NEL 2025 OLTRE 700 NIDI

Tartarughe marine: boom di nidi in Italia

È una risposta adattiva al cambiamento climatico

di Redazione E-Planet
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Il mese di giugno segna il culmine della stagione riproduttiva della tartaruga marina Caretta caretta lungo le coste italiane. Quello che un tempo era considerato un evento raro o limitato a pochissime spiagge isolate del profondo Sud, si è trasformato in un fenomeno strutturale e geograficamente diffuso. Secondo le elaborazioni e i dati più recenti diffusi da Legambiente e dalla piattaforma scientifica Tartapedia, l'Italia sta vivendo una vera e propria esplosione di nidificazioni. Dopo aver superato la quota record di 601 nidi nel 2024, la stagione successiva ha registrato lo straordinario picco storico di oltre 700 nidi censiti sul litorale nazionale, confermando un trend di crescita esponenziale superiore al 60% rispetto al biennio precedente.

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Questo incremento non è casuale, ma rappresenta una delle più evidenti risposte adattative della fauna marina ai cambiamenti climatici. Il progressivo innalzamento delle temperature superficiali delle acque del Mediterraneo occidentale ha spinto le femmine di Caretta caretta a cercare nuove aree riproduttive, espandendo il proprio raggio d'azione verso nord. Se la Sicilia si conferma la regione leader assoluta – inaugurando regolarmente le prime deposizioni già a fine maggio in oasi storiche come la Spiaggia dei Conigli a Lampedusa – l'area si è ormai estesa stabilmente a Calabria, Campania e Puglia.

La vera sorpresa degli ultimi anni è però la colonizzazione delle coste centro-settentrionali. Regioni come la Toscana, il Lazio e persino la Liguria (che ha registrato record locali eccezionali) sono diventate mete regolari per le madri in cerca di spiagge idonee. Questo spostamento dei siti di deposizione dimostra la flessibilità della specie, ma sposta anche la responsabilità della loro tutela su territori precedentemente non abituati a gestire questo tipo di emergenza ecologica nei mesi a più alta densità turistica.

La nidificazione estiva espone le uova a rischi severi, legati principalmente all'impatto delle attività umane sulle spiagge. Giugno coincide con l'inizio della stagione balneare di massa: la pulizia meccanica degli arenili con trattori, il calpestio dei bagnanti, il posizionamento selvaggio di ombrelloni e lettini rischiano costantemente di distruggere i nidi prima ancora che vengano individuati. Un altro grave ostacolo è l'inquinamento acustico e luminoso delle strutture balneari e dei lungomari. Le luci artificiali disorientano sia le femmine durante la risalita notturna per lo scavo della camera di deposizione, sia i piccoli al momento della schiusa, che avviene solitamente dopo circa 60 giorni. 

Per far fronte a queste minacce, l'Italia ha schierato una fitta rete di protezione scientifica e sociale. Progetti europei come il Life Turtlenest, coordinato da Legambiente insieme a istituzioni scientifiche quali la Stazione Zoologica Anton Dohrn e l'ISPRA, hanno permesso di mappare le spiagge e formare gli operatori balneari. Fondamentale si sta rivelando il ruolo del volontariato ambientale: centinaia di attivisti del WWF, di Legambiente e di altre associazioni locali pattugliano i litorali all'alba alla ricerca delle caratteristiche tracce lasciate dalle tartarughe sulla sabbia.

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Una volta identificato un nido, l'area viene immediatamente recintata, videosorvegliata e protetta fino alla fine dell'estate. Tuttavia, gli esperti sottolineano che il volontariato da solo non basta più. La nuova priorità scientifica e politica in Italia è l'ottenimento di una tutela legale stabile per le nuove spiagge elette a siti riproduttivi. È urgente l'adozione di regolamenti comunali e regionali che impongano limiti stringenti all'uso dei mezzi meccanici e all'illuminazione notturna durante tutto il periodo riproduttivo, trasformando la presenza della Caretta caretta da evento straordinario a pilastro della gestione sostenibile del turismo balneare italiano.