Da Milano a Tokyo passando per Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania, Grecia, Turchia, Georgia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Cina e Corea del Sud con un'unica compagna di viaggio: la bicicletta. È l'avventura che vede protagonista il 32enne milanese Federico Pagano. In viaggio da oltre 40 giorni, il giovane al momento si trova in Turchia e dovrebbe arrivare in Giappone a novembre. A Tgcom24 ha raccontato cosa lo ha spinto a compiere questa esperienza, come sta andando finora, il percorso che ha fatto e quello che ancora deve fare, ma soprattutto le emozioni che vive nell'incontrare persone di culture diverse ogni giorno.
Com'è nata l'idea di questo viaggio?
Ho vissuto in Giappone per quasi due anni. Lavoravo per un ostello. Poi, non sono riuscito a ottenere un visto lavorativo che mi permettesse di restare e, quindi, a fine ottobre dell'anno scorso, sono tornato a Milano. Ho cominciato a cercare lavoro, ma è stato difficile tornare alla vita in Italia. Ho passato tre mesi molto negativi, in cui proprio non sapevo più cosa combinare. Dato che avevo già fatto dei viaggi in bici in Italia e che da un po' di anni avrei voluto fare Cina, Corea e Giappone con questo mezzo, ho pensato di partire da Milano e andare a Tokyo e di raccontare il viaggio sui social. Spero che, oltre a permettermi di fare quest'esperienza incredibile in cui vedo tanti posti nel mondo, il viaggio possa portarmi delle opportunità lavorative. In particolare, vorrei tornare in Giappone e lavorare nel settore turistico.
È questo l'obiettivo principale del viaggio?
No, l'obiettivo principale del viaggio è vedere, vivere e raccontare i posti in cui vado, scoprire nuove culture e connettermi con le persone.
Prima dell'esperienza di due anni in Giappone cosa facevi?
Tutt'altro, ho lavorato in un supermercato, ma era un impiego che non c'entrava nulla con le mie passioni, con quello che volevo fare. Infatti, poi, dopo il Covid, ho iniziato a riflettere sulla mia vita e ho preso la decisione di andare a vivere in Giappone.
Perché hai deciso di partire con un mezzo come la bici?
Viaggiare in bicicletta ti permette di rallentare. In una società in cui si corre tanto e non si sa dove si sta andando, è il modo migliore per vedere le cose lentamente, godersele, per vedere i paesaggi cambiare. E poi si prova una soddisfazione gigante ad arrivare a destinazione sapendo che lo si è fatto con le proprie gambe. Penso che viaggiare in bicicletta sia il modo migliore per viaggiare.
Che percorso hai fatto e farai?
Partendo da Milano, in 6-7 giorni sono arrivato a Trieste; dopo, ho fatto un pezzo di Slovenia, di Croazia, un pezzettino di Bosnia, poi sono passato da Montenegro, Albania e Grecia. Da Salonicco ho proseguito per Istanbul e ora mi trovo ancora in Turchia. Seguirò la costa del Mar Nero e arriverò in Georgia. Da Tbilisi, la capitale, prenderò l'aereo per Aqtau, in Kazakistan. Questo perché dalla Russia si può passare, ma è un po' più complicato richiedere il visto, ci vuole tempo. Poi, sotto c'è l'Iran e non è il momento migliore per passarci. Farò un paio di giorni in Kazakistan e successivamente entrerò in Uzbekistan. Da Samarcanda, poi, devo capire bene che percorso fare, però, passerò sicuramente per Tagikistan e Kirghizistan, rientrerò in Kazakistan nuovamente, e passerò il confine con la Cina. Farò tutto il Paese, poi, prenderò il traghetto per Incheon, in Corea del Sud, che è vicino a Seul. Da Seul c'è una pista ciclabile di 600 chilometri che arriva a Busan, la seconda città più grande della Corea del Sud. Da lì prenderò il traghetto per Fukuoka, in Giappone, e poi salirò su verso Tokyo. Questo è più o meno il percorso che farò.
Quando dovresti arrivare a Tokyo?
Dovrei arrivare a metà novembre. L'ideale sarebbe arrivare nel giorno del mio compleanno, il 16.
Un bel regalo. Poi?
Conto di restare un paio di settimane in Giappone, poi con un volo tornerò a Milano. Dopo si vedrà cosa succederà.
Cos'hai con te, oltre alla bici?
Sto viaggiando abbastanza leggero in confronto a tanti altri cicloturisti. Con me ho pochissimi vestiti - conto di mettermi gli stessi indumenti anche per più giorni, è un viaggio abbastanza tosto e impegnativo e, a volte, non si ha neanche modo di lavare la roba -; delle camere d'aria di scorta, una catena di scorta, le pastiglie per i freni, insomma un po' di cose che mi permettano di, eventualmente, fare delle riparazioni semplici alla bicicletta; poi dei power bank, vari cavi, scorte di cibo, un fornellino, una bomboletta di gas, il sacco a pelo, la tenda, un materassino, farmaci, passaporto, varie carte prepagate, e contanti (anche se non troppi).
