Il fatto non costituisce reato. Con questa motivazione la giudice Paola Braggion ha assolto gli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva nella prima sentenza arrivata dopo una delle tante indagini aperte dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica, ovvero il caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne e anche la confisca della Torre. Un applauso si è alzato in aula da parte di alcuni imputati presenti.
"Seguite le regole e in buona fede" -
Per "tutti difetta l'elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione" edilizia. Lo scrive il Tribunale di Milano, in una nota firmata dal presidente Fabio Roia, per spiegare, prima del deposito delle motivazioni, la sentenza sul caso Torre Milano. "La prassi consolidata del Comune di Milano", si legge, "consentiva l'intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato a OPM srl", ossia con una Scia. Mentre il legale di Stefano Rusconi, uno degli otto imputati assolti, commenta: "È un raggio di luce nella notte che ha avvolto la città per tre anni. È una sentenza giusta, che riconosce la piena innocenza di chi ha seguito le regole che Milano si era data, e che spazza via una volta ancora i teoremi immaginari della Procura".
Sala: "Violenza verbale dei pm nelle inchieste" -
"La cosa che proprio mi ha molto amareggiato è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse". Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala commentando la prima sentenza relativa alle inchieste sull'urbanistica. Sala ha poi detto di avere due motivi di amarezza: "il primo è aver visto colpite persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell'onestà. Faccio un nome, l'ex assessore Tancredi che ha visto anche un po' rovinata la sua carriera e il suo equilibrio. E poi la seconda cosa, c'è un continuo uso di aggettivi, una necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione". "Un mio amico - ha aggiunto il sindaco Sala a margine di una conferenza stampa - mi raccontava del maxiprocesso di Palermo e mi diceva: "Se ti vai a leggere quelle carte non c'è un aggettivo, ci sono fatti". Se ripensiamo a tutto quello che è stato detto e scritto in quest'ultimo anno ci sono tantissimi aggettivi e sono proprio tesi a discreditare persone e istituzioni rispetto all'opinione pubblica, questo non va bene. Fino a utilizzare termini come 'democrazia urbanistica' e come appunto 'sovvertimento'. Noi siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica". "Ora io chiedo: accusare un'istituzione di sovvertire la democrazia urbanistica vuol dire fare il proprio lavoro e quindi esprimere un giudizio legale o vuol dire fare politica?", ha concluso.
Sala: "Magistratura lavora in contesto di incertezza normativa" -
"La giustizia ha tante teste, la stessa Procura ha tante teste. È chiaro che, a questo punto, sono anche un po' curioso di capire il dottor Viola, come vede la situazione". Lo ha detto Giuseppe Sala, sindaco di Milano, in merito alle inchieste sull'urbanistica. "È evidente che sta tutto in una responsabilità generale - ha affermato - e quindi gli chiedo che giudizio dà, a questo punto, dell'operato del suo team. Posto che tutti noi dobbiamo dare un giudizio del nostro operato e di chi lavora con noi". Inoltre, il primo cittadino di Milano ha evidenziato di riconoscere che la magistratura "lavora in un contesto di incertezza normativa". "Questo lo riconosco non è malafede, parlo di esagerazione nei toni - ha proseguito - ma non metto assolutamente in discussione la loro buona fede e capisco che quando si lavora su una incrostazione normativa e legislativa come quella della sull'urbanistica con una legge madre che è del 1942, anche loro possono avere difficoltà".
Chi erano gli imputati -
Si tratta della prima sentenza dopo una delle tante indagini aperte, da ormai quasi quattro anni, dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica e su presunti abusi edilizi. Inchieste che, poi, in alcuni casi sono arrivate a contestare anche ipotesi di corruzione. Erano stati chiesti 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne avanzate per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La pm aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia. Tutti e otto gli imputati sono stati assolti con formula piena. Motivazioni tra 90 giorni.
Per la Torre usata una "scia con atto d'obbligo", che significa -
Il Comune, parte offesa per i pm, non si era costituito parte civile contro gli imputati. Secondo le indagini e l'accusa, per costruire quella Torre di oltre 80 metri e 24 piani, come in altri casi, era stata usata una "Scia con atto d'obbligo", ossia un'autocertificazione, invece che un piano attuativo con convenzione urbanistica, che avrebbe preso in considerazione gli annessi servizi da garantire nell'area. Secondo i pm, una nuova costruzione era stata "spacciata" per una ristrutturazione. Ipotesi che riguarda tanti altri procedimenti e che è stata spazzata via da questo primo verdetto.