Picchiate, minacciate, chiuse in una stanza, costrette a pulire la casa. "Adultizzate", nel senso peggiore del termine: non solo costrette a prendersi responsabilità e a svolgere mansioni non adatte alla loro età, ma anche forzate a vedere troppo presto gli orrori di cui gli adulti sono capaci. È il termine scelto, non a caso, dai servizi sociali nella relazione finita negli atti d'indagine che ha portato in carcere Emanuel Iannuzzi, 42 anni e Emanuela Aiello, 44 anni, per i maltrattamenti che hanno portato alla morte Beatrice, la figlia più piccola della donna, che a soli 2 anni avrebbe perso la vita sotto le botte ricevute dalla madre e dal suo compagno.
Le sorelle "punite se mostravano affetto" alla più piccola -
Anche le due sorelline, di 7 e 9 anni, avrebbero vissuto l'inferno in quella casa che per loro era diventata una prigione, a cominciare delle conseguenze che avrebbero rischiato di subire se mostravano affetto alla piccola: quando la minore delle due ha dato un bacino a Beatrice, sarebbe stata minacciata da Iannuzzi: "Ti ho visto, sai...". E quella volta che dette un po' d'attenzione alla sorellina, avrebbe ricevuto un manrovescio che le avrebbe voltato la testa. Stessa cosa anche per l'altra sorella, la ragazzina di 9 anni che si occupava di Beatrice. Lei, che una volta sarebbe stata chiusa in una stanza della casa per un'ora perché aveva osato chiedere di uscire insieme alla mamma e a Iannuzzi. Lei che sarebbe stata minacciata di prendere le botte se piangeva. Lei che urlava aiuto dalla finestra perché Beatrice stava male, mentre i due l'avrebbero chiusa in una stanza al piano di sopra senza cellulare perché sua madre e il suo compagno cenavano, bevevano e fumavano e non le volevano tra i piedi.
Violenze anche sulle altre due figlie -
Anche quando non era coinvolta Beatrice, però, le bambine sarebbero state vessate e maltrattate: da che la madre aveva intrapreso la relazione con Iannuzzi venivano lasciate molto spesso da sole nella casa di Bordighera. Anche il giorno di Natale erano sole, e a Capodanno, quando Iannuzzi e Aiello imposero loro di pulire la casa. Eppure sono andate avanti, tutte e due. E una volta sottratte dall'ambiente che le aveva totalmente schiacciate hanno ritrovato le parole per raccontare, con lucidità, quello che è successo da quando sua madre ha incontrato Iannuzzi.
Iannuzzi era noto per essere un violento -
L'uomo era già noto in paese e alle cronache per esser stato arrestato nel 2019. Che fosse un violento lo si diceva in paese. Poi un giorno si è ripreso con il proprio smartphone mentre, con un colpo diretto alla testa, ha ucciso un maialino. Un atto di pura crudeltà ripreso in un video.
Negli ultimi mesi aveva anche fotografato i lividi sul volto di Beatrice, dopo le botte che le dava: a mani nude, con i fili elettrici, con la cintura. E quelle immagini, compreso il video di quando le ha messo in bocca una sigaretta di hashish fatta a mano e l'ha accesa, prendendola in giro in presenza delle sorelle e della madre, sono un punto fermo nelle indagini della procura di Imperia. Assieme alle lacrime delle due sorelline, assieme alle bestemmie nei messaggi della madre alla figlia più grande che chiedeva aiuto, assieme alle testimonianze di chi conosceva la famiglia, assieme alle menzogne dell'Aiello.
Attesi davanti al Gip -
Mercoledì sia Emanuela Aiello, reclusa nel carcere di Torino, che Emanuel Iannuzzi, in isolamento nel carcere di Genova, saranno davanti al Gip di Imperia per l'interrogatorio di garanzia. La posizione della madre verso le due bambine è al vaglio della magistratura. Non è escluso, anche se per il momento non c'è conferma, che la donna possa essere accusata anche di abbandono di minori.