
Hormuz, nucleare, sanzioni: i nodi dell'accordo tra Usa e Iran ancora da sciogliere
La fase due, durante la quale andranno risolte le diverse questioni rimaste in sospeso, dovrebbe durare 60 giorni a partire dal giorno della firma

L'accordo tra Stati Uniti e Iran deve ancora essere firmato, ma già vacilla. Nonostante siano arrivate conferme sia da Washington che da Teheran sulla firma dell'intesa in Svizzera, il 19 giugno, il presidente Usa Donald Trump ha già minacciato la Repubblica islamica di riprendere gli attacchi, se non verrà trovato un punto di incontro sul tema del nucleare. Il tycoon ha ceduto, però, su un altro dei punti più importanti per l'America, accettando la chiusura del blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz. Ma non sono gli unici nodi da sciogliere di questa pace, appena annunciata ma già fragile.
Cosa prevede l'accordo?
L'intesa raggiunta dagli Stati Uniti e dall'Iran per porre fine al conflitto iniziato il 28 febbraio scorso conta in tutto 14 punti, e include l'impegno da parte di Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz, secondo anticipazioni fornite dall'agenzia di stampa iraniana Mehr. La bozza dell'accordo, fanno sapere fonti informate all'agenzia, prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano, la revoca del blocco navale imposto dagli Stati Uniti all'Iran entro 30 giorni, il ritiro delle forze Usa dispiegate attorno all'Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tra le misure previste figurerebbero, inoltre, l'allentamento delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane, l'avvio entro 60 giorni di negoziati conclusivi sul programma nucleare e lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati. Secondo le stesse fonti, le questioni relative al programma missilistico iraniano e al sostegno ai gruppi armati regionali sarebbero state escluse dai negoziati.
Il nodo del nucleare
Firmando il Memorandum d'intesa, il regime degli Ayatollah ha accettato di non produrre o acquisire armi nucleari. Gli Stati Uniti, invece, acconsentono al fatto che l'uranio già arricchito venga diluito nel Paese mediorientale. Quello che ancora non si sa, però, è il "come". Restano diversi dubbi anche sul processo di arricchimento dell'uranio: gli Usa vorrebbero una sospensione di 20 anni; il regime, finora, ha detto di essere disposto ad accettarne 10.
Cosa succederà a Hormuz?
Tra i 14 punti non poteva mancare lo Stretto di Hormuz: l'intesa prevede che venga riaperto subito e che le forze armate statunitensi rimuovano il dispositivo militare che blocca i porti iraniani. Il punto più delicato, però, è come verrà gestito lo Stretto subito dopo la firma e l'immediata riapertura. Teheran ha ribadito che farà pagare per i servizi forniti alle navi e che il canale sarà amministrato dall'Iran e dall'Oman, mentre gli Usa vorrebbero una riapertura senza condizioni e senza pedaggi.
Il fronte del Libano
Il testo dell'intesa stabilisce il cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso quello del Libano, come richiesto dalla Repubblica islamica. Qui la chiave per sbloccare le trattative è - quasi esclusivamente - nelle mani di Benjamin Netanyahu: sta al primo ministro di Israele accettare di interrompere i raid contro Hezbollah e di siglare una tregua duratura che preveda lo stop degli attacchi sul Paese dei cedri, continuati fino all'ultimo: anche domenica, quando la delegazione del Qatar era già arrivata nella capitale iraniana per finalizzare i termini dell'intesa. Rischio evitato, almeno per il momento, da un duro richiamo di Trump all'alleato mediorientale.
Il peso delle sanzioni sulle trattative
Delicata anche la questione delle sanzioni. Gli Stati Uniti hanno accettato di non imporre nuove sanzioni all'Iran fino alla firma dell'intesa, di alleggerire quelle sul petrolio e, dopo, di rimuovere quelle già esistenti. Il tutto, come conseguenza del rispetto degli impegni di pace da parte di Teheran. Dal canto suo, però, il regime vuole almeno i 12 miliardi di dollari bloccati nelle banche estere, ovvero la metà dei soldi congelati per via delle sanzioni. E li vuole subito, al momento della firma: altrimenti, ha detto il vice ministro degli Esteri, non passerà alla fase due dei negoziati. Se anche questo nodo verrà sciolto, nei due mesi successivi si dovrebbe definire anche un piano di ricostruzione del Paese da 300 miliardi a carico, stando alle indiscrezioni trapelate finora, degli Usa. Il tutto, afferma l’Iran, sancito da una risoluzione Onu.
Quando si saprà l'esito delle trattative?
La fase due dovrebbe iniziare subito dopo la firma del 19 giugno e da allora Washington e Teheran, aiutati dalla mediazione di Islamabad, avranno 60 giorni per discutere di nucleare e sanzioni. Non c'è una data precisa in cui verranno stabiliti i termini definitivi dell'accordo ma, se verranno rispettati i tempi, si dovrebbe decidere tutto entro la terza settimana di agosto.