Estate

Vacanze: perché è così difficile ricaricarsi davvero

Tra reperibilità tossica e ansia da prestazione social, l’ozio è diventato il nuovo lusso che non sappiamo più concederci

© Istockphoto

© Istockphoto

Le vacanze sono ormai vicine, ma invece di cancellare lo stress accumulato in mesi di lavoro, rischiano di trasformarsi in una prosecuzione del lavoro di ufficio con altri mezzi e in altri luoghi. Il passaporto è pronto, la valigia è chiusa e l'outfit per il viaggio è già stabilito, eppure, mentre la spiaggia si avvicina, il peso del vero bagaglio è qualcosa di cui non riusciamo a liberarci: lo smartphone, con il suo carico di email, notifiche e scadenze sospese che, già lo sappiamo, continuerà a perseguitarci anche in vacanza. Perché staccare la spina è diventato così difficile? Non si tratta solo di dovere, ma di una complessa trappola psicologica e sociale: se ne restiamo prigionieri diventa impossibile, ricaricare davvero le batterie in vacanza.

IL RUMORE MENTALE – Il mental chatter, ovvero il “rumore mentale” è il terreno da cui si alimenta l'incapacità di rilassarsi. Si tratta del flusso incessante di pensieri, micro-scadenze e proiezioni ansiose che la mente produce in automatico, come un vero e proprio "ronzio di fondo" che non si spegne mai, neppure quando desidereremmo entrare in modalità off.  Questo fenomeno si alimenta di quella che i neurologi definiscono Default Mode Network, una rete cerebrale che si attiva proprio quando non stiamo facendo nulla. In pratica, la mente non allenata all'ozio, invece di rilassarsi, usa questo spazio vuoto per fare l'inventario dei problemi irrisolti, pianificare l'autunno o rimuginare su quella mail lasciata in sospeso. Il risultato? Un paradosso modernissimo: il corpo è immobile su un lettino in spiaggia a Creta, ma la mente sta ancora correndo per tener fede alle scadenze di lavoro a Milano. Questo scenario è confermato anche dai numeri: secondo diversi studi internazionali sul rapporto tra lavoro, tecnologia e benessere mentale, oltre il 60% delle persone controlla e-mail o notifiche di lavoro anche durante le ferie. Risulta in crescita anche il fenomeno della cosiddetta “always-on culture”, la cultura della reperibilità continua, alimentata da smartphone, social media e piattaforme digitali che rendono sempre più difficile creare veri momenti di disconnessione.

LA TRAPPOLA DELLA "REPERIBILITÀ TOSSICA" - La reperibilità tossica non è semplicemente il gesto di rispondere a una mail sotto l'ombrellone, ma è piuttosto uno stato mentale alimentato da dinamiche culturali che colpiscono in modo particolare le donne manager e professioniste. Con il lavoro ibrido, la presenza fisica è stata sostituita dalla reattività online: rispondere subito, a qualsiasi ora, è il nuovo indicatore di status e il fatto di trovarsi in vacanza, anche solo per pochi giorni, si trasforma nel timore di essere considerata "disimpegnata" e lasciata da parte. Il loop della dopamina, fa poi la sua parte: le notifiche di Slack, Teams o delle email aziendali attivano i circuiti cerebrali della gratificazione e la mente confonde questa scarica momentanea con il vero riposo, preferendo l'ansia nota del lavoro al "vuoto" creato dall’ozio. Se a questo si aggiunge il carico della gestione domestica a distanza, con scadenze familiari, il coordinamento della casa e dei figli, ne deriva che il cervello delle donne non riesce mai a “spegnersi”.

IL CERVELLO NON HA UN INTERRUTTORE "ON/OFF"- Il passaggio drastico dai ritmi della città al silenzio della vacanza non può avvenire in modo brusco: quando l'adrenalina cala bruscamente, il corpo reagisce a modo proprio, ovvero con emicrania, spossatezza e altri sintomi simili. Di conseguenza, la mente cerca rifugio nell'unica cosa che sa fare bene: produrre ansia da risoluzione dei problemi, amplificata dalla FOMO (Fear of Missing Out, ovvero la paura di essere esclusi dai flussi decisionali), oppure al contrario, dalla compulsione di documentare ogni istante “perfetto” con foto sui social network. Una soluzione per rompere gli schemi di queste abitudini ormai radicate nella persona esiste e si basa sull’idea che ognuno di noi possa influenzare il proprio stato di benessere intervenendo su pensieri, emozioni e abitudini quotidiane.  Per riuscire a riposare davvero occorre quindi una strategia di ri-pianificazione delle proprie abitudini.

LE SOLUZIONI E TECNICHE PER RIPOSARE DAVVERO – Ecco allora un piccolo vademecum salva vacanze, per imparare a creare il silenzio mentale necessario a riposare davvero:
-Il messaggio di out of office: nella riposta automatica della casella e-mail evitiamo le formule timorose o ambigue, come “Sono assente ma cercherò di rispondere appena possibile”: meglio un messaggio chiaro che definisca i confini: "Grazie per avermi scritto. Sono in vacanza senza accesso alla posta elettronica. Per urgenze improrogabili contattare il collega X, altrimenti risponderò al mio rientro".
-Via il telefono: se non è possibile disconnettersi completamente, magari per motivi personali o familiari, separiamo i canali: utilizziamo un vecchio telefono o una SIM secondaria solo per le chiamate d'emergenza dei familiari stretti. Lo smartphone principale, con le app di lavoro, i social e le e-mail aziendali, deve restare spento e ben chiuso in un cassetto, soprattutto durante i pasti e le gite. Riserviamoci, tutt’al più, una finestra oraria di reperibilità in cui ricevere chiamate e messaggi.

-Sostituzione dei rituali: se abbiamo un momento della giornata in cui per abitudine ci colleghiamo a messaggi e social, cerchiamo di sostituire quella consuetudine con un’abitudine più “leggera” e analogica, come una nuotata mattutina, la lettura di un quotidiano cartaceo mentre si fa piacevolmente colazione, o dieci minuti di contemplazione del panorama mentre respiriamo in modo lento e consapevole.  Servirà a dare al cervello un piacere alternativo alla dopamina digitale.
-Immergiamoci nel silenzio mentale – Come spiega Richard Romagnoli, formatore e coach, il silenzio non come semplice assenza di rumore, ma una pratica concreta, capace di influire sul benessere mentale e fisico. Per questo bisognerebbe creare uno spazio di una decina di minuti senza rumori e senza stimoli già nei giorni che precedono la partenza, per insegnare gradualmente al cervello come disconnettersi e per non arrivare alle vacanze troppo esauriti. La stessa consuetudine va conservata in vacanza, con uno spazio di silenzio mentale, senza musica e senza contenuti da “consumare”. Si può fare invece una passeggiata sulla spiaggia o in pineta, ascoltando il suono della natura, dei nostri passi o del respiro, per creare un momento di quiete dentro di sé.

E AL RITORNO… - Qui arriva il vero banco di prova: per non far svanire immediatamente il beneficio della vacanza, il consiglio è mantenere anche in città qualcuno dei rituali quotidiani di presenza e silenzio. Basta qualche minuto di respirazione lenta al mattino, prima di guardare il telefono, per aiutare il sistema nervoso a iniziare la giornata in modo diverso.