Il racconto delle ultime ore

Bimba morta a Bordighera, la testimonianza shock della sorellina: "Lei urlava, il compagno di mamma le diceva stai zitta"

Le due bambine, di 9 e 7 anni, sarebbero state anche loro vittime di botte e soprusi da parte della mamma e del compagno Emanuel Iannuzzi

© Ansa

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In attesa delle udienze di convalida e degli interrogatori di garanzia davanti al giudice previsti nella giornata di mercoledì 3 giugno per la mamma della piccola di due anni morta a Bordighera e per il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi in carcere con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina, emergono ulteriori dettagli, non solo sulle ore precedenti il decesso della bambina ma anche sul quadro familiare generale, sulle condizioni in cui la piccola e le due sorelline di 7 e 9 anni vivevano. 

Bimba morta a Bordighera, le testimonianze shock delle due sorelline -

 Le testimonianze chiave in questo senso sono proprio quelle delle due sorelline, in particolare quella di nove anni. Le due bambine sono state ascoltate in maniera protetta e attraverso i loro racconti, incrociati con tutta una serie di elementi emersi nel corso dell'indagine, gli inquirenti sono riusciti a delineare uno spaccato di vita familiare inquietante, ravvisando "elementi gravissimi" che hanno permesso di arrivare alla misura cautelare nei confronti di Iannuzzi prima ancora della chiusura delle indagini. La mamma della piccola era già in carcere dal 9 febbraio scorso, giorno in cui la bambina è stata trovata morta dagli operatori del 118, con l'accusa di omicidio preterintenzionale, accusa mutata ora anche per lei in maltrattamento aggravato dalla morte della bambina.

Contesto di "sevizie" e "crudeltà" -

 Un quadro familiare che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato costellato di violenze reiterate nel tempo. L'ordinanza di custodia cautelare, un documento di 33 pagine firmato dal giudice per le indagini preliminari, delinea infatti un contesto quotidiano e prolungato di "sevizie" e "crudeltà".

Un rapporto insano decritto nell'ordinanza di custodia cautelare come una galleria degli orrori: la madre avrebbe usato le figlie per fare le pulizie, le avrebbe insultate quando chiedevano aiuto, avrebbe preteso che la bimba più grande si prendesse cura delle sorelline e lasciato che il suo compagno Emanuel Iannuzzi le picchiasse: e non solo la piccola, verso la quale le violenze sarebbero state quotidiane e terribili ma anche verso le altre due.

Il giudice: "Le sorelline non vogliono rientrare a casa" -

  Una situazione insostenibile, un peso enorme anche per le due sorelline più grandi, tanto da portare, scrive il giudice "un vasto turbamento alla psiche delle due figlie superstiti: queste ultime non hanno ancora manifestato alcun desiderio di fare rientro nell'abitazione di Bordighera e anzi (...) hanno espresso la propria serena adesione al percorso di collocazione protetta disposto dal Tribunale dei Minorenni, sintomo del loro completo distacco da un ambiente che, con la cooperazione attiva e passiva della madre, è divenuto foriero di una insostenibile sofferenza".

Il racconto di un testimone -

  Grazie alle audizioni di alcuni testimoni, gli investigatori sono riusciti a ricostruire quanto accaduto a Perinaldo, a casa di Iannuzzi nelle ore precedenti la morte della bambina. In particolare sarebbe emerso che la sera del 7 febbraio la coppia avrebbe ricevuto a casa alcuni amici e proprio uno di questi, salito al piano di sopra, avrebbe notato la piccola che "non stava bene", "molto sofferente" con un "livido vistoso dalla mascella al collo". A curarla, secondo il racconto del testimone, ci sarebbero state le due sorelline mentre la mamma sarebbe stata "intenta a cenare, bere alcool e assumere sostanze stupefacenti con Iannuzzi". Alla donna sarebbe stato consigliato di far vedere la bambina in ospedale ma lei avrebbe detto non di "non averla portata in ospedale per non farla visitare sennò "il nonno paterno ne avrebbe approfittato per chiedere l'affido delle bimbe"". 

A confermare il quadro drammatico anche la testimonianza resa dalla sorella maggiore della piccola secondo la quale già dalla sera del 7 febbraio, quando lei e le sue due sorelline si trovavano a Perinaldo a casa del compagno della madre Manuel Iannuzzi, la piccola sarebbe stata in condizioni preoccupanti.

La sorella avrebbe riferito agli inquirenti di averla sentita urlare mentre si trovava con l'uomo e che avrebbe "vomitato più volte". Le due sorelle maggiori avrebbero tentato di chiedere aiuto agli adulti presenti in casa senza ottenere risposta. 

"Lei urlava, lui le diceva stai zitta" -

 La mattina seguente, sempre secondo la testimonianza, Iannuzzi avrebbe portato la piccola in bagno. "La sentivo urlare e lui diceva: 'stai zitta, che non è niente'", avrebbe raccontato la bambina. Quando lei e l'altra sorella di 7 anni, sono entrate nel locale, la piccola"perdeva sangue dal naso", aveva gli occhi chiusi e il capo ciondolante. La bambina ha riferito di aver controllato più volte la sorella mentre era distesa sul letto: "Se le alzavo un braccio e poi lo lasciavo, cadeva giù". Nonostante tutto nessuno avrebbe allertato il 118. Nel pomeriggio la situazione sarebbe nuovamente peggiorata. La sorella ha riferito che, durante alcune manovre praticate sulla bambina "sputava carne". La sera avrebbe notato anche una ferita al mento. La mattina successiva, ha raccontato ancora la ragazzina, lei e la sorella sarebbero state svegliate da Iannuzzi con la frase: "Non andate a scuola perché è successo un casino".

Poco dopo la piccola di due anni sarebbe stata trasportata in auto avvolta in una coperta rossa ma "non si vedeva il viso". Stando agli atti, durante il tragitto la madre e Iannuzzi avrebbero detto alle due sorelle di non raccontare di essere state a Perinaldo e di non dire di conoscere l'uomo. A Bordighera arrivarono i soccorsi, ma la bambina, era già morta da alcune ore.

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