
Carmelo Cinturrino destituito dalla polizia | La nuova ricostruzione: "Ha sparato e ucciso Mansouri in 11 secondi"
L'assistente capo è accusato dell'omicidio del pusher Abderrahim Mansouri nel boschetto della droga di Rogoredo

Ha sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri in una finestra di undici secondi Carmelo Cinturrino, l'assistente capo della polizia di stato del Commissariato Mecenate accusato dell'omicidio del giovane a Milano, nel boschetto di Rogoredo. Sono gli esiti di una serie di accertamenti aggiuntivi disposti dalla procura di Milano nell'indagine a carico dell'agente, che lo scorso 20 maggio è stato destituito ed espulso dal corpo con provvedimento del Capo della polizia, Vittorio Pisani.
Contro Cinturrino gli inquirenti hanno raccolto 47 capi di incolpazione, dal favoreggiamento all'omicidio, fino all'omissione di soccorso, alla rapina, allo spaccio, alla concussione e al falso. Cinturrino attualmente si trova rinchiuso a San Vittore accusato dell'omicidio volontario di Mansouri, avvenuto al cosiddetto boschetto della droga di Rogoredo il 26 gennaio 2026. Il Tribunale del Riesame, il 5 maggi, ha infatti respinto le richieste di scarcerazione e di concessione degli arresti domiciliari, confermando la misura di custodia cautelare.
La finestra temporale dell'omicidio -
Secondo l'inchiesta, una serie di analisi ha portato a rivalutare l'orario dello sparo con cui Cinturrino ha tolto la vita a Mansouri. Inizialmente si era ipotizzato infatti che fosse stato esploso tra le 17:33:02, orario in cui la vittima effettuò uno screenshot dello schermo del proprio telefono, e le 17:33:40, quando le telecamere registrarono l'inizio della corsa del collega sottoposto a Cinturrino verso l'auto per recarsi al Commissariato. Qui avrebbe preso la pistola scacciacani, usata per alterare la scena del crimine simulando una situazione di legittima difesa. Ora nuove verifiche hanno ristretto la finestra temporale tra 17:33:02 e le 17.33 e 13 secondi.
La vicenda a gennaio 2026 -
La sera del 26 gennaio, durante un controllo di polizia in un'area al confine tra Milano e San Donato Milanese, poco lontano dall'ex "boschetto della droga di Rogoredo", Carmelo Cinturrino ha esploso un colpo di pistola da una distanza di circa 30 metri, uccidendo il pusher Abderrahim Mansouri, membro della famiglia che da tempo governa lo spaccio di eroina nella periferia sud. In seguito, avrebbe chiesto a un collega di recarsi in commissariato per recuperare uno zaino: da lì ha prelevato una pistola a salve e l'ha piazzata accanto al cadavere per simulare una reazione contro un uomo armato.
La doppia vita dell'agente -
Le indagini hanno svelato l'esistenza di una doppia vita che Cinturrino riusciva a mantenere senza apparenti conflitti. Da un lato c'era Carmelo, l'uomo dalla vita normale appassionato del Milan e dei viaggi in Sicilia. Dall'altro lato agiva "Luca", il nome con cui era temuto nel mondo dello spaccio, dove avrebbe stretto accordi illeciti per ricevere denaro e dosi di droga. Questo sistema gli permetteva di colpire duramente solo chi non accettava le sue condizioni, alimentando un'immagine di poliziotto carismatico ed efficiente che nessuno, tra i colleghi, aveva mai osato sospettare fino a poco tempo fa.
Il terrore tra i colleghi -
Tra gli aspetti più inquietanti emersi dall'inchiesta è il timore che Cinturrino incuteva persino a chi lavorava al suo fianco. Tre giovani agenti, inizialmente coinvolti nella simulazione di una legittima difesa con l'uso di una finta pistola vicino al corpo della vittima, hanno infine rivelato quanto l'assistente capo fosse considerato pericoloso. Uno dei poliziotti ha confessato agli inquirenti di aver temuto seriamente che l'agente potesse sparargli alle spalle durante un'azione di inseguimento. Questo quadro allarmante ha spinto i magistrati a sottolineare l'estrema pericolosità criminale dell'uomo, giustificando la necessità della sua custodia cautelare in carcere.