Si sale in seggiovia e mentre si sale si semina. Fiori autoctoni, lasciati cadere dal cestello come piccoli gesti votivi. È la "Seminovia", una delle invenzioni più felici del Parco RespirArt di Pampeago, in Val di Fiemme: duemiladuecento metri di quota, uno dei parchi d'arte ambientale più alti al mondo, e un'idea molto precisa di cosa significhi convivere con la montagna.
L'estate 2026 segna la diciottesima edizione della manifestazione internazionale, ideata e organizzata dalla curatrice Beatrice Calamari insieme al direttore artistico Marco Nones. È la coppia che da diciotto anni custodisce il parco e ne disegna l'identità, scegliendo gli artisti invitati e calibrando ogni volta il dialogo fra opera e ambiente. Le artiste di quest'anno sono Antonella De Nisco, di Reggio Emilia, e Stefania Lai, di Lanusei. Emilia e Sardegna che salgono in quota per dialogare con le Dolomiti del Latemar — patrimonio Unesco — attraverso due installazioni site-specific molto diverse, ma percorse da un filo comune: la relazione fra dentro e fuori, fra l'interiorità di chi osserva e ciò che lo circonda.
L'opera di De Nisco si intitola "Tronopoetico — Soglia di Luna": una seduta-scultura a forma di falce, posata tra le rocce come un frammento di cielo. Non è un trono di potere ma un invito al silenzio. Ci si ferma, si guarda, si respira, e il tempo si allarga. La forma incompiuta della luna suggerisce passaggio e trasformazione — un ciclo che non si chiude, ma resta aperto.
"Presidio" di Stefania Lai è invece un trittico di piccole case sollevate da esili sostegni metallici. Il legno proviene da alberi abbattuti da una tempesta nel bosco Seleni di Lanusei: l'artista lo riporta in verticale, restituendogli una direzione. Dentro ogni forma compare un germoglio. La memoria della ferita e la spinta della vita, nello stesso oggetto.
"Le installazioni di De Nisco e Lai sono portali che connettono il visitatore a ogni presenza, umana, animale, vegetale, minerale" afferma Marco Nones" è pura alchimia". Una formula che restituisce bene la natura site-specific delle opere: integrate nel contesto fino a diventarne inseparabili. Lo stesso principio guida la curatela di Calamari, che da quasi vent'anni costruisce un parco fatto non solo di sculture, ma di una postura richiesta al visitatore: ascoltare, fermarsi, lasciarsi attraversare.
Le due opere si inaugurano sabato 27 giugno alle 9.30, nel corso del RespirArt Day. Madrina del parco e voce della giornata è la giornalista Maria Concetta Mattei. Il ritrovo è alle 10 davanti al Rifugio Monte Agnello, da dove parte il percorso itinerante che termina al Teatro all'aperto del Latemar.
Il Parco RespirArt è una piccola macchina di unicità. È uno dei pochi musei al mondo che d'inverno si visita con gli sci ai piedi, attraversato dalle piste del carosello Latemar Dolomites. Traduce l'arte in suono: molte installazioni sprigionano musiche ispirate alle opere, lungo un anello di tre chilometri e mezzo. Lungo il percorso "Parole in Alto", si cammina ascoltando audio-racconti ispirati alle guglie del Latemar.
C'è poi la filosofia che tiene insieme tutto. RespirArt non protegge le opere dagli agenti atmosferici: li lascia lavorare. Pioggia, neve, vento e sole plasmano, scoloriscono, completano. "Lasciare andare" le opere nella natura è un esercizio dichiarato: meditazione sul possesso, sul desiderio di permanenza, sull'istinto di opporsi al cambiamento. Le installazioni mutano, e mutando insegnano qualcosa. In un'epoca che ha confuso la durata con il valore, è un piccolo programma politico.