DOPO IL MISSILE A PALM JUMEIRAH

Dubai, la guerra fa tremare il mercato immobiliare del lusso: vendite a picco e investimenti spostati altrove

Chi decide di vendere un immobile è costretto ad accettare sconti tra il 20% e il 30%, rispetto alle valutazioni antecedenti il conflitto tra Usa e Iran

© Istockphoto

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Dopo anni di crescita sostenuta e record di vendite, il prestigioso mercato immobiliare di lusso di Dubai sta mostrando evidenti segnali di rallentamento. L'instabilità geopolitica che ha interessato, e sta continuando a interessare, il Medio Oriente ha alimentato le preoccupazioni degli investitori frenando l'entusiasmo che aveva caratterizzato il settore negli ultimi anni. Nel mese di maggio le transazioni immobiliari hanno registrato una contrazione vicina al 20% rispetto al mese precedente, confermando una fase di raffreddamento che sta interessando uno dei mercati che, negli ultimi anni, si era imposto come tra i più virtuosi e dinamici su tutto il panorama internazionale.

Un calo pari a quello registrato durante la pandemia -

 Secondo gli ultimi dati forniti dalla società di consulenza ValuStrat, le transazioni attuali sono scese a meno della metà rispetto al periodo dell'anno scorso. A confermare la gravità del momento ci pensa la società di analisi Reidin. Secondo quest'ultima sono state registrate vendite per un valore di 22,5 miliardi di dirham - pari a 5,3 miliardi di euro - nel mese di maggio. Cifra, questa, che fa segnare un -42% rispetto al mese di aprile del 2025 e che si piazza in una posizione drasticamente lontana dai 46,6 miliardi di dirham - pari a circa 11 miliardi di euro - sfiorati prima dell'inizio del conflitto tra Usa e Iran. "Il mercato delle case già pronte non registrava un calo annuale di questa portata dall'inizio della pandemia", ha affermato il responsabile della ricerca, Haider Tuaima. 

Il paradiso fiscale sferzato dalla guerra -

 Per anni Dubai è stata considerata come la perla degli Emirati Arabi Uniti. Un alone di fascino, prestigio e lusso ha sempre avvolto la città che, per questo motivo, è sempre riuscita ad attrarre investitori e nomadi digitali ad alto reddito. Punto, quest'ultimo, favorito dalla politica di totale esenzione dalle imposte sul patrimonio che ha portato la città a essere considerata un vero e proprio "paradiso fiscale". Lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, e il successivo impatto di un missile iraniano su un hotel a cinque stelle nella celebre zona di Palm Jumeirah, hanno contribuito a far diminuire l'euforia generale lasciando spazio a panico e angoscia. Diversi agenti immobiliari hanno confermato che molti dei facoltosi investitori stranieri hanno lasciato la città. "Gli acquirenti dell'Europa occidentale sono ora restii", ha spiegato Yasin Valimulla, consulente specializzato in immobili di lusso. Inoltre, chi decide di vendere un immobile a Dubai oggi è costretto ad accettare sconti tra il 20% e il 30%, rispetto alle valutazioni antecedenti il conflitto. 

La crisi delle agenzie immobiliari -

 Alla fine del 2025 Dubai, per quanto riguarda il mercato immobiliare, aveva superato metropoli del calibro di Londra, New York e Los Angeles. Il numero di compravendite di immobili di lusso aveva, infatti, contribuito a far diventare la città un gigante globale. Tuttavia, secondo quanto osservato da Valimulla, "i numeri erano diventati insostenibili". Il settore sta ora affrontando le conseguenze di una sorta di selezione naturale che non era pronto a fronteggiare. Dopo l'esplosione del numero di agenti immobiliari, passati da mille a diecimila - si tratta di un aumento del 900% - il mercato si è trovato a non riuscire più a sostenere la situazione. Un osservatore ha previsto, infatti, che molte piccole agenzie nate sull'onda dell'entusiasmo saranno costrette a chiudere i battenti o, alla meglio, a essere inglobate da realtà più grandi e affermate. 

La migrazione dei capitali -

 Il quadro già abbastanza grave in cui versa la metropoli si potrebbe aggravare a causa dello spostamento degli investimenti che i "nomadi super ricchi" stanno effettuando verso altri hub internazionali considerati più stabili, tra questi Milano, Londra e Singapore. La possibile ripresa del mercato di Dubai rimane, come si evince, vincolata all'evoluzione dello scenario geopolitico regionale e la firma del memorandum avvenuta nelle scorse ore tra Stati Uniti e Iran potrebbe rappresentare un piccolo passo avanti in questo senso. La città, nel frattempo, dovrà fare i conti con una fase di profonda riflessione e di ridimensionamento dei prezzi, mettendo fine a un'era di crescita sregolata, deregolamenta che appariva infinita in un contesto di spazio e risorse che, al contrario, si sono rivelate limitate. 

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