Non c'è due senza tre: Kylie Jenner torna in tribunale, questa volta citata in giudizio dall'ex cuoca privata, che sostiene di essere stata sottoposta a condizioni lavorative pesanti a tal punto da averle causato un aborto spontaneo. La donna aveva iniziato a lavorare per la Jenner il Giorno del Ringraziamento nel 2024. Il tutto avviene due mesi dopo l'altra causa con Angela Vasquez, ex addetta alle pulizie che aveva portato in aula l'imprenditrice per discriminazione e ambiente di lavoro tossico. Poco dopo, un'altra dipendente aveva accusato la Jenner di non essere intervenuta di fronte a casi di maltrattamenti.
Un ambiente di lavoro ostile -
Secondo i documenti presentati alla Corte Superiore di Los Angeles e divulgati dal Los Angeles Times, la chef avrebbe lavorato su turni di 11-12 ore per cinque giorni a settimana, svolgendo anche attività fisicamente impegnative, come il trasporto di carichi pesanti. L'ex dipendente racconta che, durante un evento organizzato la sera di Capodanno per la famiglia Jenner, lo sforzo fisico e l'affaticamento sarebbero aumentati fino a provocarle un malore. La donna aveva comunicato ai suoi superiori di essere al terzo mese di gravidanza, chiedendo adeguati adattamenti delle mansioni, che secondo la denuncia non sarebbero stati concessi.
L'aborto spontaneo e il tentativo di corruzione -
Il giorno successivo, sempre secondo quanto riportato nella denuncia, avrebbe avuto una grave emorragia e in ospedale le sarebbe stato comunicato di aver perso il bambino. Dopo l'aborto spontaneo, la donna avrebbe sofferto di depressione e sarebbe stata rimproverata da un suo superiore perché il suo stato emotivo avrebbe "turbato Kylie Jenner". Inoltre, il management dell'imprenditrice avrebbe offerto del denaro all'ex cuoca in cambio del suo silenzio sulla vicenda. Al momento non risultano dichiarazioni pubbliche di Kylie Jenner in risposta alla denuncia.