Nucleare, ci risiamo. Con il via libera alla Camera adesso il testo passa al Senato. L'obiettivo è quello di riaccendere i reattori entro il 2034 ed entro l'anno il governo vuole approvare i decreti attuativi. Il testo, che porta la firma del ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, non autorizza direttamente la costruzione delle centrali ma crea il contesto normativo. Lo scopo del "nucleare sostenibile", così è stato battezzato, è quello di ridurre la dipendenza dall'estero e contribuire alla decarbonizzazione. E servirà un referendum? No, ma le opposizioni potrebbero chiederlo.
Nuove tecnologie, nuove opportunità -
Il Governo grazie alla legge delega potrà disciplinare la produzione di "energia nucleare sostenibile", cioè la produzione di idrogeno ma anche la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare. E non solo: nel provvedimento rientrano anche la ricerca e lo sviluppo con l'utilizzo dell’energia da fusione. L'obiettivo, come ha spiegato il ministro Fratin in un'intervista al Corriere parte da dato di fatto: "Oggi non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese. E i tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi".
Un progetto da 60 milioni -
Sul piatto ci sono circa 60 milioni complessivi per il triennio 2027-29. Soldi che serviranno non solo per la progettazione ma anche per la ricerca e la formazione. Per questo ci sono in primo piano le università e gli enti scientifici italiani che dovranno "sfornare" tecnici e ingegneri che verranno arruolati in prima linea. A questi si aggiungono fondi per la campagna di informazione ai cittadini: 1,5 milioni per il 2025 e 6 milioni per il 2026.
E il referendum? -
La nuova legge non è in contrasto con l'esito del referendum che cancellò il nucleare dopo il disastro di Chernobyl. Si trattò di un referendum abrogativo, come quello del 2011, che cancellò la norma del tempo ma che non fissarono in Costituzione un divieto permanente. E quindi il governo può andare avanti senza passare per una consultazione popolare. Ma c'è un ma. Sì perché quando la legge verrà approvata poi le opposizioni, un comitato di cittadini o le Regioni potrebbero chiedere un referendum abrogativo per cancellarla.
Il ministro Fratin non sembra comunque preoccupato dall'evenienza: "Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere".
Territori pianeggianti e vicini ai fiumi, qui i nuovi reattori -
I nuovi reattori con ogni probabilità dovranno essere costruiti vicino a fonti di acqua visto che sarà necessaria per il raffreddamento. In linea generale sono poi preferibili territori a basso rischio sismico, quindi aree pianeggianti, lontane da centri abitati ma allo stesso tempo facilmente collegabili alla rete elettrica. E le vecchie centrali? Trino, Caorso, Latina e Garigliano, è improbabile che possano essere riutilizzati per nuovi reattori.