Ancora caccia al killer

Triplice omicidio a Roma, l'unico figlio sopravvissuto: "Mi stava aspettando, avevamo litigato"

Il racconto di Amir, scampato al killer che ha sterminato la sua famiglia. Si indaga sul movente passionale: "Mio padre voleva cacciarlo dalla comunità"

© Ansa

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"Avevamo litigato la scorsa settimana. Mi stava aspettando per ammazzarmi". Da pochi minuti il 20enne Amir è uscito di corsa grondante di sangue dal suo appartamento in zona Casalotti, nel quadrante nord-ovest di Roma. Lì l'amico di famiglia Shahadat Hossain, 43enne connazionale bengalese, aveva appena sterminato la sua famiglia - madre, padre e sorella di 8 anni - prima di avventarsi su di lui e ferirlo. "Mi stava aspettando a casa, mi stava aspettando". 

Il movente e la fuga del killer -

 È un racconto fin da subito lucido quello che, secondo quanto riporta Il Messaggero, l'unico superstite della strage della famiglia Uddin rende ai soccorritori. Nonostante il dolore delle ferite al capo e alle gambe, e quello ancora più atroce di aver visto cadavere i propri genitori Kamal e Jahan, così come la sorellina. Il movente è ancora ignoto, il killer - individuato anche dalla polizia come quello Shahadat di cui il giovane parlava - sarebbe riuscito a far perdere le sue tracce.

Il piedino della sorella e l'aggressione -

 "Sono rientrato a casa dopo aver finito di lavorare. Lui era lì", continua a raccontare Amir. "I primi secondi non mi sono accorto di niente". La scena del delitto era stata pulita per ore, i corpi senza vita nascosti sotto il letto. Tutto era normale, se non per il silenzio che regnava in un appartamento che doveva essere pieno di vita. E per il piedino della sorella, che spuntava da sotto il materasso della camera dei genitori. Poi la colluttazione con il killer: gli spintoni, i colpi di mannaia e la fuga in strada. Ora Amir è ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli. 

L'ipotesi passionale: "Mio padre voleva allontanarlo dalla comunità" -

 È un triplice omicidio nato e concretizzato, nella maniera più cruenta possibile, all'interno della comunità bengalese di Roma. Proprio per questo, fin dalle prime ore di indagini, una delle piste più battute sarebbe quella del movente passionale. Una relazione tra il killer 43enne e la madre 38enne di Amir, oppure qualche sguardo di troppo tra i due. E forse addirittura un'ossessione, sviluppata da Hossein anche di fronte ai continui rifiuti della donna. "La mia famiglia aveva discusso con lui", avrebbe ammesso l'unico superstite. "Mio padre voleva allontanare Shahadat dalla comunità. È stato lui". Quella stessa persona che i vicini di casa spesso hanno visto frequentare casa Uddin. 

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