Lo studio dopo lo stop di diversi Paesi

Vietare i social agli adolescenti potrebbe provocare più danni che benefici: ecco cosa dice la scienza

I ricercatori dell'Università della California, Irvine: "Dobbiamo comprendere meglio il problema e affrontarlo in modo più strutturato"

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Se è vero che la nostra vita sociale si svolge, ormai, soprattutto sui social network, vietare le piattaforme a quelle generazioni per le quali la socialità rappresenta l'aspetto più importante potrebbe non essere la scelta migliore portando, addirittura, a conseguenze dannose. È solo una delle possibilità che emergono da uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Developmental Psychology e condotto dagli scienziati dell'University of California, Irvine, secondo cui mancano solide evidenze scientifiche che supportino i divieti di accesso ai social media per gli adolescenti

La ricerca del team, guidato da Monika Neff Lind, ha un titolo che parla per sé: "Non sappiamo come i divieti sui social media influenzeranno i giovani, ma li stiamo attuando comunque". Il problema, infatti, è che non ci sono studi a sufficienza per poter valutare l'impatto di un divieto del genere su intere generazioni di giovani. 

Prove insufficienti -

 I ricercatori dell'università californiana hanno raccolto e analizzato gli studi sperimentali disponibili sulle restrizioni all'uso dei social media tra i giovani, iniziati con il divieto dell'Australia per gli under 16 e in corso di valutazione in diversi Paesi: Francia, Grecia, Spagna, Danimarca, Malesia, Norvegia, India, Egitto, Canada, Turchia e Regno Unito. Diversi esponenti politici sostengono i benefici della riduzione o dell'eliminazione dell'accesso ai social per gli adolescenti, ma gli esperti della Uc Irvine spiegano come le prove disponibili non sono ancora sufficienti a stabilire quali effetti tali divieti possano avere sulla salute mentale dei giovani.

"Negli esperimenti che valutano gli effetti della restrizione dei social media sul benessere - riportano gli autori - i partecipanti vengono assegnati casualmente a un gruppo che interrompe l'utilizzo dei social per un certo periodo oppure a un gruppo di controllo. Nessuno degli studi individuati includeva però soggetti di età inferiore ai 16 anni. Questo significa che non disponiamo di dati diretti sulle conseguenze di questi divieti per gli adolescenti più giovani".

Gli effetti sulla salute mentale dei giovani -

 Per il team di ricerca californiano, il rischio che i divieti possano avere, semmai, conseguenze dannosi esiste ed è concreto. In primo luogo, spiegano gli studiosi, le restrizioni pongono questioni etiche legate alla privacy e al controllo degli utenti, che potrebbero penalizzare soprattutto i gruppi più vulnerabili: le tecnologie utilizzate per verificare l'età attraverso selfie caricati online, per esempio, possono commettere errori legati all'etnia o all'età degli utenti.

E non solo: i giovani potrebbero perdere importanti occasioni di socializzazione e accesso a risorse informative, considerando che molti servizi e iniziative rivolti a loro ormai passano quasi esclusivamente dai social media. Chi decidesse di aggirare i divieti potrebbe poi creare account falsi o utilizzare piattaforme anonime, aggirando così i sistemi di protezione e i controlli parentali previsti per gli account destinati ai minori. Secondo gli studiosi, i divieti potrebbero poi aumentare i conflitti tra adolescenti e figure educative di riferimento.

Le strade alternative -

 Quello che serve, semmai, è sviluppare approcci alternativi per migliorare il rapporto degli adolescenti con i social media, rafforzando, nel frattempo, i sistemi di monitoraggio per valutare il reale impatto delle restrizioni e favorire la collaborazione tra istituzioni, famiglie, ricercatori e aziende tecnologiche. "Non possiamo risolvere la crisi della salute mentale giovanile attraverso i divieti - conclude Neff Lind - piuttosto che limitarci a proibire, dovremmo impegnarci a comprendere meglio il problema e affrontarlo in modo più ampio e strutturato".

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