Dopo le chat sessiste tra tranvieri, scoppia a Milano un nuovo scandalo hot. Stavolta si tratta di un progetto fotografico risalente al 2015, che aveva riscosso successo tra articoli di giornali e mostre, ma che torna a far parlare di sé dopo che l'autore, il fotografo e blogger toscano Ray Banhoff, alias di Gianluca Gliori, di recente, in un podcast, ne ha svelato i retroscena nel tentativo di riproporre questo suo lavoro 10 anni dopo la pubblicazione. Da quel progetto, Banhoff Street-Fie, realizzato, per stessa ammissione di Banhoff, in due anni di pedinamenti per le strade di Milano a fotografare donne sconosciute e loro parti intime senza che ne fossero consapevoli ("Andavo loro davanti e scattavo in faccia o sotto la gonna e loro non mi vedevano", sottolinea), erano nati una mostra e un libro. Ora le parole di Banhoff, "un esperimento goliardico nato su Whatsapp tra amici mentre la mattina depresso andavo a lavoro", sono finite nella bufera dopo la denuncia pubblica della pagina Instagram AesteticaSovietica, che ha lanciato anche un appello a tutte le "presunte" vittime: "Se vi riconoscete, denunciate". Così quegli scatti arrivano in procura: "Un reato diffondere immagini rubate sotto le gonne".
Il nuovo caso sessista a Milano -
Due anni di appostamenti, tremila scatti rubati con lo smartphone a donne per strada, sui tram, fin sotto la gonna, appesi a una mostra e venduti in un libro da collezione come "arte". A loro insaputa. Il set, anche questa volta, è Milano. "Denunceremo il fotografo. Perché in Italia il tuo volto resta tuo. Per esporlo, pubblicarlo o venderlo serve il tuo consenso", commenta sulle sue pagine social l'avvocata e attivista per i diritti Cathy La Torre, che prepara un esposto alla polizia postale. Le accuse? Sessismo, violazione della privacy e molestie.
Con la bufera social, Banhoff ha oscurato le sue pagine. Nel podcast del 21 giugno ricordava che già nel 2015 questo suo progetto era stato bollato come "sessista". "Io sono un uomo che ama e rispetta le donne", la sua difesa. Intanto, su più gruppi si sottolinea che "pedinare e fotografare donne e loro parti intime non è arte, è reato".