta gestione del rischio ma lasciando che il tempo e la capitalizzazione dei rendimenti svolgano il loro ruolo.Allo stesso tempo, la consulenza accompagna una crescente domanda di protezione del patrimonio. Non è un caso che i prodotti assicurativi rappresentino oggi circa 270 miliardi di euro, pari al 20% delle masse del Private Banking. Le famiglie ricercano soluzioni che integrino investimento e tutela del patrimonio, soprattutto in vista del grande passaggio generazionale che interesserà circa 470 miliardi di euro di ricchezza finanziaria entro il 2036”.In prospettiva, la sfida per il Private Banking sarà quindi quella di accompagnare le famiglie in un contesto in cui l’incertezza non è più un’eccezione, ma una componente strutturale delle scelte finanziarie. La capacità di combinare rendimento, protezione, pianificazione successoria e orizzonte di lungo periodo diventerà sempre più centrale per preservare e far crescere il valore reale dei patrimoni.