
Braccianti bruciati, il superstite: "Ci davano da mangiare, ma non i soldi" | L'appello del vescovo: "Stop al silenzio sporco della connivenza"
L'uomo è riuscito a scappare rompendo un finestrino dell'auto prima che venisse data alle fiamme. Il gip: "Da indagati crudeltà e glaciale risoluzione"

"Hanno buttato la benzina e poi hanno dato fuoco". La testimonianza è quella di un cittadino afghano che viveva insieme ai quattro braccianti morti carbonizzati in un'auto ad Amendolara, nel Cosentino. L'uomo è un sopravvissuto: in base a quanto ha raccontato in un'intervista al TgR Calabria in cui appare con le braccia fasciate per le ustioni, si trovava anche lui nell'auto che poco dopo sarebbe stata data alle fiamme, ma è riuscito a fuggire rompendo un finestrino della vettura. "Basta con il silenzio sporco delle convenienze", ha tuonato vice presidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio, monsignor Francesco Savino, mentre il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha definito "disumani" gli autori del brutale omicidio.
Braccianti carbonizzati in auto, parla un sopravvissuto -
L'uomo ha raccontato che tre delle vittime erano afghane e che i due fermati - accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato - avrebbero voluto dei soldi per il trasporto che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha proseguito l'uomo nel suo racconto, i due hanno gettato prima la benzina nell'abitacolo e poi un accendino, appiccando così le fiamme. Dal racconto del sopravvissuto emerge anche che i pakistani fermati minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare e non li pagavano. "I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no" ha detto, aggiungendo che c'è una "grande mafia del Pakistan".
Il gip: "Da indagati crudeltà e glaciale risoluzione" -
"Hanno dato alle fiamme ben cinque persone, uccidendone quattro e tentando di ucciderne una quinta, per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione, dimostrando di essere in grado di esprimere una efferata violenza in assenza di ragioni plausibili. Peraltro, in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza". Lo scrive il gip di Castrovillari, Orvieto Matonti, nel provvedimento con cui dispone la custodia in carcere per Ahmed Safeer e Ali Raza, i 31enni pakistani arrestati per l'omicidio dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara. Nell'ordinanza, il gip sostiene che hanno mantenuto "una ferma e glaciale risoluzione criminosa per tutto il tempo necessario per vederli consumare dal rogo".
Braccianti morti carbonizzati, due fermi -
Il fermo dei due uomini è giunto al termine di un lungo interrogatorio a cui i due sono stati sottoposti nella Questura di Cosenza dove sono stati portati nella serata di lunedì 1 giugno dopo essere stati fermati a Villapiana. Gli investigatori della Squadra mobile sono risaliti ai due grazie al sistema di videosorveglianza del distributore di carburante nel quale è avvenuto l'omicidio che ha ripreso tutte le fasi del delitto plurimo.
Le immagini delle telecamere -
Dalle immagini, come evidenziato nella nota della Procura, si vedono due persone - sicuramente i soggetti sottoposti a fermo - che bloccano le portiere dall'esterno facendo forza con le braccia mentre dal portellone posteriore viene presumibilmente lanciato liquido infiammabile. Quindi si vede una fiammata e i due fuggire.
I commenti delle autorità -Intanto, sulla vicenda, si registra la dura presa di posizione del vice presidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio mons. Francesco Savino, mentre il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha postato il video della strage commentandolo con la frase "ci sono notizie che fanno vacillare la fiducia nell'umanità. Disumani". "Basta con il silenzio sporco delle convenienze - ha tuonato monsignor Savino - Basta con quella zona grigia che vede, sa e lascia fare. Basta con l'abitudine scellerata di considerare normale che uomini venuti da lontano raccolgano, lavorino, abitino, dormano, si spostino e muoiano come corpi senza storia". E parlano di "orrore indicibile" i sindacati. "Chiediamo alla politica azioni più concrete - afferma la Cgil - affinché si contrasti l'abominio della quotidianità che vivono i lavoratori, spesso migranti, nelle nostre campagne".