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La forza dell'economia Usa può spingere la Fed ad alzare i tassi prima di tagliare

PGIM, in un commento di Daleep Singh, prevede tre rialzi dei tassi quest’anno, ma seguiti da tre ribassi nel 2027 e un ultimo nel 2028. I cinque fattori che hanno motivato le nuove stime

 | Fed

L'economia USA continua a pieno ritmo con crescita sopra il trend, inflazione oltre l'obiettivo e mercato del lavoro in ripresa. Tutto suggerisce che la Fed assumerà un orientamento più restrittivo, inducendo PGIM ad aggiornare le sue previsioni: tre rialzi di 25 punti quest'anno, probabilmente di breve durata, seguiti da tre tagli di 25 punti nel 2027, e da un ultimo taglio nel 2028, per un tasso terminale del 3,375%, leggermente sotto il livello attuale. Un commento di Daleep Singh, Vice Chair e Chief Global Economist e Robert Sockin, Chief U.S. Economist di PGIM, indica cinque fattori chiave che hanno portato a rivedere le previsioni.

CRESCITA TRAINATA DALL’IA E IL FATTORE WARSH
Il primo è una crescita attesa del PIL del 2,3% quest'anno, trainata dallo sviluppo dell'IA, il secondo Inflazione elevata con rischi al rialzo, già salita al 3,8% annuo ad aprile, il terzo un mercato del lavoro USA che si sta surriscaldando, a metà strada tra stabilizzazione e accelerazione. PGIM cita poi il notevole cambiamento verso una comunicazione più restrittiva della Fed, proseguito anche dopo l'insediamento di Kevin Warsh, e infine l'orientamento del nuovo presidente della Fed, che potrebbe aver bisogno di consolidare la sua credibilità e contribuire a portare l'inflazione verso il target del 2%.

CHIAVE IL RENDIMENTO DEI TREASURY
La domanda più importante, e anche il rischio maggiore per le nuove previsioni, sottolinea Singh, è se ci sarà copertura politica che permetta aumenti dei tassi, come sforzo “precauzionale” per contrastare anche il recente aumento dei rendimenti dei Treasury. Le implicazioni di mercato riguardano in primo luogo proprio questi ultimi, che potrebbero subire ulteriori pressioni al rialzo, mentre la Fed avvia il ciclo di rialzi precauzionali. Secondo il modello di PGIM, quelli a 10 anni potrebbero salire fino a circa il 4,60%, ipotizzando che il mercato sconti tre aumenti della Fed.

IMPATTO SFUMATO SUGLI ASSET A RISCHIO
L'ulteriore pressione al rialzo sui tassi a breve dovrebbe moderare l'aumento dei tassi a lungo, con un ulteriore appiattimento della curva. L'impatto sugli asset rischiosi è più sfumato: in precedenza PGIM prevedeva un moderato ampliamento degli spread creditizi, ma mercati rassicurati dalle misure per controllare l’inflazione in un contesto di economia solida, dovrebbero limitare qualsiasi allargamento degli spread.

VERSO UN DOLLARO PIÙ FORTE
La conseguenza più evidente derivante dall'inasprimento della politica monetaria della Fed è un dollaro più forte. In precedenza PGIM aveva ipotizzato che una Fed più accomodante, maggior incertezza di politica economica e aspettative di inflazione più elevate, che avrebbero penalizzato il biglietto verde.

SPINTO DA FED ED ECONOMIA SOLIDA
Ma, sottolinea Singh in conclusione, con la Fed più proattiva e l'economia USA in buona salute e meglio attrezzata per far fronte agli shock energetici, il dollaro dovrebbe avere maggiori probabilità di apprezzarsi rispetto alle principali valute.