In Italia sempre più organizzazioni non profit ricevono donazioni testamentarie. Tra il 2020 e il 2024 la quota di enti che hanno incassato almeno un lascito solidale è salita dal 61% al 77%. Nello stesso periodo, il peso di queste donazioni sulla raccolta fondi complessiva è passato dall'8% al 14%, quasi raddoppiando in cinque anni. È quanto emerge da un'analisi internazionale promossa dal Comitato Testamento Solidale insieme a Legavision, rete che riunisce oltre 25 realtà attive nella promozione del legacy giving in Europa, Australasia e Stati Uniti.
L'Europa corre veloce -
Il fenomeno non riguarda solo l'Italia. In tutta Europa i lasciti solidali stanno guadagnando terreno. Negli ultimi dieci anni il loro peso sulla raccolta fondi è cresciuto del 20% in Francia e in Belgio, di almeno il 50% in Germania, Spagna e Paesi Bassi, ed è raddoppiato in Austria. Il mercato più maturo resta il Regno Unito: dal 1992 al 2025 il valore delle donazioni testamentarie è aumentato del 400% e oggi rappresenta circa il 30% delle entrate da fundraising delle mille maggiori organizzazioni benefiche del Paese.
Le previsioni -
Le stime per i prossimi cinque-dieci anni sono ottimistiche. In Germania e Austria si prevede una crescita del 50%. In Belgio e Paesi Bassi tra il 20% e il 50%. Nel Regno Unito e in Spagna tra il 10% e il 20%. Elly Lont e Lena Vizy, coordinatrici di Legavision, sottolineano che la chiave del successo sta nel lavoro congiunto delle organizzazioni: quando collaborano per diffondere la cultura del lascito, la consapevolezza dei cittadini cresce in modo significativo.
Chi sceglie di donare -
In quasi tutti i Paesi analizzati il profilo tipico di chi fa un lascito solidale è quello di una persona over 65, donna e senza eredi diretti. Ma dove lo strumento è più radicato, come nel Regno Unito, l'età media dei testatori si abbassa e cresce anche il numero di persone con figli che scelgono di destinare una parte del patrimonio a una causa benefica.
In Italia cambia la cultura -
Anche in Italia si registra un'evoluzione culturale. Secondo la ricerca 2025 del Comitato Testamento Solidale, il 68% degli italiani coinvolgerebbe i propri familiari nella decisione di fare un lascito solidale. Il portavoce del Comitato, Rossano Bartoli, spiega che il lascito viene sempre più vissuto come una scelta valoriale, spesso condivisa con la famiglia, che diventa anche trasmissione di valori e visione del futuro.
Gli ostacoli ancora da superare -
Nonostante la crescita, restano barriere comuni a tutti i Paesi. Il timore di sottrarre risorse ai familiari, il tabù della morte, la percezione di complessità burocratiche e la scarsa conoscenza dello strumento frenano ancora molti potenziali donatori. Per questo le organizzazioni europee investono in campagne informative, eventi pubblici, webinar e percorsi di collaborazione con notai e professionisti legali.
Non serve un grande patrimonio -
Bartoli lo ribadisce con chiarezza: il lascito solidale non è una scelta riservata a chi ha grandi ricchezze. Può nascere da contributi piccoli o medi, frutto di una vita normale, ma capace di generare un impatto concreto e duraturo per la ricerca scientifica, l'assistenza, i diritti, la tutela dell'ambiente e il sostegno alle persone più fragili.
Il Comitato Testamento Solidale -
Nato nel 2013 per iniziativa di sei organizzazioni fondatrici, il Comitato Testamento Solidale riunisce oggi 29 enti tra cui Ail, Aism, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Save the Children, Croce Rossa Italiana, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Greenpeace, Oxfam, San Patrignano e Wwf, tra gli altri.