Quello di mamma e figlia morte per avvelenamento da ricina sembra destinato a rimanere un giallo insoluto ancora per diverso tempo. A ormai quasi sei mesi dalla morte della 50enne Antonella Di Ielsi e della 15enne Sara Di Vita, in questura a Campobasso gli inquirenti avrebbero allargato nuovamente il cerchio delle persone sentite. Oltre ai parenti, vengono sentiti anche alcuni amici di famiglia. L'obiettivo è far luce sulle dinamiche che hanno coinvolto la famiglia Di Vita, non solo all'interno delle quattro mura dove le due donne sono state avvelenate durante i pasti prima dello scorso Natale.
Attesa per le perizie decisive -
In settimana ci sarà l'atteso interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. Non c'è invece ancora nulla di deciso sul nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella, sotto sequestro da 160 giorni. Fondamentali, nel dettare i tempi dell'inchiesta, anche le perizie in corso. Sul fronte dei telefoni della famiglia Di Vita, entro fine mese devono essere consegnati i dati dello smartphone dell'altra figlia Alice, non presente al pasto durante cui si pensa le due donne siano state avvelenate. Un mese più tardi, a fine luglio, arriveranno le risultanze sui telefoni e computer prelevati dalla casa. Ci sarà poi l'esito delle autopsie che, dopo varie proroghe, arriverà tra una ventina di giorni.