L’anno scolastico si è concluso ma, per i ragazzi che devono affrontare gli esami di fine ciclo, le vacanze sono ancora un miraggio. Che si tratti delle prove di terza media o della maturità, l'intera famiglia è coinvolta, alle prese con livelli di stress, ansia da prestazione e paura di non farcela, e insieme con la necessità di vigilare su quel minimo di disciplina che i ragazzi non devono dimenticare in questo sprint finale. Ai genitori tocca il difficile compito di “allenatori emotivi” dei figli, alle prese con batticuori, insonnia, vuoti di memoria e stati d’animo capaci di compromettere studio, concentrazione e benessere emotivo.
ANSIA SCOLASTICA UN PROBLEMA SEMPRE PIÙ DIFFUSO - Secondo diverse ricerche internazionali, l’ansia scolastica è un fenomeno in crescita tra bambini e adolescenti: solo in Italia, ne soffre una percentuale compresa tra il 5 e il 28%. La psicologa Floriana Bitto spiega che una certa dose di tensione alla vigilia di un esame è fisiologica e può persino aiutare la performance, ma se diventa eccessiva può ostacolare apprendimento e risultati. Per questo è importante riconoscere i segnali di questo sovraccarico emotivo e correre tempestivamente ai ripari. L’ansia da esame, ricorda Bitto, può avere diverse cause: spesso nasce dall’intreccio di fattori personali, familiari, scolastici e sociali: molti ragazzi vivono il voto finale non come una semplice valutazione, ma come una misura del proprio valore personale. Quando accade questo, l’esame smette di essere una prova scolastica e si trasforma in minaccia emotiva. Un altro fattore che ingigantisce l’angoscia scolastica è la sproporzione che il ragazzo avverte tra ciò che gli viene richiesto e le risorse che sente di avere per affrontarlo. In questi casi è necessaria la presenza solidale di un adulto amichevole che possa rassicurare il giovane studente e metterlo nella condizione di prepararsi alla prova senza esserne sopraffatto.
QUANDO L’ANSIA DIVENTA UN OSTACOLO - L’ansia scolastica diventa un problema quando smette di essere motore della motivazione ma causa di un blocco. Questo capita quando lo studente si trova a dover dedicare una parte più o meno grande delle proprie energie mentali a controllare la paura del fallimento, il giudizio o i sintomi fisici legati allo stress. In questi casi, spiega la psicologa “se impedisce di studiare con continuità, se durante l’esame si consegna la prova “in bianco”, nonostante una preparazione adeguata, oppure se dopo ogni prova si tende all’autosvalutazione e si prova paura crescente per gli esami successivi, siamo davanti a un circuito ansioso che va compreso e trattato”.
I SEGNALI DA RICONOSCERE E NON SOTTOVALUTARE - I campanelli d’allarme non vanno cercati solo nei voti di ammissione agli esami o nei resoconti degli insegnanti, ma soprattutto nei cambiamenti di comportamento del ragazzo. Un primo segnale da valutare con attenzione è l’evitamento: il giovane rimanda continuamente lo studio, dice di non sapere da dove iniziare, cambia attività di continuo, oppure evita del tutto di parlare dell’esame. Un secondo indicatore è l’ipercontrollo, accompagnato da studio compulsivo, con la sensazione di non essere mai abbastanza preparati. A questi due indicatori si accompagnano spesso irritabilità marcata, crisi di pianto, attacchi d’ansia, mal di testa, mal di pancia, nausea, tachicardia, insonnia o risvegli notturni: si tratta di segnali attraverso cui il corpo comunica prima delle parole che il carico emotivo è diventato eccessivo. Un altro aspetto importante riguarda il linguaggio che il ragazzo usa nei confronti di se stesso: frasi come “non ce la farò mai”, “sono stupido”, “se va male è finita”, “deluderò tutti” indicano una lettura catastrofica delle prove di valutazione.
CHE COSA PUÒ FARE IL GENITORE – Curare il sonno e alimentazione del ragazzo - Nel rush finale molti studenti sacrificano sonno, pause e alimentazione pensando di guadagnare tempo. In realtà, dal punto di vista cognitivo, dormire poco riduce attenzione, memoria e lucidità mentale: il cervello, infatti, consolida le informazioni proprio durante il riposo. Anche saltare i pasti o abusare di caffeina è controproducente: quest’ultima può aumentare nervosismo, tachicardia e difficoltà di concentrazione.
- Sostenere senza aumentare la pressione - Spesso i genitori non vogliono mettere pressione, bensì motivare, proteggere, evitare che il figlio perda opportunità. Tuttavia, il modo in cui questa preoccupazione viene comunicata può fare la differenza tra sostegno e sovraccarico emotivo.
- Aiutare a costruire un buon metodo di studio – Affrontare con sistematicità le pagine da imparare e organizzare il proprio lavoro ha importanti effetti anche sulla gestione dell’emotività. Aumentare le ore sui libri non sempre aiuta: spesso è più utile cambiare il modo di studiare. Strategie come il recupero attivo, ovvero provare a richiamare i concetti assimilati senza guardare il testo, la distribuzione dello studio nel tempo e l’autoverifica sono molto efficaci perché allenano proprio ciò che servirà durante l’esame: recuperare informazioni sotto pressione. Altrettanto utili possono essere mappe concettuali e parole chiave per organizzare i concetti. Se il genitore non si sente in grado di aiutare in questo compito, può essere utile un fratello maggiore o un amico più grande.
TRE COSE DA FARE E TRE DA NON FARE ASSOLUTAMENTE – Infine, qualche consiglio spicciolo di buone pratiche per la vigilia degli esami:
- Aiutare nella pianificazione: assistere i ragazzi nel dividere il programma obiettivi giornalieri di studio, che siano fattibili: vedere i progressi quotidiani riduce il panico da "mancanza di tempo".
- Offrirsi come pubblico per ascoltare attivamente l'esposizione delle mappe concettuali o dei riassunti, senza fare i professori o correggere con severità.
- Fornire rinforzi positivi: Sottolineare l'impegno e la costanza quotidiana piuttosto che focalizzarsi solo sulle lacune ancora da colmare.
Cose da NON fare per nessun motivo:
- Minimizzare o ironizzare: le battute sul rischio di bocciatura o sul futuro lavorativo distruggono la fiducia in un momento di fragilità.
-Fare paragoni con fratelli, compagni di classe o amici più brillanti.
- Sostituirsi al ragazzo: preparare le tesine o fare i riassunti al posto loro toglie autonomia e aumenta il senso di inadeguatezza.