L'impronta nella 127 dei killer

Omicidio Piersanti Mattarella, non ha dato risultati l'esame del Dna sull'impronta

Il materiale biologico residuo analizzato con le moderne tecnologie è stato giudicato non utilizzabile, a ormai 46 anni dal delitto

© IPA

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Non ha portato a nessun risultato l'esame del Dna sull'impronta trovata sulla Fiat 127 usata dai killer che, il 6 gennaio del 1980, assassinarono l'ex presidente della Regione Piersanti Mattarella. La perizia, disposta alla luce delle nuove tecnologie e depositata nel pomeriggio di mercoledì 1 luglio, non ha prodotto risultati. L'esito non è significativo perché il materiale biologico residuo analizzato non è utilizzabile.

La Fiat 127 rubata e l'omicidio -

 L'impronta venne ritrovata 46 anni fa su uno sportello dell'auto usata dal commando per fuggire dopo l'agguato a Piersanti Mattarella, ucciso mentre stava andando alla messa dell'Epifania con i suoi familiari. Secondo le ricostruzioni a oggi accertate, i due killer dell'allora presidente della Regione Sicilia - fratello dell'attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella - il 6 gennaio 1980 si erano recati sotto casa della loro vittima a bordo di una Fiat 127 rubata. Uno dei due era rimasto in macchina, l'altro si era diretto verso l'auto di Mattarella - a bordo del quale c'era anche la moglie Irma Chiazzese - aprendo il fuoco a bruciapelo, approfittando del fatto che il politico fosse senza scorta nei giorni di festa per sua scelta. 

L'arma inceppata e la fuga -

 Solo in un secondo momento, quando la pistola usata dal complice si era inceppata, il complice era sceso dall’auto per fornirgli una seconda arma. Poi, ricaricato a bordo il compagno, erano sgommati via abbandonando l’auto con la targa camuffata a tre chilometri di distanza. Del secondo killer, quello che aveva effettivamente premuto i grilletti, è rimasto solo un identikit vago, fornito da due scout: "Anni 22-24 circa, statura 1,65, capelli castano chiari, bocca e naso regolari. Indossava giacca a vento celeste, pantaloni attillati, scarpe beige". E poi le aggiunte di Irma Chiazzese, vedova di Piersanti Mattarella: "L’assassino aveva occhi di ghiaccio e l’andatura ballonzolante. E mentre sparava, sorrideva". 

La riapertura delle indagini sul depistaggio -

 Lo scorso anno le indagini sui depistaggi che hanno seguito l'omicidio di Piersanti Mattarella sono arrivate a una svolta, con l'arresto e la disposizione dei domiciliari a carico di Filippo Piritore, ex prefetto e funzionario della squadra mobile di Palermo. Secondo la Dia, che sta coordinando gli approfondimenti, Piritore avrebbe "reso dichiarazioni rivelatesi del tutto prive di riscontro" rispondendo ad alcune domande riguardo al guanto trovato a bordo della Fiat 127 usata dai killer. Quel reperto, che compare nelle prime foto dell'auto ritrovata e che è ritenuto tuttora elemento chiave per la soluzione del giallo, è scomparso. Secondo la Dda, sarebbe stato proprio Piritore a "porre in essere un'attività che ne fece disperdere ogni traccia". 

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