Ansia, desiderio di fuga, sconforto: una di queste tre emozioni è quella che prevale nello stato d’animo di tre maturandi su quattro.
Normale, quindi, che il 65% degli studenti che si apprestano ad affrontare l’imminente esame si ritrovi molto spesso a pensare di non essere pronto, come anche che il 57% definisca il livello di stress percepito decisamente elevato e che una quota più o meno simile denunci una sostanziale variazione delle abitudini alimentari o dei ritmi sonno-veglia, necessitando quindi di una dose superiore di dopamina da smartphone, di caffeina, di nicotina o di farmaci.
A lanciare l'allarme è un’indagine congiunta realizzata dal portale Skuola.net in collaborazione con gli psicologi e psicoterapeuti dell'Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo).
Lo studio, condotto su un campione di mille maturandi, restituisce la fotografia di una generazione per cui l'esame si è trasformato in un implacabile banco di prova, in particolare sul proprio valore personale.
A spaventare, infatti, non sono tanto le commissioni o le materie quanto l'implacabile giudizio verso se stessi - indicato come fonte principale di pressione da ben il 67% dei candidati - accompagnato da un dilagante senso di solitudine, visto che 6 su 10 difficilmente trovano qualcuno con cui parlare nei momenti di sconforto connessi all’esame e solo il 38% trova sempre qualcuno con cui confrontarsi.
Una pressione interiore insostenibile che, troppo spesso, viene affrontata con "aiutini" non troppo salutari: nicotina, caffeina, dopamina (da smartphone) e veri e propri farmaci fanno capolino nel sistema nervoso di una quota non trascurabile di ragazze e ragazzi.
Il corpo cede: alimentazione alterata e abuso di caffeina e nicotina
Questo fortissimo stress mentale non resta, dunque, confinato nella psiche - lo stato emotivo è percepito in peggioramento dall'83% degli intervistati - ma scarica molti dei suoi effetti sul corpo, il cui stato di salute è percepito in peggioramento per il 74% dei maturandi.
I ritmi biologici saltano completamente e quasi uno studente su due (48%) ha, per esempio, alterato in modo drastico il rapporto con il cibo, dividendosi tra un 27% che mangia molto di più per fame nervosa e un 21% che ha lo stomaco chiuso.
Stesso dicasi per il sonno: quasi 2 maturandi su 3 hanno visto mutare i propri bioritmi, ritrovandosi a dormire molto meno del solito (42%) o molto più del consueto (17%).
Per reggere maratone di studio estenuanti, la maggioranza ricorre poi alle scorciatoie chimiche ed "eccitanti": il 47% ha aumentato l'uso di caffè e bevande energizzanti, spesso in maniera combinata.
Preoccupano pure i dati sui comportamenti più estremi: il 51% dei fumatori abituali - circa un terzo del campione - dichiara di aver incrementato il consumo di nicotina e derivati, mentre il 47% dei consumatori abituali di farmaci e integratori - anche qui un terzo dei maturandi - ha incrementato il fabbisogno di sostanze per migliorare la performance psico-fisica.
La dopamina dello smartphone: valvola di sfogo o trappola?
Nella "collezione" di sostanze psicotrope non poteva mancare, poi, la dopamina, il cui rilascio viene favorito da molte delle piattaforme - come i social media - a cui si accede dagli smartphone.
Infatti, il 38% ha sentito il bisogno di incrementare in maniera massiccia l’uso di tecnologia, a cui si aggiunge un ulteriore 26% che ha cercato di limitare questo surplus dopaminergico: tutti gli altri hanno continuato con la solita "dose".
Ma l'iper-connessione si rivela un'arma a doppio taglio: se per il 13% il telefono restituisce un senso di connessione e tranquillità, per più del doppio (29%) sortisce l'effetto opposto, facendo sentire i ragazzi ulteriormente sotto pressione, come se non potessero mai staccare dal mondo e dalle aspettative altrui.
Più comune - come avviene nel 34% dei casi - che le due sensazioni si alternino l’una all’altra. Impedendo comunque di interrompere il ciclo.
Il commento dell'esperto: "Non vali in base al tuo voto d’esame"
A decodificare le ragioni profonde di questo malessere è direttamente Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te.: "La Maturità oggi - dice - non misura solo ciò che uno studente sa. Misura, nella testa di troppi ragazzi, il proprio valore. Ed è questo il punto più delicato. L’esame è diventato uno specchio che non restituisce soltanto preparazione, ma identità, immagine, paura di deludere. Molti adolescenti arrivano lì non con il timore di sbagliare una prova, ma con il terrore di crollare davanti all’idea che si sono costruiti di sé".
"Abbiamo educato una generazione alla prestazione continua - prosegue Lavenia -, ma troppo poco alla possibilità di cadere senza sentirsi finita. Per questo dire 'state tranquilli' non serve. Serve dire: ‘questa prova conta, ma non sei tu. Puoi tremare, sbagliare, non essere perfetto e restare intero’. La vera Maturità, forse, dovrebbe essere imparare che il valore di una persona non entra in un voto né esce da un esame".