Cappellino da baseball in stile Maga, maglietta giallo canarino della nazionale di calcio della Colombia: è comparso così davanti ai suoi sostenitori Abelardo De la Espriella dopo aver ottenuto il 43,7% dei voti nella corsa alla presidenza di Bogotà. Barba sempre curata, spesso in giacca e cravatta memore del suo passato (e presente) da avvocato e imprenditore, il 47enne indipendente di estrema destra, noto come "El Tigre", si è affermato a sorpresa come il nome più votato del primo turno delle elezioni colombiane. Ha scelto per l'occasione di comparire dal palco della sua "festa presidenziale" con la maglietta e i colori più iconici del suo Paese. Ma dietro uno spesso muro di plexiglass, perché l'euforia del successo non ha cancellato il pragmatismo di chi è nato e cresciuto nella nazione che negli ultimi cinque anni ha visto morire a colpi di pistola tra 250 e 300 leader di partiti politici e candidati istituzionali.
Lo sfidante Cepeda e le accuse di brogli -
La strada per la Casa de Nariño, il palazzo presidenziale nel centro di Bogotà, tutt'altro che spianata per De la Espriella. Nonostante gli oltre 10 milioni di voti ricevuti dall'avvocato, non è riuscito a raggiungere la quota del 50% che gli avrebbe garantito l'elezione diretta. Il rivale diretto Ivan Cepeda, candidato della sinistra, è stato preferito nelle urne dal 40,92% degli aventi diritto. Saranno loro due a sfidarsi il 21 giugno per la presidenza della Colombia in un ballottaggio che promette di fratturare in due la popolazione. E che anzi ha già iniziato a faro dato che Cepeda e il suo mentore Gustavo Petro, attuale presidente uscente, non hanno riconosciuto la vittoria di De la Espriella sostenendo - senza prove - l'esistenza di "800mila elettori fantasma" comparsi nel censimento. E denunciando un "cambio di seggio all'ultimo momento" per molti suoi elettori, che avrebbe impedito loro di votare. Chi dei due vincerà sarà il successore proprio di Gustavo Petro, in carica dal 2022 e primo presidente di sinistra degli ultimi settant'anni.
L'affluenza bassa e il vantaggio di De la Espriella -
Secondo le prime analisi delle tendenze di voto, la sinistra di Petro e Cepeda così come i partiti più affermati di destra hanno pagato la bassa affluenza (sotto il 57%) e l'enorme sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali. La candidata della destra governativa dell'ex presidente Alvaro Uribe, Paloma Valencia, si è fermata al 6,9% delle preferenze quando i sondaggi le davano il 14%. Eppure anche solo il 7% potrebbe essere decisivo in vista del ballottaggio. Facendo un rapido conto matematico, quella cifra sommata al 43,7% di De la Espriella certificherebbero l'elezione del candidato di estrema destra. E dato che Valencia ha già dato il suo endorsement all'avvocato 47enne, questa prospettiva sembra al momento la più probabile.
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Chi è Abelardo De la Espriella e cosa sostiene -
Ammiratore dichiarato di Donald Trump, del presidente di El Salvador Nayib Bukele e dell'omologo argentino Javier Milei, l'avvocato penalista si è fatto spazio nelle aule di tribunale difendendo le forze paramilitari - protagoniste in Colombia del narcotraffico - e sostenendo la strada della negoziazione per la loro smobilitazione. Durante la campagna, impostata senza aver passati neanche un minuto in politica, ha invece abbracciato il metodo opposto. Quello, per dirla alla Rudy Giuliani, della "tolleranza zero". O, per dirla alla De la Espriella, del "pugno di ferro": mobilitando l'esercito contro i narcos e lanciandosi in una guerra totale per distruggere i raccolti di coca che prevede anche la costruzione di dieci nuove mega-prigioni per riportare ordine nelle strade.
Un dualismo restituito anche dal suo biogrado, secondo cui da piccolo De la Espriella imparò a memoria i discorsi di Luis Carlos Galan, candidato presidenziale assassinato nel 1989 su ordine del cartello di Medellin e del boss Pablo Escobar. Salvo poi, anni dopo, difendere in tribunale Alberto Santofimio Botero, l'ex ministro della Giustizia che nel 2007 fu giudicato colpevole di aver istigato l'omicidio di Galan.
La gioia di Milei e Abascal -
Il presidente ultraliberista argentino Javier Milei è stato tra i primi a congratularsi con De la Espriella: "Questo risultato riflette l'anelito del popolo colombiano alla libertà e al progresso, e la volontà esplicita di dire basta al fallimentare modello socialista che ha causato tanti danni alla nostra regione, e alla Colombia in particolare, negli ultimi quattro anni", ha scritto su X. Dagli Usa il senatore repubblicano Bernie Moreno, di origini colombiane, ha commentato: "La bellezza della democrazia si è manifestata in tutta la sua pienezza, con il popolo colombiano che ha esercitato il proprio potere di plasmare il proprio futuro, nelle proprie mani, con la propria voce". Anche Santiago Abascal, leader del partito di estrema destra spagnolo Vox, ha scritto: "I colombiani hanno nella fermezza e nel coraggio del "tigre" un'opportunità storica affinché la loro nazione recuperi la libertà, la prosperità e la sovranità che sono state loro sottratte".