Gli Iron Maiden si preparano al loro grande live allo Stadio San Siro a Milano il 17 giugno, l'unica data italiana del loro attesissimo Run For Your Lives Tour. Un appuntamento unico perché, per la prima volta, una band metal si esibirà sul palco dello stadio più importante d’Italia. La scaletta del concerto ripercorrerà i grandi classici tratti dagli album pubblicati tra l’omonimo debutto del 1980 e Fear Of The Dark del 1992. Questo 2026 rappresenta un anno straordinario per la band britannica che, nell'anno delle celebrazioni per i 50 anni di carriera, ha già raggiunto traguardi importanti. Lo scorso maggio è uscito anche Iron Maiden: Burning Ambition, il documentario ufficiale dedicato alla storia del gruppo. A coronare questo anno celebrativo c'è l'ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame. In una carriera lunga e prestigiosa, la band ha venduto oltre 130 milioni di album e tenuto più di 2.400 concerti in tutto il mondo, affermandosi come una delle realtà heavy metal più influenti e amate di sempre.
Le origini e i primi album -
La band viene fondata il giorno di Natale del 1975 dal bassista Steve Harris, da sempre mente e leader indiscusso del gruppo. Il nome si ispira allo strumento di tortura medievale ("la vergine di ferro") visto nel film L'uomo dalla maschera di ferro. Con Paul Di'Anno - scomparso a ottobre 2024 - alla voce, pubblicano il debutto omonimo Iron Maiden (1980) e Killers (1981). Sono album ruvidi, energici, con forti influenze punk, che li proiettano subito al centro della scena rock britannica.
L'arrivo di Bruce Dickinson e il successo mondiale -
Nel 1981 Di'Anno viene allontanato a causa dei suoi eccessi e sostituito da Bruce Dickinson. La sua voce potente e operistica cambia per sempre il sound della band. Nel 1982 esce The Number of the Beast, un successo planetario che contiene inni come Run to the Hills. Seguono album leggendari come Piece of Mind (1983), Powerslave (1984) - accompagnato dal mastodontico tour mondiale da cui fu tratto il live Live After Death -, Somewhere in Time (1986) e il concept Seventh Son of a Seventh Son (1988). In questo periodo si stabilizza la formazione storica con Adrian Smith e Dave Murray alle chitarre e Nicko McBrain alla batteria.
Anni Novanta: i primi cambi -
All'inizio del decennio il chitarrista Adrian Smith lascia la band e viene sostituito da Janick Gers. Escono album come No Prayer for the Dying (1990) e Fear of the Dark (1992), la cui canzone omonima diventa un punto fermo di ogni concerto. Nel 1993, Bruce Dickinson lascia la band per dedicarsi alla carriera solista. Viene sostituito da Blaze Bayley. Con lui la band pubblica The X Factor (1995) e Virtual XI (1998): sono album dai toni molto più cupi e riflessivi, che dividono i fan e risentono del calo di popolarità del metal in quegli anni.
La reunion e il ritorno -
Nel 1999 avviene la svolta: Bruce Dickinson e Adrian Smith rientrano nel gruppo. La band decide di non licenziare Janick Gers, diventando così una formazione a tre chitarre. Nel 2000 esce Brave New World, che segna un clamoroso ritorno al successo commerciale e di critica. Da quel momento la band non si è più fermata, orientandosi su sonorità più complesse e vicine al progressive metal con album come Dance of Death (2003), The Book of Souls (2015) e l'acclamato Senjutsu (2021).
La mascotte: Eddie the Head -
A comparire su tutte le copertine dei dischi dei Maiden, c'è la mostruosa e famosissima mascotte: Eddie. Disegnato originariamente da Derek Riggs e nato come maschera kabuki giapponese, appare anche fisicamente sul palco durante i concerti, cambiando aspetto a seconda del tema dell'album.