LA SVOLTA ATTESA

Osteopatia, via libera definitivo nel Servizio sanitario nazionale: cosa cambia per professionisti e pazienti

Dopo anni di attesa la professione ottiene regole definitive, maggiori controlli e apre la strada all'integrazione nel sistema pubblico

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Per migliaia di osteopati italiani è il traguardo di una battaglia durata anni. Per i pazienti, invece, è l'inizio di una nuova stagione fatta di regole, controlli e garanzie. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che disciplina l'equipollenza dei titoli pregressi, l'osteopatia completa il suo lungo percorso di ingresso nel Servizio sanitario nazionale. Un passaggio che potrebbe sembrare tecnico, ma che in realtà rappresenta il tassello finale di una riforma avviata nel 2018 con la legge Lorenzin, quando la figura dell'osteopata venne riconosciuta come professione sanitaria. Da allora sono arrivati il profilo professionale, gli accordi Stato-Regioni, il corso di laurea universitario abilitante e ora il provvedimento che consente di valutare e riconoscere i percorsi formativi di chi esercita già la professione.

Cosa cambia per i cittadini -

 La novità più importante riguarda la tutela dei pazienti. Finora chi si rivolgeva a un osteopata si trovava davanti a una realtà molto eterogenea dal punto di vista della formazione. Con il nuovo sistema, i professionisti dovranno dimostrare il possesso di requisiti formativi e professionali definiti e verificabili. L'obiettivo è creare standard omogenei di qualità e sicurezza, superando una fase in cui percorsi formativi molto diversi convivevano sotto la stessa denominazione professionale. Secondo le stime del settore, il processo interesserà tra 15 e 20mila operatori già attivi sul territorio nazionale, chiamati a vedere valutati titoli ed esperienza professionale maturata negli anni.

Il nodo delle prescrizioni -

 La domanda che molti si pongono è semplice: il medico di famiglia potrà prescrivere sedute di osteopatia a carico del Servizio sanitario nazionale? La risposta, per il momento, è "non ancora, ma la strada è aperta". Il decreto non introduce automaticamente prestazioni osteopatiche gratuite o rimborsate dal sistema pubblico. Tuttavia crea le condizioni normative perché la professione possa essere integrata progressivamente nei percorsi assistenziali del Servizio sanitario nazionale.

Già oggi molti medici e specialisti consigliano trattamenti osteopatici, soprattutto nell'ambito dei disturbi muscolo-scheletrici. La differenza è che tali prestazioni vengono quasi sempre erogate privatamente. Con il completamento del percorso normativo, l'osteopatia potrà candidarsi a entrare stabilmente nei modelli organizzativi della sanità pubblica, anche se tempi e modalità dipenderanno dalle future scelte delle Regioni e del Ministero della Salute.

Arriva l'albo degli osteopati -

 Tra le conseguenze più rilevanti della riforma c'è la prospettiva della nascita di un albo professionale dedicato. Come avviene per infermieri, fisioterapisti e altre professioni sanitarie, l'iscrizione all'albo diventerà il passaggio necessario per esercitare. Non soltanto un elenco di nomi, ma uno strumento di vigilanza e controllo.

L'albo consentirà di contrastare l'abusivismo professionale e di intervenire nei confronti di comportamenti non conformi alle norme deontologiche. Un aspetto particolarmente rilevante in un settore che negli anni ha conosciuto una forte espansione, spesso accompagnata da comunicazioni promozionali aggressive e da una certa confusione tra competenze professionali differenti.

Una professione che cerca la piena legittimazione -

 La regolamentazione arriva al termine di un lungo dibattito che ha accompagnato l'osteopatia in Italia. Per anni il riconoscimento istituzionale è stato rallentato da discussioni sul suo inquadramento sanitario e sulle evidenze scientifiche disponibili per alcune pratiche. Proprio per questo il legislatore ha scelto un percorso graduale, basato sulla definizione delle competenze professionali, sulla formazione universitaria e sulla verifica dei titoli. Un iter che si è sviluppato in più tappe e che oggi trova il suo completamento normativo.

Il prossimo passo -

 L'osteopatia non diventa automaticamente una prestazione disponibile negli ambulatori pubblici da domani mattina. Ma il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale segna un punto di non ritorno. Dopo anni di incertezze, la professione entra ufficialmente nell'architettura del sistema sanitario italiano.

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