Avrebbero ridotto i servizi destinati ai migranti ospitati nei centri di accoglienza per destinare parte delle risorse pubbliche a esigenze private. È questa l'ipotesi al centro dell'inchiesta contabile che ha portato alla contestazione di un danno erariale pari a 1,3 milioni di euro nel Beneventano. Secondo quanto emerso dagli accertamenti delle autorità, il denaro destinato alla gestione delle strutture del consorzio "Maleventum" sarebbe stato utilizzato per finanziare spese personali, tra cui viaggi e acquisti di accessori di lusso.
Otto persone coinvolte -
La Guardia di Finanza di Benevento e la Procura regionale della Corte dei conti per la Campania contestano le presunte irregolarità a otto persone. Tra queste figurano anche alcuni ex funzionari e dipendenti della Prefettura di Benevento. I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno notificato agli interessati altrettanti inviti a dedurre, passaggio previsto nell'ambito del procedimento davanti alla magistratura contabile che permette alla persona interessata di difendersi prima dell'eventuale citazione in giudizio.
L'inchiesta della Procura contabile nasce dalla trasmissione, nel dicembre 2018, del procedimento penale sfociato lo scorso 21 aprile in una sentenza di condanna emessa dal tribunale di Benevento. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, tra il 2014 e il 2018, al Consorzio Maleventum sarebbero confluiti attraverso la Prefettura di Benevento oltre 20 milioni di euro erogati dal Ministero dell'Interno per accogliere i richiedenti protezione internazionale.
Una ingente somma di denaro parte della quale finita nelle tasche degli amministratori del consorzio e dei loro familiari. I controlli eseguiti dai finanzieri nei centri del consorzio hanno consentito di constatare gravi carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento, beni e servizi essenziali insufficienti, assenza degli adeguati standard di sicurezza e, quindi, il mancato rispetto degli obblighi previsti dai capitolati di appalto.
Secondo quanto contestato dalla Procura contabile, i risparmi conseguiti sarebbero stato usati, tra l'altro, per acquisti in negozi di note griffe di moda, viaggi e soggiorni, trasferimenti di denaro a familiari del gestore di fatto e altre operazioni ritenute dagli inquirenti estranee agli scopi per i quali erano stati concessi i finanziamenti pubblici.