MATURITà STORY

Dalla spaventosa Maturità Gentile al (quasi) tutti promossi delle ultime edizioni: il viaggio nel tempo dell'esame di Stato

Se i ragazzi di oggi tremano per la nuova Riforma Valditara, cosa dovevano affrontare le generazioni passate? Skuola.net ripercorre oltre un secolo di cambiamenti, dal temibile modello Gentile al Quizzone degli anni Novanta, fino alle formule d’emergenza della pandemia

© ansa

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Immaginate un esame di Maturità svolto al cospetto di una commissione completamente sconosciuta, affrontando un programma d’esame vasto come un (ultimo) triennio, su tutte le materie del proprio indirizzo: non è un film dell’orrore ma è semplicemente la Maturità nella sua prima incarnazione post riforma Gentile. Nulla di paragonabile - in meglio per gli studenti - rispetto a quanto avviene oggi.

Da quando è stato istituito, oltre cento anni fa, l'esame conclusivo delle scuole superiori ha infatti cambiato pelle innumerevoli volte: è passato dall'essere un ostacolo d'élite quasi insormontabile a una formula d'emergenza durante la pandemia, fino ad approdare alle regole introdotte in questi anni.

Per capire come siamo arrivati fino a qui e scoprire quale sia stata la "Maturità da incubo" per eccellenza, il portale Skuola.net ha tracciato un affascinante excursus storico delle varie formule d'esame che si sono alternate negli ultimi 103 anni. 

2026: il ritorno della "Maturità", 4 materie all'orale e lo stop alla scena muta

Prima di guardare al passato, è fondamentale capire cosa aspetta i candidati del prossimo futuro. La grande novità sta già nel nome: la recente Riforma del Ministro Valditara - varata proprio quest’anno - dice addio alla fredda dicitura "Esame di Stato" per far tornare ufficialmente in auge il termine storico "Esame di Maturità".

Un cambiamento non solo di facciata, che punta a valutare la maturazione complessiva dello studente e la sua responsabilità. L'esame, che prenderà il via eccezionalmente giovedì il 18 giugno rompendo la tradizione del mercoledì, mantiene le due canoniche prove scritte, ma stravolge il colloquio orale.

Scompaiono le “minestre disciplinari” del recente passato: l’esame si focalizza solo su quattro materie - scelte a gennaio dal Ministero dell’Istruzione - tra scritti e orali, in questa fase spariscono elementi che costringevano gli studenti ad acrobazie concettuali come lo spunto iniziale a sorpresa e la necessità di sviluppare collegamenti tra le varie discipline d'esame.

Inoltre, non ci si potrà più nascondere: fare "scena muta" o rifiutarsi di sostenere il colloquio porterà alla bocciatura automatica, rendendo vani tutti i voti eccellenti accumulati negli scritti o con i crediti.

La commissione sarà invece più snella, ridotta a soli cinque membri - due commissari interni, due esterni e un presidente esterno - e i professori dovranno tener conto anche del Curriculum dello Studente, dell'Educazione Civica e dei nuovi percorsi FSL (Formazione Scuola Lavoro), che mandano in soffitta l'acronimo PCTO.

Rispetto al passato, quindi, oltre a quello che gli studenti hanno imparato attraverso le attività scolastiche, si darà maggior peso anche ai traguardi conseguiti in altri ambiti. 

1923-1951: l'epoca d'oro (e del terrore) della Riforma Gentile

Ma, come detto, se ai ragazzi di oggi sembra dura, forse non conoscono l'esame che ha dato origine a tutto: istituita nel 1923 dal filosofo Giovanni Gentile, la primissima versione della Maturità era a dir poco spietata.

Per ottenere l'ambito diploma bisognava sopravvivere a ben quattro prove scritte e a un'interrogazione orale che copriva l'intero programma degli ultimi tre anni di studio.

