La decisione del tribunale

Romeo Beckham multato al volante della sua Porsche mentre telefonava

L'auto, una Porsche 911 Carrera, era ferma al semaforo quando un agente di polizia ha visto che il conducente concentrato sul suo smartphone. Il precedente del papà David di sette anni fa

© IPA | Romeo Beckham

© IPA| Romeo Beckham

Un controllo della polizia a Westminster ha portato alla condanna di Romeo Beckham, fermato dopo essere stato visto mentre utilizzava il telefono cellulare alla guida della sua Porsche 911 Carrera. Il caso, emerso dai documenti del tribunale, ha ricostruito una serie di comportamenti ritenuti incompatibili con una guida sicura, inclusa la presenza di un cane libero di muoversi all’interno dell’auto.

Il controllo a Westminster e la scena al semaforo -

 L'episodio risale allo scorso settembre, quando il giovane è stato fermato dalla polizia mentre si trovava fermo a un semaforo rosso in Victoria Street, nel cuore di Westminster. Secondo quanto riportato negli atti, un agente lo avrebbe notato poco prima delle 11:20 del mattino mentre teneva lo smartphone tra le mani invece di prestare attenzione alla strada.

Il veicolo, una Porsche 911 Carrera, era fermo al semaforo quando l'agente ha osservato che il conducente sembrava concentrato sul dispositivo invece che sulla guida, una distrazione che ha immediatamente attirato l'attenzione della pattuglia.

La passeggera, il telefono e il cane -

 Dai documenti giudiziari emerge che in auto era presente anche una passeggera, a sua volta impegnata con il telefono. Sul suo grembo si trovava inoltre un cane libero di muoversi nel veicolo.
La combinazione di elementi ha contribuito a delineare un quadro di distrazione generale all'interno dell'abitacolo, con il rischio che la concentrazione del conducente risultasse compromessa anche in una situazione di traffico fermo.

L'intervento dell'agente e le osservazioni sulla guida -

 L'agente di polizia, il PC Luke Short della Metropolitan Police, ha descritto nelle sue dichiarazioni di aver osservato il conducente con lo sguardo rivolto verso il basso, intento a utilizzare il telefono. Ha riferito di aver visto il giovane scorrere lo schermo con i pollici mentre il dispositivo era tenuto vicino al volante.

Secondo il suo racconto, la distrazione era evidente e il conducente non avrebbe avuto il pieno controllo del veicolo. Dopo aver notato la situazione, l'agente ha deciso di fermare l'auto e ha fornito anche indicazioni relative alla presenza del cane.

La condanna del tribunale e la sanzione economica -

 Il procedimento si è concluso la scorsa settimana presso il Westminster Magistrates' Court, dove Romeo Beckham è stato dichiarato colpevole di guida senza adeguato controllo del veicolo.

La pena stabilita comprende una multa da 440 sterline, di tre punti sulla patente levati  e130 sterline di spese processuali. Il giovane non avrebbe presentato una dichiarazione di colpevolezza durante le comunicazioni inviate al suo indirizzo di Londra sud-occidentale.

La mancata risposta e la procedura giudiziaria -

 Dopo essere stato contattato dalle autorità, a Beckham era stata offerta la possibilità di pagare una sanzione amministrativa e seguire un corso di educazione stradale, opzione che avrebbe evitato il ricorso a un procedimento penale. Tuttavia, non avrebbe risposto alle comunicazioni ricevute.

Per questo motivo il caso è stato trattato attraverso la "single justice procedure", un meccanismo che consente di giudicare alcune infrazioni stradali senza un'udienza pubblica. La decisione di colpevolezza è stata quindi presa sulla base delle prove raccolte dalla polizia.

Un precedente familiare e il confronto con il passato -

 La vicenda ha riacceso anche il confronto con un episodio simile che riguarda la famiglia Beckham. Circa sette anni fa, infatti, David Beckham era stato sanzionato con un divieto di guida di sei mesi per uso del telefono al volante.

In quel caso, l'ex calciatore aveva spiegato che la sospensione della patente avrebbe avuto conseguenze pratiche sulla vita familiare, impedendogli di accompagnare i figli a scuola. Un precedente che oggi torna a essere citato nel commento del caso che coinvolge il figlio Romeo, riportando l'attenzione su un tema ricorrente legato alla distrazione alla guida anche tra personaggi pubblici.

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