E come ti organizzi per la notte?
Per le tappe che ho fatto da Milano a Trieste ho dormito sempre nelle chiese: chiamavo, raccontavo del mio viaggio, chiedevo ospitalità e mi davano l'ok. Poi utilizzo un portale di ospitalità dedicato proprio ai cicloturisti: mando le richieste e vedo se mi accettano. Succede pure che chieda ospitalità alle persone. Mi è anche capitato di dormire dai vigili del fuoco, a Kocaeli, in Turchia. Inoltre, quando, come solitamente faccio una volta a settimana, mi fermo per riposare, a volte, soggiorno in ostello, anche per lavarmi per bene e fare la lavanderia. Se incontro altri ciclisti, e ne ho incontrati tanti, dormiamo insieme in giro, se troviamo un punto dove metterci con la tenda.
Avevi messo da parte un budget definito per questo viaggio?
Sì, ho un budget che è di circa 3mila euro e che non vorrei superare. Poi, alcune persone mi hanno chiesto come potevano supportarmi economicamente, così ho scelto un sito tramite cui chi vuole può fare delle donazioni. Io non ho mai chiesto nulla e non chiedo nulla. Comunque, fa piacere ricevere questi aiuti, che poi utilizzo per cibo e ostelli.
Come sta andando quest'avventura finora? Ti sei sentito accolto dalle popolazioni locali?
Sì, in oltre quaranta giorni di viaggio sono veramente stupito da quante persone stupende ho incontrato lungo la strada. L'ospitalità migliore penso di averla ricevuta in Albania, in Grecia e, in particolar modo, in Turchia. Ho trovato persone veramente buone, brave, che appena mi vedevano in bici erano curiose. Mi hanno offerto spesso da mangiare, da bere. Insomma, per ora sta andando davvero bene.
Qualche aneddoto finora?
Quando sono stato ospite dai vigili del fuoco di Kocaeli, è successa una cosa che mi ha commosso particolarmente. Erano le dieci e mezza di sera, avevo trovato ospitalità ma in un paesino sulla collina difficile da raggiungere, specialmente a quell’ora. Quindi, avevo deciso di andare a mettere la tenda sulla spiaggia. Sulla strada, ho incontrato la stazione dei vigili del fuoco, ho spiegato la situazione e mi hanno accolto immediatamente. Mi hanno dato da mangiare, mi hanno dato un letto dove dormire, e, a un certo punto, uno di loro ha tirato fuori una coperta della Croce Rossa Italiana. Questa cosa mi ha stupito. E allora mi hanno raccontato che nel 1999, in quelle zone, c'è stato un terremoto. Gli italiani e la Croce Rossa hanno dato un enorme aiuto. Loro, quindi, hanno conservato questa coperta e sono estremamente riconoscenti al nostro Paese. Ospitandomi, e facendomi dormire con quella coperta, è stato come se volessero ricambiare l'aiuto dato dall'Italia. Un gesto che ho apprezzato tantissimo.
Senti la solitudine?
A volte sì, perché alla fine passo la maggior parte della mia giornata solo con la bicicletta e la strada. Però, il solo ricevere un saluto dalle persone che vedo lungo il percorso o un sorriso dai bambini quando passo accanto alle scuole mi fa sentire meno solo. Così come i messaggi che ricevo su Instagram e sui social media, che mi danno un aiuto incredibile.
Quali sono le difficoltà di un viaggio del genere?
Le condizioni climatiche: il vento, la pioggia, che possono rallentare tanto, o il caldo. In Turchia, Grecia e Albania i cani, che sono un problema per i ciclisti, perché li inseguono quando vedono la bici passare. Bisogna stare attenti. Inoltre, sono spesso in strada, le auto mi passano vicine, c'è sempre un pericolo. Però sono dei rischi che ci sono dappertutto.
E, invece, cosa ti dà umanamente un viaggio del genere?
Proprio il fatto di creare connessioni con persone che vengono da situazioni, da Paesi, da culture completamente diverse dalla nostra. Questa cosa mi permette veramente di conoscere e vedere com'è realmente il mondo, vivendolo. E poi vedere dei Paesi nuovi. Samarcanda sarà già un obiettivo, un traguardo raggiunto, così come la Cina. Vedere il mondo per me è qualcosa di pazzesco, che mi ricorderò per sempre. È il viaggio della vita, un'esperienza incredibile.
Concludo chiedendoti com'è una tua giornata tipo in questo viaggio.
Mi alzo, mangio qualcosa, mi lavo i denti, sistemo le borse, il GPS e faccio cinque minuti di attivazione muscolare. Poi pedalo, faccio dagli 80 ai 120 chilometri giornalieri. Mangio, bevo, faccio foto e video, saluto le persone, mi fermo spesso quando qualcuno mi chiede di fermarmi. Sto 5-10 minuti, che per me sono stupendi, mi danno la giusta motivazione per poi proseguire, andare avanti e pedalare sempre di più.