L'epidemia in Africa Centrale

Ebola, Oms: "Entro 2-3 settimane al via test con farmaco preventivo"

Passi avanti anche sul fronte delle cure, ma serve più tempo per i vaccini

© Ansa

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Potrebbero bastare due-tre settimane per avviare la sperimentazione di un antivirale che riduce il rischio di sviluppare il virus Ebola nelle persone che hanno avuto contatti con persone malate. Lo ha reso noto l'Organizzazione Mondiale della Sanità. In questa epidemia di ebola da ceppo Bundibugyo, "quando consideriamo la prevenzione non stiamo aspettando i vaccini, dato che abbiamo un nuovo sviluppo: un antivirale orale, l'obeldesivir", ha detto Vasee Moorthy, membro del Chief Scientist's Office dell'Oms

Oms: a breve al via test con farmaco preventivo per Ebola -

 Al momento, ha affermato il ricercatore, i diversi partner "stanno collaborando per redigere il protocollo per una sperimentazione clinica che valuti l'efficacia di obeldesivir come possibile opzione nel caso di profilassi post-esposizione". Nel concreto, ha aggiunto, "in caso di positività al tracciamento, in questa sperimentazione clinica saremo in grado di offrire un'opzione potenzialmente benefica ai contatti. Il protocollo è in fase di sviluppo avanzato e ci vorranno almeno due o tre settimane prima di poterlo iniziare".

Passi avanti anche sul fronte delle cure -

 Dati positivi anche sul fronte di una possibile cura dell'infezione: "i due agenti utilizzati sono l'anticorpo monoclonale pan-ebola MBP134, che è promettente, e il remdesivir", l'antivirale sviluppato durante la pandemia di Covid, ha aggiunto Moorthy. Anche in questo caso i tempi potrebbero essere brevi: "Il protocollo è stato redatto prima di questa epidemia. Sappiamo che è stato approvato dalle autorità della Repubblica Democratica del Congo e sta seguendo l'iter previsto".

Serve più tempo per i vaccini -

  Occorrerà più tempo, invece, per i vaccini: "le aziende stanno aumentando la produzione dei prodotti sperimentali", ha detto Anaïs Legand, parte del gruppo High-Threat Pathogens dell'Oms. "Questi dovranno comunque essere sottoposti a test per accertarsi che siano sicuri e non arrechino danno ai pazienti. Ciò richiederà la raccolta di dati, poiché qualsiasi sperimentazione clinica deve rispettare i più elevati standard etici", ha concluso.

Esperti Spallanzani rientrati dal Congo -

 Intanto continua anche il lavoro del team di esperti dello Spallanzani di Roma, impegnato nei giorni scorsi a Kinshasa per l'emergenza Ebola. Il gruppo è rientrato in queste ore in Italia. Il team, in coordinamento con le istituzioni sanitarie congolesi, ha contribuito al rafforzamento della risposta in una fase ancora evolutiva dell'epidemia. Gli esperti hanno partecipato al confronto operativo su sorveglianza, gestione dei dati epidemiologici e organizzazione delle attività sul territorio. Nella capitale congolese, inoltre, il team romano ha consegnato farmaci e materiali sanitari, accompagnati da indicazioni sul loro utilizzo. La visita ai laboratori dell'Istituto nazionale delle malattie infettive ha invece consentito un confronto sulle capacità diagnostiche e sulle attività di sequenziamento, elementi centrali nella gestione di patogeni ad alto rischio.

Nella Repubblica del Congo 359 casi confermati di Ebola e 61 morti -

   Intanto il bilancio dell'epidemia di ebola in Africa Centrale peggiora. Come reso noto dal direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, nella Repubblica Democratica del Congo i casi confermati sono saliti a 344; sono 60 i decessi. Si riduce invece a 116 il numero di casi sospetti. Nella confinante Uganda, i casi confermati sono 15 mentre 1 persona è morta. 

Le criticità -

  Al momento, fa sapere l'Oms, una delle priorità sono i test "per ridurre i ritardi nella conferma dei casi e supportare risposte più rapide". Emergono criticità sul fronte del tracciamento: "solo il 45% dei contatti è stato seguito", soprattutto a causa di problemi di sicurezza e dell'alto numero di sfollati. A rendere più difficile la risposta anche le "restrizioni generalizzate ai viaggi imposte da alcuni Paesi": "stanno interrompendo le catene di approvvigionamento e ostacolando la risposta", ha aggiunto Tedros, che ha chiesto ai Paesi "che hanno imposto restrizioni generalizzate sui viaggi di revocarle", ricordando che "l'Oms raccomanda lo screening in uscita negli aeroporti, nei porti e ai valichi di frontiera per prevenire l'esportazione di casi e contatti".  Preoccupa anche la sfiducia delle comunità locali: "alcuni leader locali mi hanno detto che credono che ebola non sia reale. Costruire la fiducia con le comunità è perciò fondamentale per mettere sotto controllo l'epidemia".

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