Come se non bastasse, l'esame si svolgeva davanti a una commissione formata esclusivamente da docenti esterni, tra cui spiccavano inflessibili professori universitari.

Il carico venne in parte alleggerito nel 1937, riducendo i programmi all'ultimo anno, ma l'impalcatura gentiliana tornò a spaventare gli studenti nel 1951, superata la parentesi della Seconda guerra mondiale, durante la quale l'esame era stato sospeso e sostituito da un normale scrutinio.

1951-1968: ritorna - con qualche semplificazione - la tostissima Maturità Gentile

Fu il Ministro Guido Gonella che decise di ripristinare l’esame di maturità di Giovanni Gentile, sia per il numero delle prove scritte sia per l’orale sia per la formazione della Commissione.

Il Ministro Gonella, tuttavia, si mise una mano sul cuore e inserì in commissione dei membri interni (prima due e poi soltanto uno) e limitò i programmi ai due anni precedenti l’ultimo, per i quali tuttavia venivano richiesti soltanto “cenni”.

La Maturità “sperimentale” del 1969 che è durata quasi trent’anni: due materie e un solo membro interno. 

Nel 1969, il Ministro Fiorentino Sullo concepì l’esame che caratterizzò i successivi trent’anni: commissione prevalentemente esterna, con la presenza di un solo membro interno, con due prove scritte e due materie all'orale, di cui una a scelta del candidato. Il voto, in questo caso, era in sessantesimi. 

Una formula che avrebbe dovuto essere “sperimentale”, dalla vita di soli due anni: ma forse piaceva particolarmente a studenti, professori e ministri, tanto che è sopravvissuta fino al 1999, quando la legge istituì la “Maturità del quizzone”, andata in pensione solo nel 2019, pur con varie modifiche in itinere. 

Maturità 1999: la prima di “Quizzone”, tesina e commissione mista

Con l’esame di Maturità 1999 debutta lo schema concepito dall’allora Ministro Luigi Berlinguer.  Fu proprio lui a decidere l'introduzione della terza prova scritta multidisciplinare, vero incubo per gli studenti per più di vent’anni.

Nella prima prova, invece, lo studente poteva scegliere tra quattro tipologie di tracce: analisi del testo, saggio breve, tema di ordine generale e tema storico. Sua anche l’invenzione del credito scolastico, cioè quella parte del voto finale che dipende dalla media scolastica degli ultimi tre anni. All’inizio, al percorso del triennio vennero assegnati 20 punti massimi.

All’esame orale, che tornava a coinvolgere tutte le materie del quinto anno, faceva la sua apparizione la famosissima tesina multidisciplinare realizzata dal candidato. 

La commissione era mista, con tre membri interni e tre esterni, più il presidente esterno. Per quanto riguarda il voto, niente più sessantesimi: il massimo obiettivo per i diplomandi è il 100.

2002-2018 lavori in corso: dall’amnistia temporanea delle commissioni interne fino alla variazione dei crediti scolastici 

La Riforma Berlinguer è stata senza dubbio una delle più tormentate ed è stata sottoposta a continui rimaneggiamenti. 

Da segnalare la parentesi dal 2002 al 2006, con le commissioni composte da soli membri interni tranne il presidente, voluta dalla Ministra Letizia Moratti

Nonché numerosi aggiustamenti successivi che hanno portato, ad esempio, con Fioroni all’introduzione del voto di 100 e lode (inizialmente il massimo codificato era appunto 100/100) nonché alla variazione del peso dei crediti scolastici, passati da 20 a 25. 

Senza contare il balletto dei criteri di ammissione all’esame: inizialmente tutti gli studenti del quinto anno potevano partecipare alla Maturità, ma in corso d’opera si introdusse la tagliola del giudizio d’ammissione

La maturità figlia della “Buona Scuola”, gli scritti tornano due e scompare la tesina

A regolare gli esami, a partire dal 2019, è il decreto legislativo 62/2017 che rappresenta uno degli ultimi elementi della riforma della “Buona Scuola”. Quello che, in teoria, è in vigore ancora oggi.

