
Papa Leone XIV, l'ultimo appello prima dello scisma dei lefebvriani: "Tornate indietro, possiamo parlare"
Mercoledì 1° luglio è il giorno della rottura tra Chiesa e lefebvriani. La risposta: "Il Papa ci benedica, mai voluto lo scisma dal Vaticano"

La frattura è ormai insanabile tra i lefebvriani e la Chiesa di Roma. La costola nata dal defunto arcivescovo francese Marcel Lefebvre si stacca dal Vaticano in maniera definitiva mercoledì 1° luglio, quando nel seminario svizzero di Écône la Fraternità Sacerdotale San Pio X ordinerà quattro vescovi. Violando apertamente il richiamo all'ordine di papa Leone XIV, che ha negato la sua autorizzazione pontificia.
Uno strappo che, compiuto lì dove già Lefebvre era uso consacrare nuovi uomini di fede all'interno del movimento tradizionalista cattolico da lui fondato contro le novità del Concilio Vaticano II, comporterà l'ennesimo micro-scisma. Per questo il pontefice americano ha tentato con un'ultima lettera di ricucire la distanza tra la corrente dogmatica e quella parallela dei lefebvriani. Probabilmente una preghiera che rimarrà inascoltata.
La lettera di papa Leone ai lefebvriani e la scomunica automatica -
Dall'atto di ordinazione di quattro vescovi, a cui parteciperanno anche alcuni membri di Forza Nuova, scatterà la scomunica. Una misura che - stando al Diritto canonico - è infatti in questo caso "latae sententiae", quindi automatica senza la necessità di essere sancita ufficialmente da un giudice.
Un punto di non ritorno che papa Leone XIV vorrebbe evitare di raggiungere: "Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell'Apostolo Pietro", si legge in una epistola inviata a don Davide Pagliarani, Superiore generale dei lefebvriani, il 29 giugno.
"La Chiesa riconosce l'attaccamento alla vita liturgica, l'impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l'atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato".
L'appello di papa Leone: "Tornate indietro e dialoghiamo, il vostro è peccato gravissimo" -
Papa Leone XIV ha dunque chiesto ai lefebvriani di riaprire il dialogo con il Vaticano: "Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi. Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l'atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. Chiedo invece un percorso di dialogo che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo". In caso di scomunica infatti, le Messe, i battesimi e i matrimoni amministrati dai religiosi scismatici sarebbero automaticamente invalidati. "Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile (senza cuciture, simbolo dell'unità della Chiesa, ndr) di Cristo è un peccato di estrema gravità. Per l'autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio".
La risposta dei lefebvriani: "Non vogliamo lo strappo, il Papa ci benedica" -
La risposta di don Pagliarani non si è fatta attendere molto. In una lettera, il Superiore generale dei lefebvriani ha ribadito la volontà della comunità con sede in Svizzera di rimanere ancorata alla Chiesa: "Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l'autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi". E poi ha aggiunto: "Lungi da noi l'idea di separarci dalla Chiesa: al contrario, la vogliamo servire attraverso mezzi eccezionali, come una Madre in difficoltà, che ha bisogno di un aiuto particolare, che non è capito da tutti. La Santa Sede ha dato prova di poter capire situazioni molto complesse, di saper prendere tempo. Mi permetto di chiederLe filialmente di prendere il tempo necessario per questo discernimento. Non è mai troppo tardi. Per favore ci benedica".
Chi sono i lefebvriani: storia e fede -
La storia dei Lefebvriani (la Fraternità San Pio X) nasce negli anni Settanta dal radicale rifiuto dell'arcivescovo Marcel Lefebvre di accettare le riforme modernizzatrici del Concilio Vaticano II, considerate un tradimento della vera fede cattolica. Tra queste l'abbandono della storica Messa in latino e l'ecumenismo, cioè l'apertura e il dialogo con altre religioni.
Lo strappo formale con il Vaticano si consuma nel 1988 quando un morente Lefebvre, per garantire la sopravvivenza del suo movimento, consacra illecitamente quattro vescovi incorrendo nella scomunica immediata ordinata da papa Giovanni Paolo II. Dopo decenni trascorsi in un limbo teologico - caratterizzati da inutili tentativi di riconciliazione e dalla revoca delle scomuniche da parte di Benedetto XVI - la frattura giunge domani al suo punto finale. Con la nuova ordinazione - non autorizzata - di altri quattro vescovi per assicurarsi l'autosufficienza sacramentale, i lefebvriani si separano in modo definitivo dalla Chiesa di Roma.