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I "gifted", una sfida anche per i genitori | Una mamma: "Impariamo a guardare il mondo con i loro occhi"

Sua figlia è una bambina plusdotata: "A quattro anni - racconta - si perdeva nelle librerie. La sua passione per le lettere i numeri e la sua spiccata creatività mi hanno fatto scattare il dubbio. Tornava a casa da scuola sempre insoddisfatta, ma per il futuro la vedo libera"

di Jessica Anostini
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A quattro anni Alice (il nome è di fantasia) si è persa nell'aeroporto di Malpensa. La sua mamma Agnese l'ha ritrovata nel negozio di libri, sdraiata per terra, intenta a sfogliare le pagine di un albo illustrato. La commessa era incantata. Agnese ha tirato un sospiro di sollievo ma tutto sommato sapeva di poterla trovare solo lì.

La storia di una bambina plusdotata -

 Alice già da diverso tempo aveva manifestato una grande curiosità per i libri e per la matematica. Aveva voluto che mamma e papà le insegnassero l'alfabeto, i numeri e sembrava non essere mai "sazia" di nuove informazioni.

"Ero davvero contenta del suo interesse per le cose – ci racconta Agnese. Sia io che il papà siamo molto curiosi e amanti del sapere e inizialmente ho pensato fosse solo il riflesso dell'ambiente familiare in cui Alice era immersa quotidianamente". Qualche dubbio in più è comparso durante la scuola dell’infanzia. Alice ha sostanzialmente iniziato al secondo anno, visto che il primo anno il Covid ha quasi azzerato la frequenza. "Dopo qualche mese mi sono accorta che la bambina mostrava segni di malessere, tornava a casa da scuola sempre insoddisfatta, mi raccontava che non giocava con nessuno perché i giochi dei compagni non le interessavano".

Come mamma il primo istinto è stato quello di protezione e allora Agnese ha cercato un supporto, per Alice e per lei stessa, pensando ci fosse un problema, forse di relazione, alla base di questa sofferenza. Il malessere di Alice, infatti, diventava sempre più evidente. Eppure, a un primo sguardo, la sua sofferenza restava invisibile: le maestre notavano poco o nulla e i primi due psicologi consultati continuavano a ripetere che era tutto a posto.

I dubbi e la ricerca di un supporto -

 Agnese decide allora di seguire l'istinto materno e approfondisce il tema della plusdotazione. "Mi ricordavo di aver visto un documentario sul tema quando ero incinta e alcuni segnali mi hanno messo il dubbio". È così che incontra Step-Net (associazione nazionale di riferimento in Italia per il supporto ai bambini e ai ragazzi plusdotati).

La valutazione -

 Nonostante lo scetticismo iniziale delle maestre, che non rivedevano la bambina in quel profilo, arriva la valutazione ufficiale: Alice è plusdotata, caratterizzata da un'altissima sensibilità. "Quando è arrivata la valutazione i sentimenti sono stati contrastanti. Da un lato ho sentito il tappo della bottiglia esplodere: finalmente avevamo una risposta. Dall'altro ero spaesata, non sapendo bene come muovermi".

Il supporto di personale qualificato si rivela fondamentale sia per Alice, che finalmente trova una cornice e un perché alla domanda “Mamma, perché sono così?”, sia per i genitori. Sapere non significa però avere la strada in discesa, soprattutto nel percorso scolastico. "All'inizio non volevo crederci, per me restava solo la mia bambina. Ho cercato di frenare un po' tutto. Per Alice, ad esempio, mi era stata proposta l'accelerazione, ovvero il passaggio diretto dall'infanzia alla seconda elementare, ma non ho accettato: in cuor mio desideravo che vivesse tutte le tappe con i suoi coetanei".

L'inizio della scuola -

 Alice inizia quindi la prima elementare in una scuola di un comune nel Milanese, scelta assieme a Step Net per la presenza di educatori formati e molto sensibili sul tema della plusdotazione. Un percorso altalenante, certamente contrassegnato dalla buona volontà ma con diverse lacune specie sul fronte della didattica personalizzata.

"Ho iniziato a guardare il mondo con i suoi occhi" -

 "A un certo punto ho dovuto alzare l'asticella dell'ascolto e ho iniziato a guardare il mondo con i suoi occhi, assecondando i suoi bisogni - racconta Agnese. Così Alice in terza elementare ha partecipato a diversi progetti, ha seguito diverse lezioni nella classe quinta, ha superato con successo l’esame Ket che viene proposto agli studenti alla scuola secondaria di primo grado. Quest'anno, in quarta, è stato più complicato ed è stato così che abbiamo maturato l'idea di un'accelerazione". Uno strumento pedagogico riconosciuto per i bambini ad alto potenziale che serve a riallineare le loro capacità cognitive con il percorso di studi, evitando la noia e il conseguente isolamento che spesso colpiscono questi studenti quando non vengono stimolati.

Ora l'accelerazione -

 Alice si sta preparando privatamente sul programma di quinta per sostenere l'esame di Stato che le permetterà di cominciare la scuola secondaria di primo grado. A settembre quindi non andrà in quinta, ma farà il salto direttamente in prima media, che non frequenterà in Italia. Il 26 giugno la famiglia, infatti, partirà per il Messico, per raggiungere il papà che lavora lì già da diverso tempo. Una scelta dettata dal lavoro ma anche dal benessere familiare. "In Italia non ci sono ancora direttive chiare nelle scuole e spesso questi bambini non vengono seguiti in modo adeguato. In Messico, invece, ho trovato un sistema totalmente normato, mappato su tabelle ministeriali precise. Lì sono più preparati" ci spiega Agnese.

"Con lei devo superare me stessa ogni giorno" -

 Quella che si prospetta è un'avventura stimolante ma soprattutto una nuova pagina di vita per coltivare le sue doti, vivendo Alice nella sua incredibile quotidianità: "Oggi ha nove anni, eppure, a me sembra di aver saltato intere tappe della crescita", ci spiega Agnese. "Con lei, ad esempio, non ho mai vissuto la fase oppositiva. Non ha mai fatto un capriccio: ha sempre accettato e capito tutto con una maturità disarmante. E io, come mamma, devo superare me stessa ogni giorno. Una sfida bellissima".

Un pensiero al futuro -

 Alla domanda "Come ti immagini Alice tra dieci anni", lo sguardo di Agnese subito si illumina e si fa limpido: "La vedo libera. Con un pensiero critico forte, consapevole di ciò che le piace. La vedo realizzata. Ecco, noi lavoriamo ogni giorno per questo".

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