Aveva intrattenuto con la collega una relazione extraconiugale ma aveva continuato a molestarla e perseguitarla anche dopo la fine del loro rapporto, inviandole messaggi minatori. La Ferrari ha deciso di licenziare un operaio 40enne del reparto corse clienti. L'uomo aveva fatto ricorso chiedendo 200mila euro di danni, ma il giudice ha dato ragione al Cavallino.
La relazione e i messaggi minatori: "Mi fai schifo, me la paghi" -
È tutto iniziato con la relazione tra i due colleghi, entrambi assunti in casa Ferrari a Maranello. L'uomo, sposato, avrebbe infatti iniziato a frequentare la collega, ma quando i rapporti si sono interrotti il 40enne avrebbe iniziato a manifestare atteggiamenti ostili. Da quel momento, infatti, la donna era stata oggetto di atteggiamenti persecutori da parte del collega. In particolare un bombardamento continuo di messaggi da una lunga serie di numeri, anche anonimi, del tenore di: "Ciao… perché…? Hai sbagliato, distrutto tutto, sei tenebra e fulgido allo stesso momento perfida e poco sincera bimba viziata! Non hai capito nulla sarà tardi quando lo farai. Ma tanto sei egoista per farlo. Questa me la paghi". E ancora: "Mi fai veramente schifo, sei vomitevole, sparisci dalla circolazione e se mi vedi abbassa la testa, te ne pentirai".
La denuncia e il licenziamento -
Atteggiamenti sempre più ossessivi, che avevano convinto la giovane a denunciare i fatti ai carabinieri e alle risorse umane della Ferrari. Proprio secondo quanto giudicato dalla casa automobilistica, quegli atteggiamenti costituivano "una serie di condotte scorrette e non legittime, tali da poter integrare ipotesi di molestia, intimidazione e financo di atti persecutori". Dopo aver avviato un procedimento disciplinare, e forte dell'ammonimento da parte del questore, Ferrari aveva optato per licenziare il dipendente, assunto dal 2012 con contratto a tempo indeterminato.
Il ricorso, la richiesta di risarcimento e la decisione del giudice -
L’uomo si era rivolto a un legale, chiedendo il reintegro nel posto di lavoro e un risarcimento danni cospicuo – accusando l'azienda di licenziamento illegittimo – di 200mila euro. Il giudice del lavoro di Modena, dopo aver rigettato la richiesta dell’uomo, ha dichiarato legittimo il licenziamento vista la condotta persecutoria tenuta nei confronti della collega. Secondo il togato, infatti, "la reazione di Ferrari" è stata "pienamente giustificata, in quanto la datrice di lavoro è tenuta a preservare la salute psico-fisica dei lavoratori e ad attivarsi per rimuovere eventuali condotte lesive". All’uomo è stato comunque riconosciuto un indennizzo di 14 mensilità.