L'INTERROGATORIO

Bimba morta a Bordighera, la madre piange davanti al gip: "Mai picchiato le mie figlie" | Il compagno non risponde

"Non ho mai assistito a violenze nei loro confronti". La donna resta in carcere

© Ansa

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"Non ho mai, mai messo le mani addosso alle mie figlie e non ho mai assistito a episodi di violenza nei confronti delle figlie". Lo ha detto nell'interrogatorio davanti al Gip Emanuela Aiello, la madre di Beatrice, la bambina di due anni morta il 9 febbraio scorso, secondo quanto riferito dall'avvocato Bruno di Giovanni che la difende con Laura Corbetta. "Abbiamo preso atto che è stato modificato il capo di imputazione", ha aggiunto il legale. "Purtroppo gli atti non ci sono stati ancora forniti. Aiello ha risposto a tutte le domande del gip e del pm, si è commossa e ha pianto al ricordo di Beatrice". La donna resta in carcere. 

Iannuzzi non risponde al gip -

 Emanuel Iannuzzi, arrestato con l'accusa di maltrattamenti da cui è derivata la morte della piccola Beatrice, interrogato dal gip di Imperia in sede di convalida dell'arresto, si è avvalso della facoltà di non rispondere su consiglio dei difensori. "Non abbiamo ancora gli atti - ha detto l'avvocato - di conseguenza la scelta più logica è farlo avvalere. E' sconvolto e sotto shock ma continua a dichiararsi innocente. Il non rispondere è dipeso dalla scelta difensiva".

La madre al padre di Beatrice -

 "Non sono stata io". È questa la frase che Emanuela Aiello, 44 anni, ha detto al padre delle sue figlie Maurizio Rao riferendosi alla morte di Beatrice. Morte per la quale sia lei che il nuovo compagno, Emanuel Iannuzzi, si trovano in carcere con l'accusa, in concorso tra loro, di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. A riferirlo è l'avvocato Fabio Scaffidi Fonti, legale di Rao, insieme al collega Mario Ventimiglia.

Intervenuto a margine dell'udienza di convalida dell'arresto di Iannuzzi e Aiello, il professionista ha ricostruito quel momento avvenuto in sede civile, quando i due si sono trovati faccia a faccia per la prima volta dopo la morte della bambina per un'udienza già calendarizzata da tempo per l'affidamento delle figlie. "L'unica frase che lui le ha detto è stata: "Dimmi la verità". Lei ha risposto: "Non sono stata io"", ha spiegato l'avvocato, sottolineando come quello sia stato l'unico scambio diretto tra loro. Scaffidi Fonti ha poi chiarito di non aver ancora parlato con il proprio assistito dopo l'udienza.

"Non ho ancora sentito Maurizio Rao", ha detto. "Conto di farlo nel pomeriggio, quando gli riferirò quanto accaduto in udienza. Prendiamo atto dell'esito". Sul fronte delle misure cautelari, il legale si è soffermato sulla permanenza in carcere di Emanuel Iannuzzi: "A nostro avviso era scontato che restasse in carcere, alla luce dei gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. È il minimo". Infine, un passaggio sulla posizione di Emanuela Aiello, su cui il legale torna con un auspicio preciso: "Spero che la signora Aiello dica finalmente che cosa è accaduto in quel maledetto giorno".

"Ci aspettiamo procura modifichi capo imputazione" -

 "Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto. Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non si può pensare di non causarne la morte. Ci aspettiamo che eventualmente il capo di imputazione sia solo provvisorio: speriamo che la procura da ulteriori elementi che devono essere ancora depositati possa contestare quantomeno allo Iannuzzi l'omicidio volontario della bambina", ha detto Mario Ventimiglia, legale di Maurizio Rao. Ventimiglia ha parlato a margine dell'interrogatorio a cui è stato sottoposto Emanuel Iannuzzi, accusato di maltrattamenti.

Parlando delle due sorelline di Beatrice, Ventimiglia ha detto che sono "sicuramente persone offese nel procedimento e verranno rappresentate da una figura nominata dall'autorità giudiziaria. Quanto ai rapporti tra Rao e Iannuzzi, il legale ha precisato che il padre biologico non conosceva l'uomo direttamente: "Ha avuto a che fare con lui solo una volta: Rao era già in carcere (l'uomo è detenuto per cumulo pena da fine 2025) e aveva ottenuto di sentire le bambine per telefono. Stava parlando con loro quando Iannuzzi ha strappato loro il cellulare e l'ha invitato in modo brutale a non chiamarle più".

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