L'intervista

Michele Morrone: "Dopo il film con Al Pacino interpreto mio padre"

L'attore italiano tra i più esportati all'estero si racconta: tra riconoscimenti importanti e progetti hollywoodiani, confessa quale sarebbe il suo più grande sogno (al cinema)

di Emanuela Griglié

Italianissimo da esportazione. Pugliese di Bitonto, ultimo di quattro figli, ma cresciuto nell'hinterland milanese, dove è arrivato bambino insieme alla famiglia. Infanzia a Melegnano segnata dalla malattia e dalla morte prematura del padre operaio edile, ma pure dalla precoce passione per la recitazione e il teatro. Michele Morrone, oggi 35 anni, mostra una certa tigna e scala in fretta le tappe del successo: attore, pittore, cantante, modello. Ha spiccato il volo anni fa con il film erotico polacco "365 giorni", con cui ha conquistato audience mondiali. Poi sono venuti gli spot per Dolce & Gabbana (l'ultimissimo con la modella Irina Shayk), i successi hollywoodiani - ha diviso il set, tra le altre, con Blake Lively  e la star di Euphoria Sydney Sweeney - le mega produzioni (l'ultima è "Maserati"). E pure non sono mancate le polemiche, tante, con i colleghi italiani, visto che la diplomazia non sembra essere il suo punto forte. L’attore, premiato a Taormina ai Nations Award – Thinkingreen per la carriera sempre più internazionale, racconta a Tgcom24 i nuovi progetti. Elegantissimo, accompagnato dal suo inseparabile team tutto al maschile, salta agilmente dall'inglese all'italiano. E l'impressione è che - nonostante tutto  - tenga saldamente il piede affondato sull’acceleratore.

"Sono reduce delle riprese di The Gentlemen 2 di Guy Ritchie. Abbiamo girato a Londra e pure sul lago di Garda: un’esperienza meravigliosa. Sono grato di aver avuto l'occasione di partecipare a questo film anche perché lui, Guy, è un regista molto impulsivo, nel senso che tende molto a farti improvvisare, nonostante avessimo pure degli enormi copioni da studiare".

Da un set internazionale all'altro.

"A ottobre - il 3, il giorno del mio compleanno - uscirà Maserati. In cui ho recitato con un cast incredibile: Al Pacino, Anthony Hopkins, Andy Garcia, Jessica Alba. Insomma, dei mostri sacri del cinema internazionale, vengono da un altro pianeta. Io sono cresciuto con in camera il poster di Scarface, trovarmi davanti Al Pacino è stato surreale. Il regista è il premio Oscar Bobby Moresco, è la storia della famiglia di Maserati, pionieri dell'industria automobilistica italiana. Ma il progetto a cui tengo di più è ancora in fase di scrittura. È un film che racconta mio papà e parla dell’Alzheimer, malattia di cui si è ammalato quando ero un bambino. Volevo capire che cosa succede al cervello nel momento in cui ti ammali. La sfida più grande, della vita, sarà per me quella di interpretare mio padre. Un uomo che peraltro non ho quasi mai conosciuto davvero: l’ho vissuto appieno fino ai nove anni, e poi ho avuto la sfortuna di perderlo. È una sfida mia personale, artistica, emotiva, che ho dentro di me da un bel po' tempo".

Oltre al cinema tra le tue più grandi passioni c'è la musica. Dopo l’album Dark Room, uscito nel 2020, la tua carriera da cantante è in stand-by?

"No, assolutamente, nuovo materiale è in fase di lavorazione. Mi sono fermato per qualche anno, ma adesso mi piacerebbe riprendere. Infatti sono in studio h24, ora che sono in un momento di stop dai set sto scrivendo moltissime canzoni, mi sto divertendo molto".

Più pronto per Sanremo o per entrare in lizza come prossimo James Bond?

"No, non credo che Sanremo sia l’opzione giusta per me. Non è una cosa che penso mi rappresenti a livello artistico. Anche perché le mie canzoni sono per ora tutte in inglese. James Bond invece mi piacerebbe molto: sarebbe un onore, sarebbe meraviglioso interpretare un ruolo come quello di 007".

Passando alla tua vita privata, sei diventato padre giovanissimo, a 24 anni (la madre è la stilista libanese  Rouba Saadeh da cui si è separato nel 2018, ndr). Che tipo di padre sei?

"Sono un padre molto severo, ma anche molto affettuoso. Marcus ha 12 anni, Brando 9, e me li porto dietro il più possibile. Anche se mi accusano di essere troppo rigido, in realtà è perché voglio essere un padre-padre, non un amico, come si fa oggi. Non mi piace la tendenza a instaurare questo rapporto di amicizia fra genitori e figli, non è la mia filosofia. Io ho avuto un padre e una madre, e vorrei che i miei figli anche abbiano un padre e una madre, non degli amici".

Una domanda che di solito si fa alle donne: pensi che il tuo aspetto fisico ti abbia penalizzato o aiutato nella carriera?

"No, assolutamente. Io credo che la bellezza sia una questione molto soggettiva. Io posso essere bello per una persona, ma meno bello per un’altra".

La tua vita è completamente cambiata sei anni fa, dopo il successo planetario di 365 giorni. Come l'hai vissuto?

"Sono diventato famoso a 30 anni, che ero già un uomo formato. Resto ancorato a terra grazie ai miei figli che sono sempre lì a guardarmi e giudicarmi. Alla fine, quando hai figli, guardi te attraverso loro".

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