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Mondiali di calcio e mercati finanziari: le similitudini per investire al meglio e il "caso" Italia

Per Jeremy Cunningham, Fixed Income Investment Director di Capital Group, diversificare significa analizzare Paesi ed emittenti in base a cosa guida la crescita, come vengono gestite le politiche, dove si concentrano le vulnerabilità esterne

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La Coppa del Mondo FIFA 2026, che si disputerà dal prossimo 11 giugno in Stati Uniti, Canada e Messico, è l’occasione, colta da Jeremy Cunningham, Fixed Income Investment Director di Capital Group, per segnalare alcune similitudini con l’evoluzione dei mercati dei capitali mondiali e per trarne preziose indicazioni per portafogli opportunamente diversificati.

COPPA DEL MONDO FIFA E MERCATI DEI CAPITALI GLOBALI
Per la prima volta nella Coppa del Mondo FIFA 2026 saranno 48 le nazioni a sfidarsi (contro le 32 dell’ultima edizione) grazie all’ampliamento delle possibilità di qualificazione, introdotte tramite nuove vie di accesso al torneo a regioni storicamente poco rappresentate. Un percorso simile lo hanno seguito i mercati dei capitali mondiali. Sia l’indice azionario MSCI Emerging Markets, che oggi copre 24 Paesi ed è partito inizialmente con 10, che i mercati del debito in valuta locale dei mercati emergenti sono cresciuti significativamente nell’ultimo decennio.

LA FORZA DEL PASSATO NON DICE NULLA SULLE PROSPETTIVE FUTURE
Tuttavia, come puntualizza Cunningham, accesso più ampio non significa accesso egualitario, nel calcio come nei mercati. Inoltre, la forza del passato non dice nulla sulle prospettive future. “L’Italia ha vinto per quattro volte la Coppa del Mondo di calcio ma non parteciperà al torneo per la terza volta consecutiva. Un declino che riflette anni di scarsi investimenti in infrastrutture, sviluppo giovanile e rinnovo istituzionale, mentre la reputazione è svanita più lentamente delle fondamenta su cui si reggeva.  Stesso discorso per economie e aziende: un rating del credito sovrano elevato può coesistere per anni con un deterioramento fiscale lento prima che i mercati lo scontino nuovamente” sottolinea il Fixed Income Investment Director di Capital Group.

UNIVERSO DI INVESTIMENTO GLOBALE PIU’ ESTESO
Ma c’è di più, perché l’universo di investimento globale si è esteso: più economie, più emittenti, più mercati a cui accedere. Ne deriva che la serie di possibili esiti nelle varie economie resta ampia, mentre a livello societario è aumentato anche il divario tra vincitori e vinti all’interno del medesimo settore o regione. “Nell’azionario, le allocazioni a livello di indice implicano sempre più un’esposizione significativa ad aziende e mercati in cui la crescita degli utili è sotto pressione, accanto a un numero ristretto di realtà realmente ben posizionate. Nel reddito fisso, investire sull’intero universo significa invece esporsi a titoli sovrani e corporate con traiettorie di credito molto diverse” spiega Cunningham.

IL SIGNIFICATO DI DIVERSIFICAZIONE
In quest’ottica, il Fixed Income Investment Director di Capital Group, punta l’attenzione sul significato di diversificazione. Che non consiste nella ripartizione degli investimenti a livello geografico quanto piuttosto comprendere la struttura di economie e imprese. “Un portafoglio può coprire più regioni e concentrarsi comunque sugli stessi rischi sottostanti: sensibilità alle condizioni di finanziamento in dollari, esposizione a un singolo ciclo delle materie prime o dipendenza dalla domanda globale di prodotti manifatturieri. Lo stesso avviene a livello di singola società: due banche in Paesi diversi possono sembrare simili dal punto di vista dei bilanci, ma affrontare un quadro normativo, valutario e creditizio completamente differente” argomenta il manager.

L’APPROCCIO ADEGUATO
Qual è l’approccio più adeguato? “Consiste nell’analisi del profilo economico e di business: cosa guida la crescita, come vengono gestite le politiche, dove si concentrano le vulnerabilità esterne e come un’economia o una società si connette al capitale globale. La diversificazione basata su questi presupposti è più durevole di una diversificazione costruita su una cartina geografica” conclude Cunningham.