Instabilità "all'italiana"

Dalla Lady di Ferro ai governi lampo, passando per la Brexit: ecco come il Regno Unito ha perso la sua stabilità politica

Tra il 1979 e il 2007 il Regno Unito ebbe soltanto tre primi ministri, mentre dal 2016 al 2024 ne ha avuti cinque in appena otto anni

© Afp

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Se Margaret Thatcher governò il Regno Unito per oltre 11 anni e i suoi successori, John Major e Tony Blair, rimasero a Downing Street per altri 17, la stabilità quasi proverbiale del Paese d'Oltremanica ha subito forti contraccolpi dal 2016 in poi: negli anni successivi alla Brexit, infatti, Londra ha visto alternarsi cinque primi ministri in appena otto anni. Per gran parte del Novecento, grazie al sistema maggioritario e alla tradizione bipartitica, i primi ministri britannici sono riusciti spesso a governare per molti anni, con cambi di leadership relativamente rari. Da Margaret Thatcher in poi, (e soprattutto dalla Brexit in poi), però, il quadro ha iniziato a mutare: anche gli inglesi sembrano essersi "italianizzati", da quando governi più fragili, leadership contestate e cambi di guida sono sempre più frequenti. Il trend non accenna a fermarsi, visto che il laburista Keir Starmer non è arrivato al suo secondo anno di governo. 

Margaret Thatcher (1979-1990) 

La leader conservatrice soprannominata la "Lady di Ferro", guidò il Regno Unito per oltre 11 anni, diventando il primo ministro britannico più longevo del secondo dopoguerra. Thatcher trasformò profondamente l'economia britannica con privatizzazioni, deregulation e una dura lotta ai sindacati, di cui ridusse il potere. Vinse tre elezioni consecutive (1979, 1983 e 1987) e dominò la politica britannica per oltre un decennio. Nel 1990 fu costretta a dimettersi dopo una sfida interna alla leadership conservatrice, alimentata dall'impopolarità della "poll tax" e dalle divisioni sul rapporto con l'Europa. 

John Major (1990-1997) 

Successore di Thatcher, riuscì sorprendentemente a vincere le elezioni del 1992. Il suo governo, sempre conservatore, fu però segnato da continui conflitti interni tra gli euroscettici e i sostenitori dell'integrazione europea. L'economia fu scossa dal "Mercoledì nero" del 1992, ovvero dalla crisi valutaria della lira italiana e della sterlina inglese, quando quest'ultima uscì dal Sistema Monetario Europeo. Dopo anni di logoramento politico, arrivò alle elezioni del 1997 fortemente indebolito e fu sconfitto dai laburisti di Tony Blair nel 1997. 

Tony Blair (1997-2007) 

Artefice del "New Labour", riportò i laburisti al governo dopo diciotto anni di opposizione. Vinse tre elezioni consecutive, anche grazie alla promozione di importanti riforme nei servizi pubblici, e modernizzò l'immagine del partito. La sua popolarità fu però gravemente danneggiata dal sostegno alla guerra in Iraq del 2003. Dopo anni di tensioni con il suo cancelliere Gordon Brown e un crescente malcontento interno, lasciò l'incarico nel 2007. 

Gordon Brown (2007-2010) 

Considerato uno degli architetti del successo economico dei governi Blair, di cui fu per anni ministro delle Finanze, arrivò a Downing Street dopo le dimissioni del suo predecessore. Dovette però affrontare quasi subito la crisi finanziaria globale del 2008, adottando misure straordinarie per salvaguardare il sistema bancario. Pur ottenendo riconoscimenti per la gestione dell'emergenza economica, non riuscì a recuperare il consenso perduto dai laburisti: il partito arrivò logorato alle elezioni del 2010. Brown si dimise dopo la sconfitta elettorale e l'impossibilità di formare una nuova maggioranza.

David Cameron (2010-2016) 

Guidò il primo governo di coalizione britannico dal dopoguerra insieme ai Liberal Democratici. Riuscì a riportare i conservatori alla maggioranza assoluta nel 2015. Per risolvere le divisioni interne sul tema europeo indisse il referendum sulla Brexit, in cui si chiedeva ai cittadini di votare sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea. La vittoria del "Leave" nel 2016 rappresentò una sconfitta politica personale e lo spinse alle dimissioni. 

Theresa May (2016-2019) 

Anche lei conservatrice, succedette a Cameron con il compito di realizzare la Brexit. Tentò di rafforzare la propria posizione convocando elezioni anticipate nel 2017, ma perse la maggioranza parlamentare. Per oltre due anni cercò senza successo di far approvare il suo accordo di uscita dall'Unione Europea. Le continue bocciature parlamentari e la ribellione del suo partito la costrinsero a lasciare nel 2019. 

Boris Johnson (2019-2022) 

Figura carismatica e controversa, ottenne una larga maggioranza elettorale promettendo di "portare a termine la Brexit". Gestì la pandemia di Covid-19 e completò formalmente l'uscita dall'Ue. La sua caduta arrivò dopo una serie di scandali, culminati nel "Partygate", che minarono la fiducia dei conservatori. Una valanga di dimissioni nel governo, nel 2022, lo costrinse a fare un passo indietro. 

Liz Truss (6 settembre 2022 - 25 ottobre 2022) 

Il suo mandato è stato il più breve della storia britannica moderna, durando appena 49 giorni. Presentò un ambizioso piano di tagli fiscali che provocò il panico sui mercati finanziari e una crisi della sterlina. La perdita di credibilità fu immediata e travolgente. Priva del sostegno del partito, fu costretta a dimettersi dopo poche settimane.

Rishi Sunak (2022-2024) 

Ex ministro delle Finanze e conservatore, arrivò al governo con la missione di ristabilire la fiducia dopo il caos dell'era Truss. Riuscì a riportare una certa stabilità economica, ma il suo partito appariva ormai logorato da anni di divisioni e cambi di leadership. Nelle elezioni del 2024 subì una pesante sconfitta contro i laburisti e lasciò la guida del governo. 

Keir Starmer (2024 - 2026) 

Ex procuratore e leader del partito Laburista dal 2020, ha riportato i laburisti al potere dopo quattordici anni di opposizione. Ha promesso pragmatismo, stabilità e ricostruzione dei servizi pubblici. Il recente coinvolgimento, indiretto, nel caso Epstein e le ultime sconfitte dei laburisti alle elezioni locali lo ha hanno portato a lasciare l'incarico di primo ministro dopo soli due anni di mandato.

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