La frase pronunciata dal deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri contro Giorgia Meloni, quell'allusione all'uso delle ginocchiere per descrivere la postura della premier nei confronti di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, non solo ha scatenato una bufera politica, ma evidenzia quanto, ancora oggi, il peso degli stereotipi di genere condizioni il dibattito pubblico nel nostro Paese. Silvestri ha successivamente sostenuto che il riferimento fosse esclusivamente politico, legato alla presunta subalternità del governo italiano sulla scena internazionale. Ma il problema non è soltanto l'intenzione di chi parla. È il significato che certe parole portano con sé.
Le ginocchiere e il sessismo - Il riferimento alle ginocchiere, rivolto a una donna, evoca immediatamente un immaginario sessuale che nulla ha a che vedere con il confronto politico. E qui ritorna uno schema antico, fatto di retaggi e pregiudizi dai quali la società italiana, compresa la politica, non riesce a emanciparsi. Quando si vuole delegittimare una leader donna, ancora troppo spesso si finisce per ricorrere a un linguaggio che richiama il corpo, la sessualità o presunti favori concessi a uomini più potenti. Il meccanismo è sempre lo stesso: insinuare che il successo femminile non sia frutto di competenza ma di relazioni personali o scorciatoie. Un riflesso culturale che gli uomini raramente subiscono.
Divari occupazionali e gender gap - Il problema della competenza e dei pregiudizi legati a quando è una donna a occupare posizioni apicali è purtroppo un dato di fatto, L'Italia continua infatti a registrare uno dei più ampi divari occupazionali di genere d'Europa. Secondo dati Istat e studi recenti, il tasso di occupazione femminile resta oltre 17 punti inferiore a quello maschile, una distanza quasi doppia rispetto alla media europea. Le donne guadagnano mediamente meno degli uomini e continuano a essere sottorappresentate nei ruoli dirigenziali e decisionali. Anche il gender pay gap continua a rappresentare una realtà strutturale. L'Istat ha certificato che le lavoratrici dipendenti percepiscono retribuzioni orarie inferiori rispetto ai colleghi uomini, mentre numerosi studi mostrano come il divario aumenti lungo la carriera, soprattutto nelle posizioni apicali.
Il peso degli stereotipi di genere - Gli stereotipi di genere sono convinzioni e aspettative sociali che attribuiscono a uomini e donne ruoli, capacità e comportamenti "tipici". In Italia, ad esempio, è ancora diffusa l’idea che le donne siano principalmente responsabili della cura della famiglia, mentre gli uomini debbano essere i principali percettori di reddito E non è un caso che il lavoro di cura continui a gravare prevalentemente sulle donne. Il part-time femminile supera il 30%, contro una quota molto più ridotta tra gli uomini, ed è frequentemente una scelta obbligata dalla necessità di conciliare lavoro e responsabilità familiari. Nel mondo del lavoro, gli stereotipi di genere continuano ad avere un impatto significativo. Secondo il Gender Policy Report 2024 dell’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) il 64% delle persone inattive in Italia è costituito da donne, spesso fuori dal mercato del lavoro per motivi di cura familiare. Anche a livello europeo, l’Italia continua a mostrare criticità nelle dimensioni legate al lavoro e alla partecipazione economica. L’European Institute for Gender Equality (EIGE) evidenzia che le disuguaglianze di genere nel lavoro, nel reddito e nell’accesso alle posizioni decisionali rimangono tra le principali sfide per il Paese.
Un problema culturale - In questo quadro, il sessismo non è soltanto una questione di linguaggio. È una cultura che contribuisce a mantenere e giustificare le disuguaglianze. Se una donna che guida il governo viene descritta attraverso un'allusione sessuale, il messaggio implicito che arriva a milioni di ragazze è che il potere femminile resta qualcosa da spiegare attraverso categorie diverse dal merito. La politica dovrebbe essere il luogo in cui si combattono questi stereotipi, non quello in cui vengono alimentati. Le critiche alla Meloni e al suo operato politico sono legittime e necessarie in una democrazia, ma quando il dissenso si trasforma in un'allusione che richiama stereotipi sessuali, il confronto politico perde credibilità.