Non l'ha data vinta a Donald Trump la Corte Suprema americana, che ha respinto la richiesta del presidente Usa di annullare la sentenza del procedimento in cui è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali e diffamazione ai danni della scrittrice E. Jean Carroll a metà degli anni Novanta. La massima corte di giustizia negli Stati Uniti ha pubblicato - come da prassi - una brevissima ordinanza breve, non corredata da motivazioni, in cui ha allontanato dal suo tavolo di lavoro la questione rifiutando di occuparsi del caso.
La denuncia di Carroll e le due condanne da 90 milioni di dollari -
La vicenda inizia con la causa federale intentata da Carroll a Manhattan, in cui la scrittrice sosteneva di essere stata aggredita sessualmente da Trump nel camerino di un grande magazzino nel 1996. Carroll ha raccontato l'episodio per la prima volta nel 2019 all'interno di un suo libro. Trump ha negato categoricamente l'accusa, dichiarando di non averla mai conosciuta e accusandola di aver inventato tutto per vendere copie del libro. Le accuse di diffamazione riguardano proprio queste dichiarazioni, in cui Trump aveva definito le accuse della Carroll una "truffa" e una "montatura". Nel maggio 2023 una giuria ha condannato Donald Trump per i reati di abuso sessuale e diffamazione, prevedendo a suo carico un risarcimento di 5 milioni di dollari. Nel gennaio 2024, in un procedimento separato e focalizzato solo sulla diffamazione, il presidente americano è stato condannato a pagare 83,3 milioni di dollari alla scrittrice, di cui 65 milioni di "danni punitivi" per i reiterati commenti offensivi.
Il ricorso di Trump -
Il tycoon ha impugnato entrambe le sentenze. Mentre la seconda - più corposa - rimane ancora in bilico nelle aule giudiziarie, la prima ora è passata in giudicato. Trump aveva fatto ricorso sostenendo che il giudice non avrebbe dovuto ammettere le testimonianze di altre due donne che lo avevano accusato di molestie né consentire alla giuria di visionare il celebre video "Access Hollywood", una registrazione del 2005 e resa pubblica nel 2016 in cui Trump si vantava con termini volgari di poter molestare le donne in virtù della sua notorietà. Trump ha sempre negato tutte le accuse.