"L'Occidente è indietro ma il nucleare è una grande occasione: avremo costi più bassi e maggiore indipendenza dagli altri Paesi. Però mancano le competenze e i profili, a oggi". Così il professor Marco Ricotti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Milano che da una parte tratteggia la grande sfida per l'Italia dopo il via libera della Camera per i nuovi reattori ma dall'altro ricorda che per andare in quella direzione occorre un investimento a 360 gradi: a partire dalla formazione.
Professore, si parla di reattori di terza generazione e di produzione da fissione nucleare. Ci spiega questi concetti?
"Sono dei nuovi tipi di reattori progettati dopo gli anni 2000 che hanno un ulteriore incremento di sicurezza e affidabilità rispetto ai precedenti. Una delle differenze chiave è quella di utilizzare sistemi di sicurezza passivi, cioè sistemi di raffreddamento che non necessitano né di intervento umano né di fonti di elettricità esterne. La fissione invece è la tecnologia usata oggi in tutti i reattori nucleari: consiste nel rompere un nucleo di Uranio 235, che libera moltissima energia. La fusione, l'altro metodo, invece consiste nell'unire nuclei più leggeri, come l'idrogeno ma al momento non è una tecnologia in commercio".
Il ministro Pichetto Fratin ha ammesso che i primi reattori arriveranno tra la fine di questo decennio e l'inizio del prossimo mentre la produzione da fissione ci sarà solo a partire dal 2034-2035. Sono tempi ragionevoli secondo lei?
"Direi che sono tempi ragionevoli per l'Occidente. In Oriente sono già in avanti, come in Russia e in Cina dove sono già utilizzati senza problemi: loro negli ultimi 30 anni hanno sempre costruito, sono allenati nel farlo sia nei tempi che nella qualità. I primi a farlo in Occidente saranno i canadesi che ne produrranno quattro, all'Europa sta la sfida della programmazione e della costruzione di più unità nel tempo".
La svolta verso il nucleare porterà con sé anche nuovi posti di lavoro. Quali?
"Gli ingegneri nucleari certo serviranno ma saranno solo la punta dell'iceberg perché occorreranno ancora di più tutti i profili ingegneristici ma non solo: anche economisti e giuristi perché dal punto di vista finanziario e normativo il sistema è molto complesso. Qui l'Italia è indietro: servono operatori specializzati, tecnici che mancano perché non c'è un Its Academy legato al nucleare. E il problema non riguarda solo l'Italia ma tutta l'Europa".
"Sono incidenti che vanno assolutamente considerati, ma sono già stati presi in considerazione da tutte le autorità nucleari del mondo. Da Fukushima in poi, in particolare, i sistemi di sicurezza sono stati ulteriormente rafforzati. Oggi esistono soluzioni che permettono di portare rapidamente sul sito generatori elettrici d'emergenza per mantenere operativi i sistemi di sicurezza anche in condizioni estreme. E i reattori di nuova generazione sono progettati proprio per affrontare scenari come quello di Fukushima, con livelli di protezione molto più elevati rispetto al passato".
In Italia c'è un po' la sindrome di Nimby: "non nel mio giardino". Cioè no alle opere pubbliche vicino a casa. Come si fa?
"Un po' di remore ci sono ancora, soprattutto da parte delle persone della vecchia generazione. Ma le nuove generazioni sono molto più aperte e interessate, non hanno pregiudizi. Per fronteggiare l'effetto Nimby basta coinvolgere i cittadini, dare loro informazioni con trasparenza e in generale ascoltare il territorio, coinvolgendo tutti i corpi sociali nelle decisioni, anche nelle loro paure".
Altro tema spinoso: le scorie. Innanzitutto cosa sono?
"Una centrale nucleare produce rifiuti radioattivi: le scorie appunto. Ma la nostra società lo fa già continuamente: con gli ospedali, le industrie e la ricerca per dirne alcuni. Detto questo il 99% è un rifiuto a bassa radioattività e le soluzioni per smaltire questi rifiuti ci sono già sono già e sono già utilizzate, cioè depositi di smaltimento. Parentesi: li usano tutti ma non l'Italia perché ci siamo fatti fermare da un pregiudizio. E cosa facciamo? Per ora li conserviamo in depositi stoccati.
L'altra piccola parte, il rifiuto veramente pericoloso, necessita di 100mila anni per essere smaltito: e qui i finlandesi apriranno un deposito sotto terra, a 500 metri per farlo in sicurezza. I russi invece progetteranno un reattore di quarta generazione che permetterà di bruciarli e di mostrare che si possono addirittura riciclare. Noi comunque dovremmo puntare ad avere una soluzione comune, una soluzione europea, che è l'unica strada per concretizzare efficacemente il progetto".
Il nucleare quali vantaggi ha?
"Primo, de-carbonizzare; secondo, ridurre dipendenza strategica da altri Paesi, e terzo, una maggiore competitività economica perché con il nucleare avremo costi più bassi, prevedibili. Si tratta di una fonte energetica programmabile non dipendente dal vento che tira e/o dal sole. In effetti il nucleare è una forma green: non è rinnovabile ma non emette Co2".