Il valore del credito scolastico cresce, passando dai 25 ai 40 punti, raggiungibili nel corso dell'ultimo triennio, spostando di fatto una buona fetta di punteggio dall’esame al percorso scolastico: è questa modifica che ha reso la promozione all’esame praticamente una formalità. 

Non solo: per essere ammessi alle prove, è necessario ottenere la sufficienza in tutte le materie, con la sola opportunità di poter “passare” con una sola insufficienza, purché il consiglio di classe motivi la scelta. Tolleranza zero, invece, sulla condotta: in quel caso un brutto voto comporta la bocciatura. 

Per l’ammissione all’esame, si introduce anche l’obbligatorietà dello svolgimento delle ore minime di quelli che oggi definiamo come PCTO, l'ex "Alternanza scuola lavoro", da “relazionare” inoltre al colloquio orale. Così come, dal 2019, le neonate prove INVALSI di quinta superiore diventano anche loro requisiti di ammissione all'esame. Inoltre, durante il colloquio, sono richieste riflessioni su Cittadinanza e Costituzione (oggi Educazione Civica). 

Maturità 2019: debuttano le buste in stile quiz televisivo all’orale

Per il primo anno di vigenza, il 2019, l’allora Ministro Bussetti interpretò la normativa a suo modo, creando il metodo delle famose "buste" al colloquio orale.

L’interrogazione finale, che prevedeva la discussione del materiale scelto dalla commissione, quell’anno fu organizzata attraverso il sorteggio - da parte dello studente - di una tra tre buste preparate dai professori, contenenti lo spunto da cui partire per il percorso interdisciplinare. 

Una ”innovazione”, questa, che scatenò non poche polemiche tanto che, alla fine dello stesso anno, il nuovo Ministro Fioramonti la archiviò.

2020 – 2022: il Maxi-Orale al tempo del Covid-19

Proprio quando le nuove regole stavano entrando a pieno regime, la pandemia da Covid-19 ha stravolto nuovamente tutto. Tra il 2020 e il 2021 le prove scritte sono scomparse, per ovvie ragioni di distanziamento sociale, sostituite da un unico "maxi-orale" del valore di 40 punti, sostenuto rigorosamente davanti a docenti interni, con il peso dei crediti scolastici salito a ben 60 punti.

Una situazione d'emergenza che ha iniziato a sbloccarsi con l'esame "ibrido" del 2022 voluto dal Ministro Bianchi, quando fu reintrodotto lo scritto di italiano nazionale, affiancato da una seconda prova d'indirizzo creata autonomamente dalle singole scuole.

2023 – 2025: il ritorno alla Maturità completa e alle nuove regole

Passata l'emergenza sanitaria, l’attuale Ministro Valditara ha impresso un deciso ritorno alla normalità pre-pandemica. Dal 2023, l'esame ha ripreso la sua struttura completa standard, ripristinando le due canoniche prove scritte a carattere interamente nazionale (Italiano e la materia d'indirizzo) e un colloquio orale multidisciplinare

Il credito scolastico è tornato al limite massimo di 40 punti, mentre i restanti 60 punti sono stati equamente distribuiti tra i due scritti e l'interrogazione finale.

Questa fase ha traghettato gli studenti verso le più recenti innovazioni: già dall'edizione 2025, infatti, hanno fatto il loro debutto le nuove direttive sulla condotta. Il voto in comportamento è tornato a fare media per i crediti e, chi è stato ammesso con il "6 in condotta", ha dovuto presentare all'orale un elaborato critico aggiuntivo sui temi della cittadinanza attiva.

Fino al consolidamento del progetto Valditara, con la recente riforma, e il debutto di una Maturità che sposta il focus dalle conoscenze puramente teoriche al percorso di crescita personale del maturando.